Con i kleenex

Nota 1

Spero che bastino, il Presidente dell’Istituto Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (nota 2) è prolisso. Esordisce così:

Nel mezzo della canicola deflagra come una bomba nucleare l’ultimo rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organizzazione internazionale a cui le Nazioni Unite e 195 Paesi hanno dato mandato di monitorare la crisi climatica ed elaborare una strategia di contrasto.

Ammiro l’equivalenza tra le vittime di Hiroshima in un altro agosto e quelle di un volume sulle basi fisico-scientifiche dei cambiamenti climatici in corso. Per chi non ne sapeva nulla, dev’essere devastante.

Compatisco e offro mezza scorta di kleenex, ma c’è un equivoco che peggiora nel resto del post. I paesi firmatari dell’Unfcc hanno dato mandato all’Ipcc di fornire periodicamente una valutazione della letteratura scientifica (“assessment report”), non di monitorare o di elaborare alcunché:

The IPCC does not conduct its own research. IPCC reports are neutral, policy-relevant but not policy-prescriptive.

Subito dopo, viene il dubbio che il Gentile dott. Mariutti non abbia letto le poche righe di presentazione del volume 1:

Quattromila pagine in cui sono condensate tutte le conoscenze scientifiche dell’umanità sulla natura del cambiamento del clima e sulla sua evoluzione.

In realtà aggiornano o confermano quelle valutate nei rapporti pubblicati tra il 2013 e il 2020. Aristotele, Stenone, Fourier, Eunice Foote, Tyndall et al. non sono citati. (Per un condensato, suggerisco “A Hyperlinked History of Climate Change Science“.)

Innanzitutto, in nessuno degli scenari elaborati dall’IPCC riusciremo a contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°. E oramai anche le chance di riuscire a fermarci a +2° sono irrisorie.

Innanzitutto, conviene guardare la figura a p. 17 della Sintesi per decisori politici. Se riduciamo le emissioni a partire dal 2030 come negli SSP1 (SSP sta per Shared Socioeconomic Pathways) 1.9 e 2.6, riusciamo a fermarci rispettivamente a +1,5 e + 2°C

Immagine

Gli scenari sono spiegati e valutati nel volume 3 che uscirà l’anno prossimo. Se ne occupa brevemente il capitolo 4 del vol. 1, in fondo a p.[76] e all’inizio di p. 77, per contraddire il Presidente:

The temperature thresholds [1.5°C, 2°C, 3°C and 4°C] are not exceeded in all the model simulations across the Tier 1 SSPs.

Ma erano già spiegati e valutati nel capitolo 2 del rapporto speciale “Global Warming of 1.5 °C“. Adesso si presentano così (GSAT sta per “global mean surface air temperature”):

Questo per i due paragrafi introduttivi… Cont., forse

Continua (nota 3)

Dopo la descrizione degli impatti della crisi climatica, dovrebbe arrivare finalmente quanto promesso dal titolo “non facciamo troppo poco, stiamo proprio sbagliando direzione“, invece arriva un misto di fantasia e realtà sull’Ipcc e gli scienziati. Estratti:

Sulla base di questa robustissima impalcatura scientifica, però, nei prossimi mesi l’IPCC proporrà una strategia di contrasto. Ed è bene tenere a mente che quella non ha nulla a che fare con la Scienza, è politica. Oltretutto, è pessima politica.

Fantasie. Il Working Group 3 proporrà oltre un migliaio di scenari (nel 2013 erano quasi 1200, e non c’erano ancora quelli regionali) con le rispettive probabilità di mitigare gli impatti, nella speranza finora vana che i politici tengano conto della “Scienza”.

Il presidente lo sa. Infatti alla propria domanda “come funziona l’IPCC?”, risponde così:

Si tratta di un foro scientifico unico nel suo genere [in realtà è una specie di comitato editoriale: organizza il lavoro di autori scelti e/o approvati dai governi]: non svolge attività di ricerca indipendente ma fa semplicemente la revisione di tutta la letteratura scientifica che abbia una qualsiasi attinenza con il cambiamento climatico. In poche parole, l’IPCC dovrebbe spiegare ai politici di tutto il mondo cosa dice la Scienza sul cambiamento climatico e sulle possibili contromisure a nostra disposizione.

Ma non rinuncia a fantasticare:

Il primo gruppo di lavoro … è dedicato all’analisi del cambiamento climatico e della sua evoluzione [e non più alla revisione della letteratura, lol] il secondo gruppo di lavoro allo studio dell’interazione tra il cambiamento climatico, l’ecosistema e l’uomo [non proprio], il terzo elabora le strategie di contrasto [un giorno ci arriverà] e la Task Force ha il compito di calcolare le emissioni di ciascuno Stato membro [nella realtà pubblica le linee guida e i metodi per calcolarle].

Gli sembra “normale” che gli scienziati si occupino di scienza e scrivano il volume 1. Ma per gli altri, “c’è un problema”

Come ha sottolineato in un recente intervento il professor Carlo Rovelli, “le decisioni vanno sempre prese dalla politica, la Scienza non si può sostituire ai decisori, chi governa deve tenere conto di tanti fattori”.

L’intervento non è di Carlo che non si riferiva alla crisi climatica, ma alla pandemia, alla tecnologia e al fracasso mediatico dei virologi. Estratto:

Tra la Gran Bretagna del record dei morti per Covid, e le girandole di Boris Johnson, prima cinico teorico dell’immunità di gregge poi, e l’Italia auto-proclamatasi il miglior paese, Rovelli sceglie Taiwan, unico esempio al mondo per gestione ottimale della pandemia. “Loro sono riusciti a contrastare il virus perché il loro primo ministro è un epidemiologo”.

Penso anch’io che sia andata così. Il Presidente pensa invece che l’Ipcc sia una dittatura mondiale dal 1990:

Insomma, mettere nelle mani di un foro scientifico l’elaborazione di una politica globale [riuscirà a capire che ci sono anche scenari locali?] che comprimerà libertà e diritti di miliardi di persone, farà vincitori e vinti, ridisegnerà gli equilibri globali, è un evidente strappo rispetto alla dialettica democratica, una nuova forma di totalitarismo.

Gli sfugge che i due terzi della popolazione mondiale non partecipano alla “dialettica democratica” e che oltre la metà non gode dei suoi stessi diritti e libertà. In compenso è certo che gli autori dei rapporti Ipcc (nota 4) sono privi di “una visione”.

Da trent’anni i rapporti dell’IPCC certificano due evidenze inconfutabili: il cambiamento climatico peggiora e le emissioni di CO2 continuano a crescere. Questi due dati ci mandano un segnale molto chiaro: la strategia di contrasto [l’Ipcc ne avrebbe imposta una sola sin dal primo rapporto] non sta funzionando. Eppure, da trent’anni, le soluzioni rimangono sempre le stesse.

La riduzione delle emissioni di gas serra è la “direzione sbagliata”. Adesso arriva quella giusta.

Perrette et son pot au lait… - aptgchronique.overblog.com
La visione del Presidente

Se riuscissimo a ribassare i costi di qualche decina di volte rispetto agli impianti pilota la cattura del carbonio diventerebbe la base dell’economia mondiale.

E’ semplicissima: impianti per la cattura del carbonio atmosferico alimentati a energia nucleare. Non esistevano nel 1990 e non esisteranno sulla scala necessaria per ridurre in tempo la concentrazione atmosferica di CO2. Questo per motivi termodinamici, logistici e, come ammette il Presidente visionario, economici:

Se riuscissimo a ribassare i costi di qualche decina di volte rispetto agli impianti pilota la cattura del carbonio diventerebbe la base dell’economia mondiale.

Con un po’ di altri “se”, quel carbonio si trasforma in carburante:

Semplificando, si tratta di sviluppare un duplicato dell’industria petrolifera. Fantascienza? La Royal Society stima che tra cinquant’anni il business del carbonio varrà almeno 20.000 miliardi di dollari.

(Noccioline. Due mesi fa, la ricchezza mondiale era di 431.000 miliardi di dollari.)

Tutto il resto, rinnovabili, risparmio energetico, economia circolare, riforestazione – ha cambiato idea – sono “misure tampone”. Dalla crisi climatica ci salveranno poche multinazionali e soprattutto Big Oil alla quale i dittatori dell’Ipcc devono chiedere “umilmente” aiuto:

Gli unici che hanno la tecnologia, il know how e le capacità ingegneristiche per costruire un’infrastruttura globale capace di catturare decine di miliardi di tonnellate di CO2 l’anno sono i colossi mondiali dell’industria pesante e della petrolchimica. Non solo: per molte ragioni diverse, tecniche, la fonte energetica ideale con cui alimentare questa imponente infrastruttura sarebbe l’energia nucleare.

Nella visione presidenziale, l’energia nucleare non rende superflua la trasformazione in carburante del carbonio e lascia intatto il “business 20.000 miliardi di dollari”.

Secondo l’Economist non è democratico che poche multinazionali sostenute dal “mercato finanziario” decidano le sorti del pianeta e dei suoi abitanti, al posto dei politici.

Sarà l’organo dell’Ipcc.

Note

  1. Con il caldo certa gente diventa sadica.

2. Dopo avermi insultata a lungo da Climalteranti, il Gentile dott. Mariutti mi ha denunciata per diffamazione.

3. E’ morto Gino Strada. Cerco di pensare ad altro, se non ci riesco smetto.

4. Contando i defunti, ormai saranno più di diecimila. E come tutti sanno meno il Presidente, ci sono dirigenti dei colossi mondiali e delle Big Oil fra gli autori del volume 2 e del volume 3 dei rapporti Ipcc.

P.s. Avevo visto un tweet del Presidente che lamentava l’assenza di una “scienza della decisione”. Qualche anima gentile gli direbbe che esiste da secoli, si chiama “teoria della decisione” e s’insegna all’università?

10 pensieri riguardo “Con i kleenex

  1. Cara “Sotto la scrivania del capo”, quella del dott. Mariotti è solo la prima delle tante querele che ti arriveranno. Quando ti arriverà quella del nostro Comitato batterai i denti per qualche mese, vile megera….

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    1. La nostra Agenzia Investigativa ha anche scoperto l’identità del lercio individuo che scrive porcate firmandosi CimPy: si tratta di un piccolo geometrino affiliato alla massoneria e servo sciocco del crimine scientifico italiano.

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