“Quei tre miliardi lì”

Il ministro Cingolani spiega finalmente perché gli ambientalisti che vorrebbero tagli rapidi alle emissioni di gas serra fanno più danni della crisi climatica.

Anche se “siamo gli Emirati arabi del futuro” in quanto “sole e vento sono il nostro petrolio”, al massimo “servono a evitare bollette stratosferiche“. Per evitare concentrazioni stratosferiche di CO2, dovremmo fare grandi sacrifici:

Abbiamo troppi telefonini, troppo streaming, solo questo fa il 4% delle emissioni di CO2. Siamo disposti a rinunciarci? Abbiamo tutti due automobili, siamo pronti a rinunciare a una?

In fisica dei nanomateriali, produzione = uso e 39 milioni : 60 milioni = 2.

Nessuno oggi è pronto a usare la bici e mezzi pubblici, men che meno tenersi il cell per anni o, se ambientalista, noleggiare un’auto elettrica o comprarne una al prezzo di due a benzina.

“Porta dei migranti, porta d’Europa” di Mimmo Paladino, foto: Vito Manzari, CC

E se, come i paesi UE e del G20, mi vien in mente l’eventualità di un dazio carbonio su certe importazioni anche da paesi in via di sviluppo (nota),

faccio grandi proclami in cui dico che sto salvando il pianeta. Però di fatto sto condannando a morte quei 3 miliardi lì, a cui do due possibilità: rimanete nel Medioevo perché appena crescete emettete CO2 oppure emigrate e io vi metto i muri, vi faccio affondare nel Mediterraneo perché se venite da me producete CO2 e così non può andare.

In Danimarca, Francia o Svizzera, gli immigrati hanno costruito di nascosto centrali a carbone tutte per loro. Lo sanno tutti.

Come ama ripetere il ministro, “il pianeta è progettato per 3 miliardi di abitanti“. Adesso chiarisce che la popolazione in eccesso sta nei paesi poveri senza né sole né vento né fiumi né maree – né macchine. Appena arrivano, gli immigrati se ne comprano due a testa. E a diesel.

L’idea che decarbonizzare condannerà a morte miliardi di poveri non è nuova. Nel 2015 Rinaldo Sorgenti, il vice-presidente di Assocarboni, mi accusava di voler ridurre alla fame i poveri del terzo mondo. Invece Big Coal li aiutava a casa loro, così non salivano sui gommoni.

Non sembra l’idea di Mario Draghi. Nel 2007, da governatore della Banca d’Italia, diceva che l’economia nazionale soffriva innanzitutto di un declino della produttività.

Unquestionably, this is the main factor slowing the Italian economy, but it is not the only one. There are two other elements to consider: the labour force participation rate and the demographic structure. […]

The repercussions of population ageing have already begun to be felt in our labour market. Deaths have outnumbered births in every year since 1993 except for 2004. The years ahead will see a further sharp contraction in the working-age population, which only immigration flows much larger than those now projected would be able to offset.

A Davos nel 2016, da presidente della BCE, diceva che la crisi dei rifugiati erano un’opportunità per rilanciare l’economia europea.

Non era nuova neanche questa. Da decenni, in economia il “consenso” è che l’immigrazione è una “risorsa” ovunque e una necessità dove la popolazione è longeva e la natalità cala. Dove servono immigrati giovani e in buona salute, disposti a fare qualunque mestiere per pagare pensioni e sanità a un numero crescente di >65enni.

E per guidarne le due macchine.

Nota

Posizione ribadita oggi da Draghi “nel quadro dell’Agenda 2030“, che sembra sfuggita al suo ministro. Per i paesi poveri implica investimenti – superiori di parecchio a un eventuale dazio – che tardano a materializzarsi).

Le importazioni a maggior tasso di carbonio vengono dalla Cina, seguita a distanza dalla Russia. Stando a un paper del 2018, le emissioni “esportate” dalla Cina stanno calando dal 2008 (fig. riassuntiva). Può darsi, però sta anche esportando produzioni sporche nei paesi poveri ai quali vende centrali a carbone

On Topic

Jarmo Kikstra et al., “The social cost of carbon dioxide under climate-economy feedbacks and temperature variability”, Env. Res. Letters, recensione di Dana Nuccitelli, Yale Climate Connections;

Gavin Schmidt, sulle emissioni di CO2 rispetto a quelle di metano che USA e EU s’impegnano a ridurre del 30% entro il 2030, rispetto al livello del 2020:

Whatever way you slice this it implies that CH4 reductions have an outsize effect on climate, as well as an undeniably positive impact on air pollution, crop yields and public health (mainly through ozone reductions). It is therefore not a complicated decision to pursue methane reductions, taking care not to assume that doing so gets you off the hook for reducing CO2, whatever the EPA says.

Nonostante le menzogne di Bjorn Lomborg, “il riscaldamento globale” non “salva 166.000 vite ogni anno“.

Una opinione su "“Quei tre miliardi lì”"

  1. ma è vero che la cialtronata del Global Citizen Live ha gli impianti alimentati solo dalle cyclette a cui il pubblico dal vivo è collegato? così tanto per essere un minimo coerenti con i proclami a cui devono sottostare gli altri?

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