I protagonisti: Willie Soon, l’ingegnere aerospaziale cacciato definitivamente dallo Smithsonian nell’aprile 2015 quando s’è scoperto che aveva ricevuto milioni di dollari da Big Coal per scrivere che le nostre emissioni di CO2 non hanno un effetto serra. Fin qui niente di male, era pagato da Big Coal anche Richard Lindzen quand’era professore al MIT (con lo stesso esito, peraltro). La cosa grave è che Soon non aveva dichiarato il conflitto d’interesse nelle riviste che ne pubblicavano i prodotti commissionati;
Ronan Connolly figlio e Michael Connolly padre, ingegnere meccanico il primo ed elettronico il secondo, entrambi sedicenti ambientalisti e “ricercatori indipendenti” del Connolly Scientific Research Group e del CERES, la succursale creata insieme a Willie Soon per ripetere che la CO2 non è un gas serra sul maggior numero di riviste possibile.
Hilarity I
Fra gli addetti e pochi intimi è suscitata (nota) nell’autunno 2015 dal loro articolo “Re-evaluating the role of solar variability on Northern Hemisphere temperature trends since the 19th century” – notare l’affiliazione scaduta di Soon – in cui il ruolo svolto dalla CO2 è azzerato fingendo che la termodinamica sia un’opinione (spiegazione un po’ tecnica). Viene attribuito a due forme di variabilità solare:
- quella scoperta nel 2010 da Nicola Scafetta nei cicli dell’astrologo Langscheidt durante congiunzioni sul piano zodiacale di Giove e Saturno, con fluttuazioni maggiori quando anche “Saturno e Nettuno sono in congiunzione” (cliccare per credere) e trasformata in un curioso dataset pubblicato da Scafetta e Willson nel 2014;
- e la variabilità della lunghezza del ciclo di attività solare, ipotizzata da Friis-Christensen & Lassen su Science nel 1991. La correlazione con il riscaldamento globale è stata smentita dalle osservazioni. (Allo stesso modo, la correlazione ipotizzata da Friis-Christensen e Svenskmark nel 1997 tra il flusso di raggi cosmici – delle particelle – in arrivo nell’atmosfera, la copertura nuvolosa e il riscaldamento globale è stata smentita sia dalle osservazioni che dagli esperimenti Cloud al CERN. La fissazione detta “Se la terra si surriscalda, è colpa del Sole, l’Uomo non c’entra” fa fare brutte figure.)
Risultato le temperature nell’emisfero nord non sono aumentate come vuol far credere il 99,9% dei climatologi e i modelli di quegli imbroglioni dell’IPCC, basati su falsi cicli di attività solare o “irraggiamento” solare che stando a Soon e Connolly Jr e Sr sono la stessa cosa. Sono correlate, ma la prima è il numero di macchie osservate durante un ciclo, il secondo (Total Solar Irradiance, TSI) è la stima in W/m2 dell’energia che arriva in cima all’atmosfera.
Hilarity II
Un‘altra versione esce nel 2021 con le firme di altri 20 negaioli dell’effetto serra della CO2, compresi Scafetta & Willson che nel 2019 avevano aggiornato la lunghezza e attività dei cicli solari grazie alle congiunzioni di Giove e Saturno sul piano zodiacale.
Viene fatta a polpette da Mark Richardson su Real Climate. Non tanto perché contiene “errori deliberati” – quelli che scienziati competenti avevano gentilmente spiegato al trio sette anni prima – ma per un abbaglio statistico. Anche se fossero rappresentative le temperature nell’emisfero nord selezionate dai 23 autori, l’attività umana nel senso di isole di calore urbane (curve rosse) non può causare la quasi totalità del riscaldamento osservato (curva nera). Cliccare su “Un’altra versione” prima di pensare che l’oca se l’inventa (nota).

Richardson glissa sul tentativo di discreditare il lavoro fatto dal gruppo Berkeley Earth quando era ancora finanziato dai Fratelli Koch, una BigOil&Coal che voleva e vuole tuttora liberarsi di quegli imbroglioni dell’IPCC. Berkeley Earth aveva già analizzato le temperature rurali e urbane con metodi un po’ più seri e concluso in una pubblicazione uscita nel 2013 che nelle grandi città l’effetto esiste, ma “sulla temperatura media terrestre è indistinguibile da zero“:

D’altronde le serie storiche delle temperature riportano “anomalie”, le variazioni/differenze misurate da un giorno all’altro, non le temperature assolute.
Hilarity III
L’ultima versione esce il 28 agosto scorso su un numero speciale dedicato alla variabilità climatica naturale di una rivista dell’editore predone MDPI. Ha per “direttore accademico” Ned Nikolov, resosi celebre su Twitter con tesi sempre più stravaganti sul riscaldamento delle atmosfere di vari pianeti. Per ora gli articoli sono 3, di cui uno di Nicola Scafetta e Antonio Bianchini, coautori di Hilarity III.
(A coppie, i 37 riempiranno questo ed altri numeri speciali e anche questa rivista di MDPI perderà il suo prezioso impact factor?)
Ho trovato poche differenze rispetto a Hilarity II: i lamenti sugli imbroglioni dell’IPCC sono altrettanto logorroici e gli errori deliberati son rimasti tali e quali. D’altronde si tratta di un elogio degli articoli di Connolly, Connolly, Soon, Scafetta et al., e di quelli che li citano.
L’attività solare viene chiamata solo TSI, quell’errore involontario è stato corretto. E’ un po’ cambiato il cherry-picking delle stazioni meteo rurali che dovrebbero rappresentare la temperatura media “vera” dell’emisfero nord. Sono circa 5000 (meno di un decimo del totale, contando quelle chiuse e sostituite tra il 1850 e il 2022), situate nell’Artico, in Irlanda, USA e Cina. Nessuna attorno al Mediterraneo, in Medioriente o fra il Tropico del Cancro e l’Equatore, regioni presumibilmente coperte da un’unica metropoli.
Risultato:

Conclusione dopo abbondante mathturbation:
- la semplice sostituzione di un dataset alternativo della forzante solare [la stima della TSI di Scafetta & Willson aggiornata da Connolly, Connolly & Soon nel 2021, ndt] nelle retroproiezioni [hindcast] dei modelli climatici del 6° rapporto IPCC può aumentare dal 21% al 70% la quantità di riscaldamento del periodo 1850-2018 che può essere spiegata in termini di forzante naturale per quanto riguarda il riscaldamento globale implicito nelle serie “rurali e urbane”, e dell’87% quello implicito nelle serie “solo rurali”.
Percentuali smentite dal loro stesso grafico, privo di una curva per le stazioni meteo intermedie che dal 1898 diventano la maggioranza, non ho capito perché.
Su Twitter i negaioli sono entusiasti sebbene nessuno di quelli che mi son capitati sembri aver letto il paper. Reazioni ridanciane di Gavin Schmidt e The Disproof, fra molte altre.
Aggiorn. Gavin Schmidt ha appena pubblicata una recensione, molto più divertente e informata della mia.
Nota
I negaioli sono convinti di essere gli unici a prendere in considerazione le isole di calore urbane. Quelle immaginarie sono note come “Dev’esser stato Andy!!!”
Nella realtà erano state misurate più di due secoli fa a Londra da Luke Howard che pubblicò i risultati in The Climate of London. Perciò i meteorologi ne tengono conto e ponderano le medie locali. Quanto all’oca e non addetti vari, hanno presente che le città coprono una superficie minuscola (0,3%) delle terre emerse e queste il 30% della superficie del pianeta. Perciò dubitano che in diluizione omeopatica il calore di dette isole riesca a influenzare la media globale.
Nel 2009 il più popolare dei militanti anti-scienze del clima Anthony Watts lancia il Surface Stations Project e chiede ai propri fedeli di mandargli foto delle stazioni meteo “calde” in USA e con l’aiuto di scienziati competenti pubblica risultati identici a quelli dei climatologi: anche in USA le temperature notturne aumentano più significativamente di quelle diurne. Per smentire i risultati di Berkeley Earth, nel 2012 Watts prova a estendere il progetto al resto del mondo e sul proprio blog pubblica orgogliosamente la scoperta di un’isola di calore urbana nella Penisola antartica, “il luogo più popolato dell’Antartide”.
I fedeli sono scandalizzati, tanto più che i media venduti ai “cocomeri” (verde ambientalista fuori e rosso comunista dentro) censurano la notizia. Finché un ricercatore scrive un commento indimenticabile:
August 26, 2012 2:49 am
Dear WUWT
I guess I owe the world a humble apology for personally contributing so much to the urban heat island in Antarctica, and hence to misinterpreted climate records.
The badly sited meteorological screen in your photo is at an Australian summer camp in the Northern Prince Charles Mountains, near Mt Jacklyn – in the background. Temperatures measured here were for local information of pilots and field parties only – it is useful to have an idea of how many layers of clothes to put on before exiting your Antarctic shelter. Temperatures here were only measured for less than 2 months over a couple of seasons and have NEVER been used for any climate record.
This photo was taken in the 1988/89 austral summer when I, and a colleague Andy, lived in the UNHEATED shelter nearest to the meteorological station. I didn’t realise that I was so hot that my body heat could influence temperatures measured on the Antarctic Peninsula, thousands of kilometres away. It must have been Andy!!!
Ian
