Correlation ≠ causation, p… miseria

Gli antivax sventolano sui social una ciofeca promossa da Robert E. Malone, sedicente “inventore” dei vaccini a mRna (nota 1). Il responsabile della ciofeca è Harald Walach, uno psicologo austriaco, noto per “teorie” quantistiche su come l’omeopatia curi i tumori e per lo specchio di Kozyrev che apre un “canale spazio-temporale”

alla comunicazione telepatica.

File: Kozyrev Spiegel Conrad.jpg
Specchio di Kozyrev chiuso e aperto, fonte Psiram. Bufale in italiano sul sito dal nome menzognero di “fisica quantistica” che i lettori dell’oca s. cercheranno da soli.

Walach ha firmato la Dichiarazione di Great Barrington, ça va sans dire.

Nel 2011, quale membro honoris causa dell’Associazione per la medicina centrata sulla persona, era stato invitato dall’Istituto di Anatomia Umana Normale dell’università di Bologna a tenere una lectio magistralis patrocinata dall’Ordine dei medici locale e della Fnomceo – ça va sans dire bis.

Visti i trascorsi, è ridotto a scrivere sui bollettini parrocchiali. Ma con i colleghi negazio-fanta-complottisti Rainer Klement e Wouter Aukema, si è appena comprato una pubblicazione veloce su Vaccines, rivista non proprio spennapolli di MDPI, una gigantesca vanity press con 350 riviste e migliaia di numeri speciali e supplementi/anno.

Nell’abstract Walach & Co scrivono

  • Per prevenire 3 decessi con la vaccinazione dobbiamo accettarne due inflitte dalla vaccinazione. Conclusioni: questa assenza di beneficio dovrebbe portare i governi a ripensare la propria politica vaccinale.

Nelle Conclusioni vere e proprie, i vaccini sono diventati ancora più letali:

  • Attualmente le nostre stime mostrano che dobbiamo accettare 4 eventi collaterali letali e 16 gravi per 100.000 vaccinazioni , pur di salvare la vita di 2–11 individui per 100.000 vaccinazioni, collocando rischi e benefici nello stesso ordine di grandezza.

Per ottenere queste stime, ammettono con lodevole candore di aver dovuto scartare gli eventi avversi segnalati all’Agenzia europea del farmaco da 29 paesi europei, perché la media era di 127 per ogni 100 mila vaccinazioni con Pfizer-BioNTech, Astra-Zeneca, Moderna e/o Sputnik V.

Quindi hanno usato unicamente quelli registrati nei Paesi Bassi che il 29 maggio scorso erano 701, secondo loro tutti causati da tre vaccini (niente Sputnik). Il registro stesso li smentisce, nella traduzione di Pepijn van Erp, neerlandese d.o.c,, che si era già scontrato con Klement, Aukema e tifosi – anche su PubPeer.

Fatto un primo cherry-picking con amalgama tra capre e cavoli, Walach e seguaci hanno paragonato quei decessi al numero di persone da vaccinare per evitare un decesso (Number Needed To Vaccinate o NNTV, nota 2) in base (vagamente) agli end-points dei trial di fase 3 con i vaccini.

Ma questi variavano troppo e il risultato era minuscolo.

Perciò sono stati costretti a travisare una stima dei benefici a breve termine dello Pfizer-BioNTech per le categorie più a rischio. Riguardava una popolazione quasi omogenea – per co-morbidità, etnia, religione, luogo di residenza e altre variabili – di 1,2 milioni di israeliani tra il 20 dicembre 2020 e il 1 febbraio 2021. Una metà, più giovane, non era ancora vaccinata, gli altri avevano ricevuto la prima dose tra 14 e 20 giorni prima, e un sottogruppo la seconda dose almeno 7 giorni prima del 1 febbraio.

L’efficacia dello Pfizer-BioNTech nel caso del covid grave

  • era rispettivamente del 62% e del 92%… L’efficacia stimata nel prevenire la mortalità era del 72% … tra 14 e 20 giorni dopo la prima dose.

Alcuni decessi ed eventi collaterali gravi sono stati occultati, scrivono Walach e gli altri due complottisti, e il tasso di infettività era basso. Infatti era in vigore il lockdown al quale Walach è contrario a priori, perché il covid non è una crisi medica bensì una crisi mediatica.

Come se la pandemia e l’immunità dovuta al vaccino durassero sei settimane e queste fossero equivalenti a 30 settimane di dati olandesi. Dopo aver cannato statistica 101, trovano che per evitare un decesso occorre vaccinare 16 mila persone.

Uno studio successivo al lockdown, beatamente ignorato dai tre alt med & stats, trovava un’efficacia del 97,5% contro il covid grave e del 96,7% nel prevenire la mortalità nei 4,7 milioni di israeliani bi-vaccinati entro il 3 aprile 2021, su un totale di 6,5 milioni di vaccinabili.

Per ora sono dimessi i due editor più quotati di Vaccines, Florian Krammer e Katie Ewer, indignati dal fallimento della peer-review.

Note

  1. La “prova” sarebbe un brevetto del 1996 scaduto nel 2013 e nel disinteresse generale. Riguarda un metodo per iniettare in tessuti e cellule di mammiferi una sequenza di Rna o Dna “nuda” – i.e. senza adiuvante né vettore né altro. La richiesta accenna a un’utilità per la vaccinazione, ma in questo caso, il mRna è sconsigliato: produce il polipeptide desiderato “per meno di 20 giorni circa, solitamente meno di 10 giorni circa, e spesso meno di 3 o 5 giorni”. Il metodo per stabilizzarne la sequenza, incollandola su una nanoparticella lipidica, è stato inventato nel 1998 da ricercatori di Arbutus Biopharmaceuticals e dell’università della British Columbia che ne detiene tuttora il brevetto.

2. Il NNTV potrebbe essere la metà o il doppio. E’ un parametro “economico” della convenienza di un vaccino in termini di costi/benefici. Su scala europea o globale, oltretutto trattandosi di una pandemia nuova, credo che sia difficilissimo da calcolare.

Ai tempi di Ebola in Africa occidentale, un’amica di Medici Senza Frontiere diceva che non ha senso perché le variabili sono “infinite”. Contagiosità (R con zero) del virus o altro patogeno, tipo di trasmissione, immunità pre-esistente o meno, selezione/mobilità/attività dei destinatari (bambini, anziani, comorbidità, professioni ecc.), efficienza del sistema sanitario, esistenza di un’anagrafe, di scontri armati, di campagne ideologiche o religiose contro i vaccini ecc.

Agg. 29/06critica ben più esperta di HealthNerd in particolare sull’irrilevanza del NNTV ed “expression of concern” firmata “ufficio editoriale di Vaccines“.

3 pensieri riguardo “Correlation ≠ causation, p… miseria

  1. Non credo che sia una questione di casa editrice ma di cattive abitudini ben radicate in biologia, medicina e scienze affini: casi simili sono molto più frequenti là che nel campo delle scienze dure, e si verificano un po’ con tutti gli editori. Non ho mai capito il motivo di tanto accanimento contro MDPI rispetto ad altre case editrici e il modo non professionale con cui vengono trattati casi come questi quando capitano a loro. Hanno un sacco di riviste: e allora? Ognuna va valutata caso per caso, come per ogni altra rivista pubblicata da qualunque altra casa editrice. Avevo letto da qualche parte che si sarebbe dimessa anche il Direttore Responsabile. Se fosse vero, beh, ma, allora, cosa ci sta a fare il Direttore Responsabile? E’ lei/lui che ci deve mettere la faccia e controllare ciò che viene pubblicato intervenendo attivamente. O crede che la carica sia puramente onorifica, tanto per aggiungerla al curriculum? So di cosa parlo perché sono Direttore Responsabile di Universe, pubblicato da MDPI. A Universe, lo staff editoriale è estremamente professionale, fatto di membri laureati e spesso con un Dottorato, e dotato di sofisticati sistemi anti(auto)plagio che scoprono efficacemente se i amnoscritti sottoposti hanno parti in comune con altri articoli pubblicati. Spesso vengo consultato sia per una pre-peer review dei manoscritti sottoposti alla rivista che per la decisione finale nel caso ci sia anche solo un report negativo fra i (generalmente molti) che vengono raccolti. E’ capitato non di rado che abbia dovuto ribaltare decisioni favorevoli di qualche Academic Editor circa la pubblicazioni di alcuni manoscritti: i report li leggo, e non faccio la semplice somma aritmetica di quelli negativi e di quelli positivi; capita, infatti, talvolta che report formalmente positivi contengano, in realtà, critiche importanti. In ogni caso, supervisiono spesso l’intero processo editoriale dal pannello dell’Editorial Manager e intervengo spesso per scegliere i referees, scartarne alcuni che, secondo me, non sono particolarmente competenti. Nel caso di Universe, il l’Advisory Board è di qualità eccezionale, con due Premi Nobel, almeno finora. In molti casi, ho avuto validi consigli su determinati manoscritti. Insomma, un Direttore Responsabile ha il diritto e il dovere di “ingerirsi” pesantemente nell’andamento scientifico di una rivista. Ora, in questo caso, il tizio in questione dovrebbe essere ben noto nel settore e, quindi, tutti gli allarmi del caso si sarebbero dovuti attivare, anche a livello di Staff Editoriale. A naso, avrebbe dovuto essere sicuramente uno di quei manoscritti da sottoporre al Direttore Responsabile per una pre-peer review. L’Academic Editor e il Direttore Responsabile avrebbero subito dovuto notare questo manoscritto e rigettarlo senza nemmeno la revisione dei pari.

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  2. Here is another fresh paper by Telepathy-Walach, a clinical trial with 45 schoolchildren, approved by University Witten/Herdecke, which warns against suffocation danger from wearing face masks. Not, not in MDPI. Not, not in Frontiers.

    In JAMA.

    Harald Walach , Ronald Weikl , Juliane Prentice , Andreas Diemer , Helmut Traindl , Anna Kappes, Stefan Hockertz Experimental Assessment of Carbon Dioxide Content in Inhaled Air With or Without Face Masks in Healthy Children: A Randomized Clinical Trial JAMA Pediatrics (2021) doi: 10.1001/jamapediatrics.2021.2659

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