Modello Riace

La sentenza è pubblica, provo a capire come mai i giudici del tribunale di Locri hanno condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere e i responsabili delle associazioni locali a carcerazioni più brevi.

(Action Aid ha diversi progetti in Calabria, non nella Locride.)

In sostanza l’ex sindaco sarebbe colpevole di aver passato “gli ultimi tre anni” a nascondere di aver destinato i sussidi per l’accoglienza dei rifugiati a migliorarne le abitazioni, fornire loro un lavoro produttivo e frenare il degrado e l’abbandono di Riace, invece di restituire allo stato quelli che aveva risparmiato sulla diaria dei rifugiati.

Sarebbe riuscito a risparmiare mentre truffava centinaia di migliaia di euro, violando le norme e i tempi della burocrazia. Questo in base ai rapporti degli ispettori mandati nel 2016 dal prefetto Michele Di Bari, secondo i quali la gestione economica dell’accoglienza era un casino.

Succede in quasi tutti i piccoli comuni senza un “terzo settore” già abituato a coordinarsi (cosa complicata anche con Ong ben strutturate!) A Riace come in altri borghi poveri in tutta la UE, le associazioni nascono motivate da un dramma, senza alcuna preparazione. Anche per i comuni i 35 euro lordi al giorno per rifugiato sono tantissimi; i rifugiati creano posti di lavoro dove la disoccupazione è tanta. O lo forniscono c’è bisogno di mano d’opera.

All’inizio le soluzioni sembrano ovvie, facili.

Nelle discussioni intercettate, i temi ricorrenti sono i soldi non ancora versati alle associazioni e quelli che hanno già speso prima di ricevere i fondi SPRAR. Nessuna ha pensato di creare una riserva di tre mesi – sempre che fossero riusciti a raccogliere donazioni sufficienti, in una zoma notoriamente “depressa” – o di dotarsi di una contabilità e di una revisione dei conti e includerle nei costi di gestione.

Le trascrizioni sono caotiche, per me spesso incomprensibili. Un accavallarsi di problemi urgenti, di ricevute che mancano, di preventivi che raddoppiano, di soldi che cambiano destinazione.

Da un lato ci sono reati amministrativi da parte del Comune, spesso per omissione, da dove salta fuori quel contraente non autorizzato? Dall’altro ci sono abusi di fondi pubblici da parte di alcune delle associazioni locali.

Una dipendente comunale ostinata chiede spiegazioni senza riuscire a ottenerle. A volte il sindaco dice il problema è una “questione tecnica” e quindi devono risolverla il responsabile tal dei tali con il tecnico tal dei tali, e sono tutti un po’ smarriti.

Lucano è stato trovato “senza un euro in tasca”, scrivono i giudici, ma la sua povertà era un’illusione creata ad arte. I suoi piani per il futuro erano criminali, e segreti – nelle intercettazioni non ne parla mai – ma i giudici li hanno intuiti.

L’acquisto del frantoio e delle case-albergo per i turisti attratti dal successo internazionale del modello Riace, il festival del cinema e i concerti erano “investimenti in forma privata”:

  • una forma sicura di suo arricchimento personale, su cui egli sapeva di poter contare a fine carriera, per garantirsi una tranquillità economica che riteneva gli spettasse, sentendosi ormai stanco per quanto già realizzato in quello specifico settore, per come dallo stesso rivelato nel corso delle intercettazioni ambientali che sono state esaminate.

Chi è mai stato condannato a 13 anni di carcere per peculato? La Lega ha rubato 49 milioni di euro allo Stato che le ha concesso di rimborsarli a rate diluite su 76 anni.

E Lucano dovrebbe restituire in una volta 750 mila euro che, stando alla sentenza, non hai intascato?

Anche a Radio popolare diceva di essere sfinito e insieme era fiero della vitalità di quel paesino. Perfino i giudici riconoscono che il suo sistema di integrazione era “encomiabile”, ma diversamente dal procuratore e dagli avvocati difensori non ci vedono alcuna attenuante,

  • alcuna traccia dei motivi di particolare valore morale o sociale per i quali egli avrebbe agito, essendo invece emerso dal contenuto delle intercettazioni che la finalità per cui egli operò per oltre un triennio non ebbe nulla a che vedere con la salvaguardia degli interessi dei migranti, della cui presenza egli tuttavia ebbe a servirsi astutamente, a mò di copertura delle sue azioni predatorie, solo allorquando furono resi noti i contenuti di questa indagine, perché fu in quel momento che ebbe la necessità di mascherare le ragioni di puro profitto per le quali ebbe realmente ad operare.

Eppure nel 2017 gli ispettori mandati di nuovo dal prefetto Di Bari non avevano trovato “ragioni di puro profitto”. A loro avviso, le anomalie gestionali erano in via di risoluzione.

Eppure nella sentenza, le intercettazioni e le eventuali coperture sono precedenti al 2018 e nessuna riguarda un profitto personale di Lucano.

Da come i giudici calcolano gli stipendi di alcuni responsabili di associazioni, due o tre potrebbero essersi arricchito davvero. Lucano no, visto che non aveva “un euro in tasca”. In compenso era il capo di associazioni a delinquere i cui responsabili erano stati travolti dal suo “ruolo carismatico” e gli ubbidivano perché essendo stati prescelti come “partecipi” alle truffe, sapevano di

  • poter conseguire illeciti profitti, attraverso i sofisticati meccanismi…

Sarà mica un’allusione alla moglie del prefetto Di Bari?

In cambio dei soldi, gli associati a delinquere gli avrebbero fornito un “sostegno elettorale”. Chissà come ci saranno rimasti male quando ha rifiutato di presentarsi alle elezioni politiche e alle europee.

La cosa più bizzarra, per me, è che per non pagare i diritti alla SIAE, Lucano le scrive che il concerto di Vecchioni era stato annullato. Perché un falso in atto pubblico così palese? Se non ricordo male, i media avevano riferito che il parroco Giovanni Coniglio – il suo principale accusatore – aveva fatto suonare le campane per disturbarlo.

Per il resto, il giorno dopo la sentenza Giuliano Pisapia diceva a Radio popolare che era stato “un processo alle intenzioni”. Ha ragione, trovo.

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