Etruschi, ultime notizie

Dopo la ricerca su Nature che riscrive la storia dei Polinesiani, una su Science Communications riscrive quella degli Etruschi e i libri di scuola freschi di stampa son da rifare. Almeno gli Etruschi sono in open access, basta stampare l’articolo e incollarlo nel capitolo 1.

Signora etrusca in terracotta, necropoli della Pedata, Chianciano. Foto; Thomas Ihle-CC

David Caramelli, Guido Barbujani e 36 genetisti, archeologi e linguisti, in maggioranza di università del centro Italia e in minoranza del Max Planck di Jena, hanno estratto il Dna dalle ossa trovate in mezzo a reperti della civiltà etrusca, appartenenti a

  • 48 individui vissuti tra 800 e 1 anno a.C. (dall’età dell’oro alla Repubblica romana), 6 individui vissuti tra 1 e 500 anni d.C. (periodo imperiale) e 28 tra 500 e l’anno mille (12 del centro Italia [Toscana e Lazio] e 16 dal sud Italia [Basilicata]).

Totale: il Dna mitocondriale e “~1,24 milioni di polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs)” per ciascuno degli 82 genomi.

Invece di ringraziare Usil, gli autori chiedono scusa ai lettori:

  • avremmo preferito rispecchiare cronologie storiche convenzionali (Etrusca fino ~300 a.C. e Repubblicana fino al 27 d.C.), ma né i grandi intervalli della datazione con il radiocarbonio né i risultati genetici permettono di suddividere l’insieme dei dati in quel modo.

I Romani non li hanno sterminati, gli etruschi.

Coppia prosperosa, necropoli della Pedata, Chianciano, foto I. Sailiko – CC

Una volta analizzati e comparati con quelli dei genomi italiani odierni, i risultati genetici vanno interpretati così (trad. un po’ libera):

  1. Gli individui associati alla cultura etrusca avevano un’elevata proporzione di antenati venuti dalle steppe, nonostante la loro lingua non fosse indo-europea. Se l’etrusco era davvero una lingua precedente alle espansioni dell’età del Bronzo, sarebbe un raro esempio di continuità linguistica e di discontinuità genetica.
  2. Dopo il meticciato dell’età del bronzo, il patrimonio genetico degli Etruschi è rimasto generalmente omogeneo per quasi otto secoli, nonostante la presenza sporadica di individui probabilmente del vicino Oriente, del nord Africa e dell’Europa centrale.
  3. Ascendenze del Mediterraneo orientale hanno sostituito un bel po’ del profilo genetico degli Etruschi durante l’Impero romano.
  4. Un apporto genetico sostanziale da ascendenze nord-europee è stato introdotto nel Medioevo, forse da tribù germaniche venute nel Bel paese.
  5. Il patrimonio genetico delle popolazioni attuali del centro e sud Italia era già così alla fine del primo millennio d.C.

Servirebbe altro lavoro per definire meglio questa geografia, però si sono osservati gli stessi cambiamenti delle ascendenze in Toscana, nel nord del Lazio, nell’Urbe e le sue periferie, il che

  • implica che eventi storici durante il primo millennio d.C, hanno determinato trasformazioni genetiche su larga scala in una parte estesa della Penisola.

Ecco.

Certi discendenti di contadini dell’età della pietra che non venivano dalla Persia bensì stavano in Toscana da millenni, fondarono l’Etruria e prosperano assimilando gli immigrati.

Come raccomandava Mario Draghi prima di diventare presidente del consiglio.

Cultura e lingua a parte, erano indistinguibili dai romani che li hanno assimilati per ius soli al resto dei cittadini romani e son diventati tutti quanti meticci.

Com. stampa del Max Planck, dell’università di Ferrara e articolo di Andrew Curry su Science.

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