Se siete da queste parti

Comunicazione di servizio. Domani nel parco fresco e alberato dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, via Ippocrate 45 a Milano, metro linea gialla, stazione Affori nord, dalle 10.30 a notte fonda si tiene “All you need is pop“.

E’ la festa che Radio popolare organizza per discutere, mangiare qualcosa, ascoltare musica, divertirsi con i propri ascoltatori dai 5 anni (circa) in su.

L’ingresso costa 5 euro, magari qualcosa di più se volete sostenerla, per i bambini è gratis. Comprando il biglietto on-line si guadagna tempo, ma si perdono le chiacchiere nella coda per comprarlo dal vivo.

Fine com. di servizio.

A gentile richiesta di un’ascoltatrice, ieri avrei dovuto guardare “Cartabianca” e dire qui la mia sulle bufale in materia di clima sparate contro Luca Mercalli da Bianca Berlinguer e dal vice-direttore della Verità, detto “prezzemolino” non solo dalla concorrenza.

Niente di nuovo,” non bastava. Avrei dovuto argomentarlo.

“Con questo caldo?”

Oggi nelle “notificazions” di Twitter, ho trovato quella di un lettore (grazie, le sono in debito di un’ora!) e de fil en aiguille il post di maicolengel su Butac e quello di Filippo Bonaventura e Matteo Miluzio su FaceBook. Non solo me la son cavata con due link e “sottoscrivo tutto”, sono diventata ancora più fiera di essere abbonata, mattonata e azionista di Radiopop.

(tonyscalari ha visto anche una sparata di Barbara Palombelli.)

Restando in tema di fatti miei e media, anche se spesso dissento sono fiera di essere abbonata all’Economist. Se non avete consumato i 5 articoli gratuiti al mese, nell’ultimo numero ce ne sono almeno tre che meritano una lettera

  • il necrologio di Dervia Murphy, una travel-writer inglese morta a 90 anni, che viaggiava in bici dall’India all’Irlanda passando dall’Afghanistan, con due cestini riempiti di pochi indumenti, taccuini, cognac, sigarette, una pistola e molta aspirina;
  • un editoriale e un briefing sulle promesse dei potenti modelli fondamentali (foundation models in ital.?) dell’intelligenza artificiale;
  • “Artificial neural networks are making strides towards consciousness,” di Blaise Agüera y Arcas (un “mago” di Google);
  • “Artificial neural networks today are not conscious,” di Douglas Hofstadter (gli ultimi due sono solo on-line, forse sono gratuiti).

Mi sfugge qualcosa, probabilmente tutto, ma sembra un’intelligenza statistica. Non sono le nostre reti di neuroni che “correlano” per analogia fenomeni scorrelati, tipo un algoritmo e una nostra decisione, o una costellazione e uno scorpione. E’ un insieme di immaginazione, linguaggio, esperienze comuni ecc., la coscienza come l’intende Hofstadter insomma.

Cosa succede quando uno dei quei modelli multiuso deve simulare qualche impatto dei cambiamenti climatici, mettiamo, in una situazione senza precedenti?

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