O’s digest 1/2022

Le riviste che leggo erano in vacanza, io pure. Con Leonid Schneider e la sua riserva inesauribile di mascherine Fpp2 in visita a Milano, abbiamo fatto abbuffate di mostre, passeggiate e conversazioni

Why Climate Skeptics Should Back Climate Action | by Theo Sheppard |  THOUGHTS | Medium
La transizione ecologica di Leonid e dell’oca s. contestata dal signor BigOil & Coal

Fine delle ferie e prima rassegna stampa dell’anno, influenzata dalle discussioni con Leonid.

Su Nature, l’editoriale incita ad ampliare le ricerche necessarie per limitare gli effetti della crisi climatica. Oltre alla cattura della CO2 dall’aria,

  • Governi e finanziatori devono anche sostenere gli sforzi degli scienziati per capire la sicurezza e l’efficacia di tecnologie controverse di geoingegneria – metodi per raffreddare artificialmente il pianeta quale l’aggiunta di particelle alla stratosfera per riflettere la luce solare nello spazio – non fosse che per stabilire se ha senso contemplare simili alternative.

Per Leonid e molti climatologi a cominciare da Michael Mann, sono alternative dannose, inefficaci, da irresponsabili. Temo di sì, ma penso che i governi continueranno a rinviare le soluzioni sensate come fanno da quarant’anni e che gli scienziati hanno ottimi motivi di diffidare degli “impegni” presi nel frattempo.

La valutazione dei rischi/benefici delle soluzioni – e delle ricerche per stabilirne la sicurezza e l’efficacia – implica giudizi di valore per la società nel suo insieme.

In quell’editoriale un po’ insipido, avrei messo un link a “The value of values in climate science” di Karoliina Pulkkinen, molti altri ed Erica Thompson su Nature Climate Change. La parte finale “Value judgements in communication” è indirizzata anch’essa agli scienziati, ma va bene anche per i giornalisti.

(E per gli spettatori, stando al post di Gavin Schmidt sulle reazioni al film “Don’t look up”, il più guardato in assoluto su Netflix. Rif. anche le recensioni di Valigia blu, George Monbiot per il Guardian che cita Debord a proposito, due psicologhe per The Conversation, della climatologa Valérie Masson-Delmotte su Twitter.)

(Se vi interessano i valori sociali – e il senso di identità che li sottende – nei paesi UE è uscito un rapporto in novembre.)

(Su un tema affine, Valigia Blu pubblica un bell’articolo sulle “azioni legali intentate da grandi imprese, uomini d’affari o politici che, approfittando dei propri mezzi, attaccano  attivisti, giornalisti o organizzazioni, spesso mettendo a tacere ogni forma di dissenso attraverso stratosferiche richieste di risarcimento.”)

(Valigia blu merita di essere finanziata da chi la legge.)

Fine delle segnalazioni parentetiche per oggi.

Max Kozlov riassume sei preprint sulla diversa infettività di Omicron e delle altre varianti usciti nell’ultima settimana.

Carrie Arnold chiede “La sanità pubblica di precisione è il futuro o una contraddizione?”. Chi risponde di sì pensa che le nuove tecnologie e l’abbondanza di dati sui nostri comportamenti consentono di prendere misure efficaci per gruppi ristretti – come succede durante le epidemie da quando esiste una sanità pubblica. Chi risponde di no, ritiene che “queste tattiche” potrebbero lasciare senza cure milioni di persone.

La “precisione” riguarda la salute dei singoli, la sanità pubblica quella dell’intera popolazione:

  • Il pericolo di questa contraddizione è che si rischia perdere di vista le strategie più low-tech e più difficili da realizzare anche se i ricercatori sanno che migliorerebbero la salute della gente: cure per tutti, un welfare di sostegno e la riduzione delle disuguaglianze di reddito, stando a Mira Vegter, una sociologa dell’università di Wageningen, nei Paesi Bassi.
A proposito

Lara Aleluia Reis, Laurent Drouet e Massimo Tavoni del CMCC e dello European Institute on Economics and the Environment pubblicano sul Lancet Planetary Health un modello (esce per la Befana e si chiama Witch!) che integra altri due modelli: uno dei cambiamenti climatici e uno dell’inquinamento dell’aria e conseguente mortalità e danni economici.

Provano a simulare fino al 2050 gli effetti di interventi “ottimali” per ridurre le emissioni di gas serra, l’aumento delle temperature come da Accordo di Parigi, il livello di ozono e del PM2.5, partendo da sei scenari socio-tecno-economici (SPP).

Morale: prima si agisce per migliorare la qualità dell’aria e si applica una carbon tax, più si risparmia sui costi della mitigazione climatica,

  • si riducono le disuguaglianze e si accresce il benessere globale e regionale,

di più nei paesi poveri. Oltretutto nel 2050 si risparmierebbero circa 1,6 milioni di morti premature/anno, un milione in più rispetto a quelle risparmiate dalla sola mitigazione. Com. stampa del CMCC.

A proposito bis, Dimitri Kalashnikov et al. quantificano su Science Advances il legame tra l’aumento della temperatura, degli eventi estremi (incendi) e dell’aria inquinata nell’ovest degli USA:

  • La frequenza, l’estensione spaziale e la persistenza temporale di co-occorrenze estreme di PM2.5/ozono sono aumentate significativamente tra il 2001 e il 2020, aumentando l’esposizione della popolazione a molteplici inquinanti dell’aria di 25 milioni di giorni/anno. (Grassetto mio)
In fisica l’anno comincia bene

O male per chi spera nel crollo del modello standard.

Su Nature, esce il paper della collaborazione BASE al Cern. Stefan Ulmer et al. hanno confrontato uno a uno il rapporto carica/massa di decine di migliaia di anti-protoni (il Cern ha una fabbrica che li produce e li “conserva” per anni) e di ioni idrogeno negativi (con 2 elettroni) che facevano le veci dei protoni. La simmetria CPT di materia e antimateria prevista dal modello standard è stata verificata con “un’incertezza frazionale di 16 parti per trilione”, vale a dire una precisone 4,3 volte maggiore rispetto al paper del 2015:

  • The final result, −(q/m)p/(q/m)p¯=1.000000000003(16), is consistent with the fundamental charge–parity–time reversal invariance 

Complimenti per la perseveranza, ma dopo l’upgrade della strumentazione il risultato era un po’ scontato. La sorpresa è in fondo al paper, quasi come un’osservazione fuori tema.

Ulmer et al. hanno anche fatto cadere protoni e anti-protoni nel campo gravitazionale della Terra in vari mesi dell’anno (finivano anche loro in una trappola di Penning), per tentare di misurare una divergenza, una violazione del principio di equivalenza previsto dalla relatività einsteiniana.

In pratica è come se avessero buttato chili e chili di piombo e di piume dalla torre di Pisa. Non hanno visto differenze, ma l’incertezza è di 3 parti per cento. Com. stampa del Cern.

Poi passo a Science.

4 pensieri riguardo “O’s digest 1/2022

  1. I think FFP2 is a very useful thing, and worth advising, but forcing people to wear it outside of hospital setting is just wrong, in my view. Because those who cannot afford to pay at least €2 for an FFP2 mask will keep using the same mask for days and weeks, and what useful useful is that? These FFP2 mandates are made by politicians who have no other ideas for the pandemic and who don’t know how poverty feels. A surgical mask costs 10-20 cents and everyone can afford it, including to replace a worn-out mask. And if you wear your FFP2 under your nose, well…

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