Un barlume, forse di più

Dopo un secolo di fallimenti chi ci sperava ancora? Questa settimana è uscito il preprint con i risultati del vaccino “R21/Matrix-M” contro la malaria. E’ stato sviluppato dallo Jenner Institute all’università di Oxford con un sistema simile a quello poi usato per l’anti-covid AstraZeneca, e prodotto dal Serum Institute of India. Nel trial di fase 2b raggiunge il 75% di efficacia stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità. Non era mai successo:

in fase 3 il vaccino della GlaxoSmithKline arrivava al 50%, ma nel mondo reale immunizzava solo un terzo dei bambini.

Il trial si è svolto tra maggio e agosto del 2019, condotto dall’Institut de Recherche en Sciences de la Santé a Nanoro nel Burkina Faso. Ci lavorano parecchi ex studenti di Mario Coluzzi, il grande malariologo della Sapienza. Ne aveva fatto un centro di riferimento anche per l’Oms, sarebbe molto fiero, credo.

Hanno partecipato 450 bambini da 5 a 17 mesi. I 147 del gruppo placebo venivano vaccinati contro la rabbia. Degli altri, il “Gruppo 1” riceveva l’R21 con un livello più basso di adiuvante Matrix (una saponina usata in molti vaccini per adulti) rispetto al “Gruppo 2”. Dopo la seconda delle quattro dosi l’efficacia era rispettivamente del 71% e del 77%, la terza dose la aumentava un po’ nel gruppo 1 (74%).

L’efficacia era rimasta quasi uguale nella stagione della malaria l’anno dopo, e forse succederà anche quest’anno (il follow-up dura 24 mesi). Effetti avversi: sito dell’iniezione dolente per qualche giorno e qualche volta febbre (di più nel gruppo 2, ma la differenza non è significativa).

Un dato importante: oltre due terzi dei bambini nel gruppo placebo si sono ammalati di malaria sia nella stagione del 2019 che del 2020.

Bisognerà aspettare il trial di fase 3 su 4500 bambini – inizierà l’anno prossimo in due paesi subsahariani oltre al Burkina Faso – per capire se il vaccino protegge dagli altri ceppi del plasmodio. Quello della Glaxo non ci riusciva. Come scrive Meredith Waxman su Science, se la proteina usata dall’R21 per innescare l’immunità è diversa negli altri ceppi, il rischio è di favorire la selezione di un plasmodio resistente ai vaccini.

L’altro problema sono le dosi, trovo. Nei paesi dove c’è la malaria, manca quasi sempre una sanità territoriale in grado di organizzare campagne di vaccinazione per tre o quattro mesi.

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