Un altro giovane così…

Al contrario “dell’eminente biologo” nel post di ieri, Dan Ariely è famoso anche in Italia. I giornali hanno parlato spesso delle sue ricerche e molto bene dei saggi Prevedibilmente irrazionali e Perché. La logica nascosta delle nostre motivazioni.

Economista e psicologo comportamentale, consulente ben retribuito, conferenziere spiritoso, influente fra i progressisti e un po’ guru, ha fondato e dirige il Center for Advanced Hindsight all’università Duke, dove fa esperimenti sull’onestà, la disonestà e l’irrazionalità, e su come incoraggiare la prima e scoraggiare le altre due.

Ma ora, scrive Catherine O’Grady di Science sotto il titolo “Fraudulent data raise questions about superstar honesty researcher

  • Alcuni ricercatori mettono in discussione il lavoro di Ariely, dopo che il 17 agosto un post [del blog Data Colada] aveva rivelato che un celebre articolo del 2012 sulla disonestà di cui è co-autore si basa in parte su dati falsificati. Tutti e cinque gli autori concordano sulla falsificazione, ma… Ariele ammette che è stato l’unico a usare la prima versione nota del file, che contiene i falsi.

Nega di averli inventati, ha subito segnalato la questione all’ufficio per l’integrità scientifica di Duke, e ha chiesto anche lui la ritrattazione dell’articolo.

Su sua richiesta, un’assicurazione aveva chiesto a >13 mila automobilisti di firmare in cima o in fondo una dichiarazione con il chilometraggio che aveva percorso la loro macchina, e gli aveva inoltrato il file con i risultati. Adesso non ha più le mail che potrebbero spiegare quando e come le cose sono “andate storte”, la persona con la quale aveva organizzato il tutto ha cambiato lavoro e non è più reperibile.

Dopo 10 anni, può darsi.

Però i risultati erano contraddetti in articoli usciti nel 2015 e in aprile 2017. Nel 2020 l’esperimento con dei volontari venne rifatto da Ariely e co-autori, più una dottoranda e un prof della Harvard Business School. Diede il risultato opposto: non c’era più alcuna differenza nell’onestà o meno dei due gruppi.

Mancavano differenze anche nelle dichiarazioni dei due gruppi di automobilisti, in quelle originali la maggior parte arrotonda i chilometri. Nel foglio di calcolo (? spreadsheet) di Ariely, l’ultimo numero varia equamente da zero a 9. Il chilometraggio non segue una curva a campana, ma ha un distribuzione uniforme. Lo stesso numero di automobili percorre meno di 10 mila miglia e tra 40 e 50 mila, neanche una più di 50 mila.

Ariely aveva i dati dal 2008, ha creato lui il foglio; l’ultima modifica risale al 2011; un taglia-incolla in caratteri diversi raddoppia il numero dei partecipanti e i loro dati.

Magari non è stato lui falsificarli, non è così cretino. I nettascienza di buona reputazione

  • hanno chiesto sui social perché mai una società inventerebbe dati sul comportamento dei propri clienti per confermare una teoria di Ariely. 

The Hartford, l’assicurazione, rifiuta di commentare. Forse aveva commissionato il lavoro a un imbroglione e non l’ha nemmeno guardato?

Sui social, un paper tira l’altro. Nelle riviste, è “in questione” anche il celebre articolo su uno stesso placebo che è più efficace se costa di più:

Dopo 17 anni, può darsi. Tuttavia

Rif. anche The Economist; Psychology Today; The Times of Israel

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