Notizie dei ricchi

Nei sondaggi di questi giorni, almeno il 70% degli americani vuole che i ricchi e le “corporations” paghino più tasse. Eppure a novembre, il 46,9% degli elettori ha votato per il partito repubblicano, nelle primarie i democratici avevano preferito Joe Biden a Bernie Sanders o Elisabeth Warren,

un 70% abbondante sembrava preoccupato per il debito pubblico e per le prossime generazioni che dovranno ripagarlo. La maggioranza lo è tuttora.

Lo conferma il sondaggio di Quinnipiac sulla popolarità dei piani annunciati dal governo Biden. Soltanto il 44% dei sondati è d’accordo per investire 2 mila miliardi di dollari nelle infrastrutture (38% sono contrari, 19% non hanno un’opinione).

  • Tuttavia il supporto cresce se il piano per le infrastrutture viene finanziato da un aumento delle tasse sulle corporations , come proposto da Biden.

In questo caso il consenso sale al 53%, con 39% contrari, e soltanto il 9% resta senza un’opinione.

  • Oltre 6 americani su 10 (62 %) sono d’accordo per aumentare le tasse sulle corporations, mentre il 31% è contrario. Numeri simili sono per aumentare le tasse su chi guadagna più di $400 mila dollari all’anno: 64 rispetto a 31%.

Sarei d’accordo anch’io, ma mi faccio un’opinione leggendo l’Economist che in USA è ritenuto di sinistra, rapporti di Ong contro la povertà, altri testi sovversivi… E gli americani?

Sull’American Political Science Review, è uscito “Whose News? Class-Biased Economic Reporting in the United States“, il risultato di una ricerca che andrebbe replicata in altri paesi con piani per la ripresa, trovo.

La stampa, scrivono gli autori, si occupa “sproporzionatamente” della fortuna delle famiglie ricche. Invece ha una “scarsa sensibilità” per come cambia il reddito dei non ricchi. Non per colpa dei giornalisti: in un periodo di disuguaglianza crescente, il reddito dei miliardari aumenta molto più velocemente di quello del 99% della popolazione, quindi i dati “aggregati” – il prodotto interno lordo, per esempio, o gli indici del “business cycle” – danno un’immagine distorta (skewed) dell’economia e del benessere o meno delle fasce di reddito.

Gli autori analizzato gli articoli usciti su 32 testate affidabili negli ultimi 25 anni, trovando poca differenza tra le testate pro-repubblicani e quelle pro-democratici. Per le notizie strettamente economiche mi sembra abbastanza vero. Reuters e Bloomberg, considerati “liberal”, scrivono le stesse cose del Wall Street Journal per il resto decisamente reazionario.

Però l’andamento dell’economia influisce sulle scelte elettorali, il “tono” soddisfatto dei media quando le curve si alzano – come sotto la presidenza Obama – fa sì che molti elettori del 99% votino per il partito che promette meno tasse per tutti.

Quello che taglia quelle dell’1%, e il welfare del 99%…

Sembra un articolo per ricchi (21 sterline…), ma un anno fa gli autori avevano pubblicato la bozza su Equitable Growth. E’ il sito di un centro di ricerca non profit fatto da economist*, politolog* e qualche sociolog*, che si occupa di riforma del PIL, giustizia sociale e molto altro. Per chi ha fretta, Austin Clemens l’aveva riassunta.

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