Xi, ambientalista all’estero

All’assemblea generale dell’Onu l’altro ieri, il leader supremo ha promesso che la Cina “non costruirà più centrali a carbone all’estero”. Mi sembrava un’ottima notizia. Su The Conversation avevo letto “China finances most coal plants built today” di Jeff Nesbit, e l’avevo pure citato.

Il colonialismo del Nord globale

Nature Ecology and Evolution di settembre mantiene una promessa fatta l’anno scorso durante le proteste Black Lives Matter: ricordare ancora e ancora perché bisogna decolonizzare l’ecologia, l’evoluzione e le scienze in generale.

Il nostro “progetto”

Sono una génocidaire anch’io. Un Hitler-Stalin-Pol Pot che lotta per la giustizia sociale e ambientale, riduce i consumi di energia e non solo, e sostiene Ong dei paesi poveri che aiutano i poveri a organizzarsi per uscire dalla miseria. Levandogli il pane di bocca:

Mettiamo che

i clorofluorocarburi e altri gas che distruggono l’ozono in alta quota non fossero stati eliminati dal 1989 in poi. Cosa sarebbe successo? Risposta su Nature nel paper di Paul Young et al. “The Montreal Protocol protects the terrestrial carbon sink“.

Se gli inquinatori pagassero

(M’è passata un po’ l’ansia, grazie a Sudipta Kumar di Action Aid-Afghanistan. Anche se le notizie sono brutte, non averne era peggio.) Su Nature, esce un paper di Johannes Bednar, Oliver Geden, Myles Allen – dello IIASA e di Oxford – e altri economisti del clima che non conosco. Mostra bene quanto sia ingenuo credere,Continua a leggere “Se gli inquinatori pagassero”