E la scuola?

24 marzo 2021

In ottobre, avevo scritto che le scuole non incidevano sulla diffusione del Sars-Cov-2, linkando a un articolo di Nature. “Bella cantonata,” dice un’amica che non legge il Corriere e con una figlia che insegna alle elementari. Ha ragione. Da allora escono ricerche che smentiscono in parte il mio ottimismo. 

L’Organizzazione mondiale della sanità non è di grande aiuto, la scheda dei CDC è cambiata di recente e ha una bibliografia aggiornata, ma riguarda gli USA dove i “clusters” sono soprattutto fra gli adolescenti in età di college, durante feste ed eventi sportivi (Margaret Hoinen et al.).

Nel frattempo mi son fatta una mini-bibliografia personale.


(Markus Hippich et al.) I test sierologici su 15.771 bambini (children) da 1-18 anni che in Baviera sono monitorati per il diabete, mostrano una prevalenza sei volte maggiore di quella risultante dai tamponi fatti a 11.000 bambini dal sistema di sorveglianza covid. Circa metà dei bambini infettati sono asintomatici.

Però (Taylor Health-Sargent et al.) si sa da tempo che (Carlos Grijalba et al.) hanno una carica virale simile a quella degli adulti. Bref, possono trasmettere il virus lo stesso.

(Daniel F. Gudbjartsson et al.) In Islanda dove le scuole elementari sono sempre rimaste aperte e il sistema di tracciamento dei contatti, test e quarantena/cura dei contagiati (agg. le tre T valide per tutte le epidemie: Track, Test, Treat) è molto efficiente, i bambini sotto i 12 anni hanno la minor probabilità sia di ammalarsi che di contagiare altri.

Rischio altrettanto limitato in North CarolinaNorvegia e Svezia.

Poi sono arrivate le varianti. Stando al modello di James Munday et al. inpreprint (com. stampain Inghilterra il rischio è aumentato anche per le scuole secondarie.

Sull’efficacia della chiusura delle scuole nel ridurre i contagi penso di aver segnalato Niels Haug et al., ma non Jan Braun et al. uscito su Science un mese fa.

L’anno scorso, in 27 paesi europei la riapertura delle scuole ha coinciso con un aumento dei casi nei 45 giorni successivi rispetto ai 20 precedenti, salvo in Estonia dove sono calati, e in Germania, Malta e Spagna dove non c’è stata differenza (Alessandra Buja et al., preprint). E’ un’analisi bayesiana, per i miei noti pregiudizi la trovo convincente.

L’altro ieri sul Corriere era uscita una notizia in controtendenza. In Italia tra il 12 settembre e il 7 novembre 2020, la curva non si sarebbe innalzata (Sara Gandini et al., preprint). Diffido un po’ dei valori p; c’era stata una chiusura prolungata per le feste di inizio novembre; mi sembra difficile che Lombardia e Campania, dove la differenza è più evidente, abbiano dispiegato nelle scuole un sistema di tracciamento dei contatti, test anche sierologici, e quarantena dei positivi altrettanto efficiente di quello islandese.

Il preprint di dicembre è stato corretto in gennaio, non abbastanza stando al commento su medRkiv, e in febbraio era stato criticato su Twitter con gli stessi dati fino al 28 novembre -h/t Massimo Sandal un tantino indignato.

Detto questo, ci sono altri danni da ridurre insieme e oltre ai contagi nelle scuole. Su medRkiv, non ancora peer-reviewed quindi, oggi è uscito il follow-up di oltre mille pazienti dismessi in media 5 mesi prima dall’ospedale – a cura del PHOSP-COVID Collaborative Group britannico. Dall’abstract

  • soltanto il 29% si sentiva interamente guarito.

Mi va bene qualunque vaccino.

***

I miei nettascienza preferiti sono applauditi su Nature, questa volta in

The fight against fake-paper factories that churn out sham science.

Eric Chabrière, lo scherano di Didier Raoult, minaccia di far causa a Elisabeth Bik per tentata estorsione. Prova? Su Twitter alla sua domanda “kitipaka?” in mezzo ai soliti insulti, la mitica ha risposto come sempre: “Grazie di avermelo chiesto. Questa è la mia pagina su Patreon”.

2 pensieri riguardo “E la scuola?

  1. Il problema è la scuola o il modo di andarci/tornarci e il tracciamento dei casi?

    E i genitori coi figli in casa o coi figli a scuola, si comportano diversamente?

    Così, solo per far sapere che sono passato di qui, a vedere come procede la migrazione

    "Mi piace"

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