Dick Lewontin, maître à penser

Era un genetista e un evoluzionista, critico della propria scienza diventata una merce, e del capitalismo, un biologo e materialista dialettico, tendenza più Engels che Marx – aveva pure aveva letto il diario di Flora Tristan. Così insegnava a pensare contro.

Science for the People Magazine Vol. 3, No. 1 - Socrates
Copertina vol. 3 n. 1.

Contro il razzismo pseudoscientifico, la sociobiologia prima che E.O. Wilson si ricredesse, il determinismo genetico, le voodoo correlations della psicologia evoluzionista, le discriminazioni.

Contro i contratti capestro che gli agricoltori firmavano con Monsanto in cui le sementi transgeniche erano vendute insieme all’erbicida al quale resistevano. Guai a provarne un altro quando ci resistevano anche le male erbe. Pagine e pagine di avvertenze in legalese.

L’agricoltura capitalista finiva di trasformare l’orgoglioso farmer americano in un proletario, destinato a vendere la sua terra a un consorzio industriale.

Il professor Lewontin era un intellettuale famoso. Scriveva per la New York Review of Books, ma anche per un foglio sovversivo già dal nome, Science for the People.

La cronista arrivava con il registratore, il bloc notes e un suo articolo – “The Apportionment of Human Diversity“, sempre d’attualità, “I pennacchi di San Marco e il paradigma di Pangloss” scritto insieme a Stephen Jay Gould – o un suo libro – Biologia come ideologia, The Triple Helix (Geni, organismi e ambiente in italiano), Not in our genes; biology, ideology and human nature con altri due marxisti di cui Steven Rose, il marito di Hilary, un’amica femminista.

Frasi sottolineate e punti interrogativi. Scusa, ma qui…

Faceva lui le domande, finché quella capiva. O agli ascoltatori di radio popolare o ai lettori dell’Unità doveva essere chiaro che la matematica è uno strumento potente, ma viene abusata dai biologi e dai genetisti che soffrono di physics envy.

Anche Renato Dulbecco? No, lui no, ma il Progetto Genoma Umano non avrebbe mai consegnato quello che lui aveva promesso. Un po’ determinista lo era…

A volte dava ragione alla cronista, in parte. La papaya transgenica che aveva visto creare a Cornell era in fact la soluzione di un problema grave per i piccoli contadini delle Hawaii. Le banane-vaccino di Bill Gates e perfino quelle “biofortificate” erano junk science.

A volte la cronista arrivava con un libro altrui, entusiasta della biografia di Barbara McClintock. “Ma non era stata emarginata perché era una donna, ma cosa dici… Aveva una cattedra, finanziamenti, libertà di fare le ricerche che voleva. Le donne emarginate sono state altre!” Seguivano consigli di lettura, l’invio di fotocopie, altre domande.

O arrivava con paper altrui, per esempio di Stephen Palumbi. E’ un mio post-doc, se vieni a Harvard per il premio Ig Nobel passa all’ora di colazione. E’ durata a lungo, un aneddoto tira l’altro. Quel giorno Stephen P. è passato nella categoria intervistato dalle Oche, preceduto da “The Last Fish Left“, una sua canzone punk-rock…

Dick preferiva la musica classica. Se non demordevo “Oxydative Phosphorilation” di Gregorio del Laboratorio era tollerabile per 1 o 2 minuti.

Aveva letto tutto, conosciuto tutti i grandi biologi del dopoguerra. Chissà perché a lui ateo “militante”, Theodosius Dobzhansky – che era stato il suo professore – raccontava le crisi mistiche che precedevano una delle sue conversioni.

Cosa ti diceva? None of your business.

Il professor Richard Lewontin era socio del Drosophila melanogaster‘s Genetics & Neuroscience Fan Club e suo presidente in pectore. Lo divertiva che l’avessero fondato due professoresse di liceo e la cronista in un caffè letterario di Firenze dov’era stato da giovane. Ma la moscerina della frutta sulla quale aveva calibrato “l’orologio molecolare” era la Drosophila pseudo-obscura, non facciamo confusione.

Aveva 92 anni, è morto pochi giorni dopo l’amore della sua vita come aveva sperato.

***

Ieri seconda dose di AstraZeneca, mi aspettavo un po’ di febbre. Niente. Nessun effetto collaterale, neanche un rossore sul braccio dopo l’iniezione fatta da un giovane medico con i capelli color del grano maturo e gli occhi pervinca.

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