Tempo di meditare

Buon Natale. Rubo il titolo del post a Leonid Schneider che invita a meditare sull’attendibilità della ricerca biomedica e delle riviste che la pubblicano.

Questo articolo fieramente pubblicato dai PNAS deve far sorridere come le burle natalizie del BMJ? O è una réclame per l’Ingegneria interiore che previene e cura ogni patologia, perfino il covid in un trial concluso due anni prima che esistesse?

Leonid ha molte domande tecniche, ma ce ne sono altre. Quale meditazione ingegneristica viene insegnata, previo pagamento, al Sadhguru Center for a Conscious Planet fondato da alcuni autori nonché ricercatori di università prestigiose?

Funziona anche per i cristiani, i musulmani e altri miscredenti?

Altro invito alla meditazione

Sotto il post “Non mollano mai”, Ul magnàn segnala due novità che dal 14 gennaio 2011 promettono di salvare il mondo dalla crisi energetica, climatica ed economica.

Senza mollare mai.

L’ex sceicco della Brianza, Andrea Rossi, sta migliorando l’ultima versione dell’e-cat come usa fare con solerzia da 12 anni. Adesso si chiama E-cat SKLep ed è una scatoletta che pesa 250 grammi, misura 7x7x9 cm e costa 249 dollari. Alimentato con una pila da 12 volt, consuma 1 watt e ne produce 100 per 100 mila ore.

Quasi “Circa” come misurato dal ricercatore Giuseppe Levi e pubblicato su carta intestata dell’università di Bologna.

Non mollano mai.

Nello show del 9 dicembre alimentava una lampada E-cat SK-Led da 10 mila lumen come misurato dal ricercatore Giuseppe Levi e pubblicato su carta intestata dell’università di Bologna. Purtroppo il 14 dicembre la lampada è stata ritirata dal mercato dove non era ancora arrivata.

Un true believer è deluso:

  • You promised us to sell at a price below 350 dollars per kwh, now you ask for 2490 dollars per kwh.

Sembrano un po’ tanti anche a me. Altri commenti sono scettici, ma qualcuno continua ad aspettare seduto sulla riva del fiume di veder passare i cadaveri di noi patoscettici.

Invece la notizia clamorosa è che “l’ing.” Fulvio Fabiani è diventato un concorrente del suo benefattore e cerca fondi pure lui per uno scaldino a fusione fredda chiamato Urangara.

Sponsorizza il prodotto il pensionato Jean-Paul Biberian, un true believer nel becher di Fleischmann e Pons e in ogni miracolo della fusione fredda avvenuto dal 1989 a oggi.

***

Di mio sto meditando sulle lezioni impartite dal post precedente che rimarrà in homepage per 3 mesi. La prima è che se un’autorità competente usa un termine “incongruente”, non posso usarlo nemmeno fra virgolette.

La seconda è che per le riviste che fatturano servizi editoriali senza fornirli devo trovare un aggettivo diverso da “spennapolli”.

La terza è che forse dovrei mollare…

17 pensieri riguardo “Tempo di meditare

  1. Forse si cara Sylvie. Purtroppo son più forti loro.
    Sembra una legge di natura. Come la gazzella si sveglia ogni mattina sapendo di dove correre per non farsi mangiare dal leone, il venditore di olio di serpente deve inventarne sempre una nuova per tenere l’allevamento di pesci abbocaloni sempre pieno e fruttifero. Altrimenti come “campa” la famiglia?
    Una rilettura della famosa teoria della Montagna di Emme farebbe riflettere ed invitare ad alzare le braccia. Avete vinto. Non c’è gara… (ma almeno qualche risata ce la possiamo permettere?)

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  2. Mollare? Giammai!

    Piuttosto cambiare stile:
    anziché “spennapolli’, chiamarli “geni”, per dire, come nel miglior stile del trio medusa* (niente più “facepalm” ma “bravi”, di fronte a scivoloni manifesti).

    Dopodiché, non si può più parlare di “offese al (sacro?) onore”, perché nessuno ha dato dell’imbroglione all’imbroglione. Anzi, gli ha detto “bravo, sei un genio”. L’importante è resistere alla tentazione di aggiungere l’ovvio “della truffa”, che sennò son guai persino quando è manifesto

    *
    Mai dire goal

    Non che seguissi, ma certe telecronache di partite loro erano imperdibili

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  3. Quasi come misurato dal ricercatore Giuseppe Levi e pubblicato su carta intestata dell’università di Bologna.

    Interessante… in entrambi i testi, Levi scrive

    “As part of the contract between the Department of Physics and Leonardo Corporation have been carried out some measurements of the performance of an SK-Ecat prototype”

    Levi quindi sostiene (a fine 2021) che è in essere un contratto tra il Dipartimento di Fisica (dell’Università di Bologna? ma non era “Dipartimento di Fisica e Astronomia”?) e la Leonardo Corporation?
    Non certo quello che l’Università ha rescisso a inizio 2012, per il mancato pagamento dei famosi 500’000 euro da parte della controparte, anche considerando che l’Università ci informava di averlo stipulato con la EFA s.r.l., non con la Leonardo Corporation.

    Peccato che l’Alma Mater Studiorum non abbia mai brillato in trasparenza in questa vicenda, altrimenti sarebbe interessante sapere se risulta questo nuovo contratto. E che Levi ci stia lavorando, scrivendo anche che (anche questo in entrambi i testi)

    “The author declares that there is no potential conflict of interest or any relationship of a financial or personal nature with any person, firm, or organization that would inappropriately influence the conduct and results of this work.”

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  4. @ Oca Sapiens

    La seconda è che per le riviste che fatturano servizi editoriali senza fornirli devo trovare un aggettivo diverso da “spennapolli”.

    Ma… in effetti il termine “spennapolli” non mi ha mai convinto molto. E’ che da’ l’idea che coloro che pagano per i servizi non forniti siano “polli”, ovvero vittime inconsapevoli.
    Ci saranno sicuramente anche casi di quel tipo, ma (nel mio profondamente radicato pessimismo nei confronti della specie umana) sono convinto che i clienti siano, il più delle volte, perfettamente consapevoli di cosa, effettivamente, (non) acquistano. E che siano felici così, potendo pubblicare articoli che non supererebbero, altrimenti, una peer review di una rivista seria. Rimpolpando un curriculum che, temo, spesso e volentieri viene valutato sulla quantità e non sulla qualità.

    Per il resto… penso che CimPy abbia inquadrato il problema: in Italia è (o, per lo meno, può essere) un reato dire pubblicamente che un imbroglione è tale. Io ho sempre trovato assurdo questo aspetto del nostro codice penale ma… tant’è.
    Bisogna prenderne atto.

    L’ironia può essere una soluzione.

    Ad esempio… anziché parlare di “riviste spennapolli”, potremmo provare a riferirci a loro come “riviste beer-reviewed” (anche se mi fa un po’ specie infamare in quel modo una tanto nobile bevanda)… o magari “cash-reviewed” (anche se, temo, è troppo realistico e poco divertente). Insomma… con un po’ di sana follia, la soluzione la si trova.

    Nel frattempo… approfitto per augurare a tuttə Buone Feste e Felice 2022.

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    1. Cimpy,
      “cambiare stile”: non saprei come, hanno provato a querelarmi anche per articoli entusiasti su Oggi Scienza.

      E.K.Hornbeck,
      è curioso che lo scriva la persona con i maggiori conflitti d’interesse d’Italia e ancora di più che il Dip di F&A sfidi di nuovo il ridicolo e affidi un ricercatore un lavoro da elettrotecnico.
      Adesso correggo “Quasi come misurato” in “circa”, non vorrei dover abiurare un’altra volta.

      Erre,
      “figuratamente”: meno male, son giorni di brindisi.

      ri-buone feste.

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  5. Riviste beer-rewieved non va bene. Ci vuole l’elogio sentito

    Ad esempio, di un articolo con un impact factor negativo, dire che ha il miglior indice del mondo. Di una rivista con revisione dubbia, dire che tutte le altre cercano, senza riuscirci, di imitarla…

    Però un termine singolo forse Erre riuscirebbe a trovarlo, chissà

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    1. @ CimPy

      Riviste beer-rewieved non va bene. Ci vuole l’elogio sentito

      Se venisse da me, l’associazione alla birra sarebbe sicuramente un elogio sentito. Estremamente sentito.

      Ad esempio, di un articolo con un impact factor negativo

      Oppure potremmo descriverlo come “impact fractor”, e paragonarlo a una pallottola, qualcosa di dirompente nel proprio campo.

      Però un termine singolo forse Erre riuscirebbe a trovarlo, chissà

      Eh, si’… ci vorrebbe proprio Erre.

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  6. Da Camillo Franchini,

    Facile prendersi gioco di Rossi, Levi, Focardi; meno ovvio ricordare che il Presidente dell’INFN Prof. Antonio Zoccoli è coautore dell’articolo First experimental results at the gran sasso laboratory on cold nuclear fusion in titanium electrodes, Journal of Fusion Energy volume 9, pages 209–213 (1990), dove si legge:

    The results obtained provide a neutron emission rate comparable in size to the one recently reported by Joneset al. in an electrolysis experiment performed with a different apparatus in ordinary laboratory conditions. They provide more evidence in favor of low-level cold nuclear fusions in metals.

    Se ne sono viste di belle in 32 anni di ff. Ormai non vale più la pena di occuparsene. Saluti e auguri.

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    1. @Camillo Franchini

      Antonio Zoccoli è un esempio di quelli che “hanno mollato”, oltre a essere uno dei rari – forse il solo? – prof di Unibo a criticare pubblicamente lo show di gennaio 2011, rif. interviste del 19 gennaio (Galileo) e del 28 aprile (Panorama) salvate qui: https://mirabilissimo100.wordpress.com/tag/fusione/

      Negli anni ’80 c’era molta curiosità per i risultati di Steven Jones con la muon catalyzed fusion di Sakharov, Frank, Alvarez ecc. D’altronde li pubblicava su Nature, mica li raccontava in conferenze stampa…
      Dopo quelli del 1989, Jones e il suo gruppo hanno provato a replicarli sotto il Gran Sasso – con Bertin, Zoccoli et al. – e in tre o quattro laboratori americani. A volte misuravano un eccesso di neutroni. a volte no, finché hanno capito che sbagliavano a interpretare i dati.

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  7. “La terza è che forse dovrei mollare…”

    Per favore no per quanto possa essere un invito egoistico (Legge di Miller: Non puoi dire quant’è profonda una pozzanghera finché non ci finisci dentro.).

    Per quanto mi è dato di capire (ed in effetti non capisco come si è giunti a questo) l’etichetta è salva, la sostanza mi pare invariata ed il pozzo ha acquisito un nuovo livello di torbitità. Solidarietà. Sto aspettando un cicinin di effetto Streisand, ma per ora vedo avvisi Google su dati personali e indicizzazione.

    Cambiare stile? In un tale ecosistema e con le spalle piccole, forse conviene. Magari imparare dagli stessi, dopotutto quanto da medicina ‘alternativa’ di passa a ‘complementare’ o ‘integrativa’ mettendo inoltre in un unico calderone più materie come se avessero la stessa valenza (senza avere gli attributi per disquisire: omeopatia non fa rima con fitoterapia), se non è questo un colpo di ‘genio’ (virgolettato). Tristemente di questi tempi più che un buon avvocato verrebbe da affermare che è più utile un consulente marketing.
    Non lo so, non avendo un cuor di leone come un’Oca, a questo punto se l’essere diretti (Rovelli: ‘Prima di scrivere questo articolo ho esitato, per timore di finire anch’io citato per diffamazione’) porta a beghe giudiziarie in solitudine tanto vale limitarsi ad esporre dati e problemi ed augurarsi che chi ha bisogno di intendere capisca. Pessimo consiglio comunque. Sarà che spulciando nel web mi è capitato un documento analogo dove ho concluso una discretà pavidità di un gruppo giornalistico a riguardo e a torto o ragione.

    Si procede a passo di gambero.

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    1. Grazie di averci meditato anche lei, M.M., E’ vero, dovrei dare per scontato che a chi mi legge bastano le citazioni e i link alle fonti – Mi doterei di un consulente marketing, ma non ho niente da vendere…

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    2. Grazie di averci meditato, M.M. Non mi sembra un pessimo consiglio, ormai dovrei dare per scontato che a chi mi legge bastano citazioni e i link alle loro fonti. E smetterla di arrabbiarmi perché chi dovrebbe controllare non lo fa.
      Buon anno.

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      1. Un consulente di marketing potrebbe obiettare che anche lei ha qualcosa da vendere anche se immateriale: la ‘razionalità’ o perlomeno l’invito a ricercarla. Poi rifiuterebbe subito l’incarico perchè è più facile puntare sulle emozioni (…).

        Immagino che la maggioranza apra i link per puro spirito di approfondimento, ma è inutile evidenziare che data l’attività ci sarà sempre qualcuno in attesa di qualche passo falso ed il sistema non è perfetto. Non lo è partendo dalle considerazioni di fondo espresse dall’articolo di Rovelli, temi che a memoria mi pare siano approfonditi nel libro ‘Tribunale e scienza’ di Simonetti edito da Fandango e, se ben ricordo, si concludeva con l’auspicio di una costante attività di prevenzione culturale da parte dello Stato.
        Io purtroppo non noto tutta questa frenesia di prevenire (nè culturalmente, nè strutturalmente) ed invece vago tra lotte puntiformi piuttosto in solitaria, anzi…, mentre scrivevo il commento sopra stavo appunto rileggendo un post su MedBunker: https://www.medbunker.it/2016/09/quando-la-pseudoscienza-infiltra-le.html

        Premessa quindi l’inazione di chi deve vigilare ed informare, aggiungiamoci che passare da ‘alternative’ a ‘complementari’ non è solo un tentativo di inbucarsi alla festa ma influisce sul nesso di causalità e diventa una roulette di conclusioni quando si passa a chi deve interpretare nel tutelare questa o quella parte in causa. Non entro nel merito, non mi sono fatto il mazzo per anni a combattere la disinformazione e quindi non ho neppure la dimensione del fenomeno nè competenze giuridiche.

        L’unica opinione personale è che poco importa quanto in buona o in malafede, direttamente, indirettamente o senza nesso si possa essere ritenuti responsabili. Se nell’ambito della salute si promuovono pratiche che non hanno attualmente un riscontro scientifico e si rimane nell’ambito delle pseudoscienze, ci sarà sempre qualche caso in cui un paziente farà sue queste mistificazioni con buona pace della ‘complementarità’ e non è da escludere un terzo attore in ambito medico ad incoraggiarlo. Il resto alle statistiche. C’è comunque una responsabilità intrinseca di cui tenere conto.
        Resta l’amaro in bocca perchè i problemi restano, il post in evidenza sarà puntualmente strumentalizzato in una fallacia indebita (tra le tante) ed in definitiva c’è la sensazione di avere fatto un passo indietro.

        Buon anno anche a lei.

        PS: per titarsi su (o giù a seconda di come si interpreta l’atmosfera surreale) ci sarebbe ‘Don’t Look Up’. Non sarà un capolavoro, un po’ grossolano, ma è comunque un contributo per far riflettere che forse c’è bisogno di tante Oche (Sapiens ovviamente).

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      2. Pardon all’autore: il titolo è ‘La Scienza in tribunale’. Dovrò chiedere al farmacista un rimedio alla memoria anche se temo una lista di prodotti inutili tranne ‘Legga di più, qualche esercizio mentale, stia più attento quando scrive’.

        A questo punto colgo l’occasione per aggiungere che la responsabilità intrinseca di cui sopra la considero tanto rilevante quanto la professionalità ed il curriculum della persona in relazione alla capacità di influire sui processi cognitivi altrui. Un piccolo tassello in più rispetto alla deontologia professionale.

        Mi pare quindi che la complessità non manchi e ad ognuno le sue considerazioni quando si legge, sempre dall’articolo di Rovelli ‘parole forti necessarie’.

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      3. Non si preoccupi, M.M., Luca Simonetti è un vero signore. Non se l’è presa nemmeno quando ho sbagliato il suo cognome…
        Raccomando anche il secondo volume:
        https://archivio.ocasapiens.org/index.php/2021/02/10/ne-scienza-ne-giustizia/

        “Don’t look up”: ne stiamo discutendo nel gruppo di Climalteranti. In generale ho l’impressione che i ricercatori abbiano apprezzato la satira – e il suo successo di pubblico.

        Sulle responsabilità, il discorso sarebbe lungo. Quanta ne ho per non aver convinto un’amica a consultare un oncologo invece di farsi curare il tumore al seno dall’omeopata tanto disponibile e di fiducia, ma “irresponsabile” fino alla fine?

        Sarebbe lungo anche sulla differenza tra “alternativa” e “complementare”. Sulle vetrine di molte farmacie ogni anno un cartello annuncia il “vaccino omeopatico contro l’influenza”. E da un anno c’è un kit di rimedi omeopatici che “elimina” il vaccino anti-covid dall’organismo. Sono entrambi “alternative”? O il kit essendo totalmente inutile rientra nella categoria “complementare”?

        il post in evidenza sarà puntualmente strumentalizzato: non ne dubito, ma forse qualcuno si accorgerà che avrei diffamato una fondazione anni prima che esistesse e cercherà le continuità o meno con l’associazione di cui parlavo.

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      4. Oh! Grazie per il link, mi ero perso post e ‘La vendetta’.

        A me ‘Don’t look up’ è piaciuto. Avevo letto di critiche su un’eccessiva stereotipizzazione di alcuni personaggi, ma è scelta voluta, non è certo un documentario. Risate e qualche sospiro. Nel provare a fare comparazioni il metro di giudizio comincia da ‘Il dottor Stranamore’.

        Tra responsabilità e terminologie, lei è in grado di fare un discorso più articolato in virtù del lavoro svolto in tutti questi anni, oltre ad avere un cognizione più ampia sull’effettiva gravità dei problemi descritti. Per l’appunto ho introdotto i personali limiti e ci tengo a specificarlo perchè senza questa cognizione di causa si rischia di giungere a conclusioni affrettate nel soppesare il livello delle critiche e dei toni.

        ‘Sono entrambe alternative’? Immagino che chi le propone non può fare a meno venderle entrambe come ‘complementari’ con dicitura appropriata consideratà l’efficacia e partendo dal presupposto del riscontro scientifico il termine ‘alternativo’ mi pare sia confinato alla pura esigenza di separarle rispetto alla medicina ufficiale.
        Personalmente se notassi tali avvisi in farmacia l’unica domanda che mi porrei è se sia necessario rivolgersi alle autorità competenti. Dopodichè ritorna sempre alla mente l’auspicio di costante prevenzione di Simonetti (ripeto: se ben ricordo) e di conseguenza segue domanda: se ci fosse questa attività nel prevenire, si vedrebbero ancora questi avvisi? Io tenderei a considerarli trappole cognitive istituzionalizzate.

        Me lo auguro sul post in evidenza, il passo indietro è nel contesto e pensando a chi ha effettivamente bisogno di riflettere sulle problematiche esposte a tutela della propria salute e mi sembra di capire che non è impresa facile. Tant’è che mi sono sentito in dovere di esprimere solidarietà per quel che possa valere da lettore.

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