L’amica tornata in Normandia (molto contenta della sua pompa di calore), è un po’ preoccupata. Niente sidro quest’anno, meli bruciati dal caldo a fine primavera. Adesso “si sta bene, ma alla radio hanno detto che il clima è entrato in una fase di cambiamenti accelerati. Tu cosa pensi?”
In due si ricordano più disastri che da sole, non tutti però. Siccità persistenti, alluvioni letali, incendi, ondate di calore con temperature da record, gli eventi estremi si susseguono in ogni continente e oceano da mesi. Non era mai successo, dicono meteorologi e climatologi.
“Sarà colpa del Niño?”
Direi di no, è spuntato in giugno, il suo effetto globale si farà sentire questo inverno.
“Di quel vulcano come si chiama…? Del patto faustiano con gli inquinanti del tuo amico come si chiama…quello che finisce sempre in galera?”
Per i nomi è come me. Comunque Jim Hansen non è un amico, non lo arrestano da anni, non so quanto c’entri il Tonga. “No, ha un nome più lungo.” Immagino, ma se mi seguisse su Twitter vedrebbe che… “è una cloaca”. Ok, scrivo qualcosa.
Il patto faustiano (teoria e implicazioni)
Tra gennaio 2020 e settembre 2022, nuovi standard decisi dall’International Maritime Organization, hanno ridotto (stima) del 77% circa i solfati emessi dalle navi: i PM2.5 di SO2 dannosi per la salute, ma rinfrescanti per il clima. In media la temperatura alla superficie degli oceani è aumentata di 0,2°C, ben più dello 0,05°C nell’arco di 15 anni dovuto al potenziale di riscaldamento del SO2 incluso nei modelli.
L’Hunga Tonga-Hunga Ha’apai
E’ un vulcano sottomarino. Il 15 gennaio dell’anno scorso una sua eruzione “esplosiva” ha proiettato in aria oltre 50 milioni di tonnellate di vapore acqueo stando alle prime stime. Poi sono arrivati altri dati dai satelliti e oggi la stima si aggira sui 140-150 milioni di tonnellate. E’ il più abbondante dei gas serra e di solito condensa e precipita sotto forma di pioggia, neve o grandine. Questa volta è arrivato fino a 57 km, nella mesosfera, cosa mai osservata prima, quindi è difficile calcolare quanto ci rimarrà e come reagirà con altri gas, l’ozono per esempio.
Un paper più recente su Nature Climate Change stima che entro i prossimi cinque anni accresce del 7% il rischio di superare il limite di +1,5°C rispetto all’Ottocento, auspicato dall’Accordo di Parigi. Al massimo, ha fatto aumentare la temperatura globale di circa 0,03°C.
Aggiorn. 09/08: al netto degli aerosol rinfrescanti espulsi, l’eruzione potrebbe anche raffreddare poco poco la temperatura globale o non cambiarla stando ad altri due paper e al bel post di Andrew Dessler su The Climate Brink (basta iscriversi con indirizzo email)
Altri sospetti

In generale la non linearità del sistema climatico, come spiega Andrew Dessler nel rispondere alla domanda “Why are climate impacts escalating so quickly?“.
La Niña che se ne andata dopo tre anni senza aver raffreddato un accidente. I venti che quest’anno non hanno portato polveri dal Sahara, le maledette onde di Rossby che sostano per settimane su certe regioni dell’emisfero nord allungando le ondate di calore.

Oltre alla circolazione atmosferica, c’è quella oceanica. Non solo l’AMOC rallenta nell’Atlantico (don’t panic, gli succede ogni tanto e perfino di ribaltarsi senza provocare “cambiamenti di fase del clima globale”) ma anche le correnti profonde attorno all’Antartide.
“Un remue-ménage planétaire,” per dirla con M.-C. e a smuovere il tutto, l’aumento inesorabile della concentrazione atmosferica di CO2.




A quanto pare in Dagestan le ondate di calore riescono a provocare proteste di piazza:
https://meduza.io/en/news/2023/08/10/protests-erupt-in-dagestan-after-heat-wave-triggers-rolling-blackouts-governor-warns-such-forms-of-dialogue-will-be-stemmed-in-future
Comprensibile, se la rete elettrica cede per giorni e la temperatura supera i 40 gradi.
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Credo che un insieme così di eventi estremi dovrebbe provocarne dappertutto.
Non so se hai la stessa impressione, ma a parte le solite testate negaioli questa volta mi sembra che i media li colleghino alla crisi climatica.
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Non seguo abbastanza i media generalisti per poterlo dire.
Per quanto riguarda le proteste, bisognerebbe vedere se un black out di qualche giorno ne provocherebbe anche qui. I politici, ovviamente, darebbero la colpa agli ambientalisti che “dicono no a tutto” (v. nucleare).
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