La pistola a clatrati

Stefano Cosmaro sa che mi piacciono le ricerche sui foraminiferi e quello che raccontano del clima passato. Così via Twitter mi ha segnalato “Evidence for massive methane hydrate destabilization during the penultimate interglacial warming“, di Syee Weldeab et al. sui PNAS, però open access.

Potrebbe essere un’altra conferma dell’ipotesi della “pistola a clatrati” secondo la quale il riscaldamento del mare destabilizza gli idrati di metano e il mare, alla pressione giusta, si degassa mandando in atmosfera il metano tale quale e ossidato in CO2 i quali fanno fuori l’era glaciale. (Agg. 26/08: molti la chiamano “teoria”, ma mi sembra ancora da dimostrare.)

Forse va spiegata meglio.

All’inizio di un periodo interglaciale gli oceani si riscaldano in modo non uniforme. Nell’Atlantico settentrionale per esempio, dove sotto la Groenlandia il ribaltamento della cinghia di trasmissione termica (AMOC) ridistribuisce verso sud l’acqua fredda della fusione delle calotte glaciali. Comunque dove la temperatura del mare aumenta di più, gli idrati di metano – degli strati di cristalli d’acqua gelida fatti ad alveoli con dentro molecole di gas – si sfasciano e il gas fuoriesce.

Nella calcite dei propri gusci o esoscheletri, i foraminiferi – parlandone da vivi – incorporano carbonio. Dal rapporto tra gli isotopi di carbonio-13 (detto δ13C) più abbondanti nel metano degli idrati, e quelli del carbonio-12 diffuso nell’ambiente, stabile e usato di preferenza dai foraminiferi, si deriva l’origine del metano, la temperatura del mare – più piccola la differenza, più alta la temperatura – e altre informazioni.

Il paleoclimatologo Syee Weldeab et al. si sono concentrati sulla composizione di svariate specie di foraminiferi estratti a circa 700m nel golfo di Guinea, al largo della Nigeria, in sedimenti corrispondenti all’inizio della penultima deglaciazione, tra 126 e 125 mila anni fa. Alla profondità intermedia della colonna d’acqua, quella dei sedimenti carotati,

  • la temperatura era aumentata di 6,4-6,8 °C in risposta a un indebolimento relativamente breve e modesto dell’AMOC durante l’Eemiano, quando le temperature tropicali alla superficie erano di 1,5-2 °C superiori a quelle del primo Olocene.

Pertanto “un’importante implicazione” del racconto dei foraminiferi (e non solo, ma i protagonisti sono loro)

  • è che in condizioni climatiche più calde, l’impatto di un indebolimento dell’AMOC sulla temperatura delle acque intermedie è eccezionalmente forte.

La cattiva notizia è che la maggior parte del riscaldamento globale viene assorbita dagli oceani. La buona notizia è che per ora la maggior parte dei clatrati sembra trovarsi in acque più profonde e meno tropicali…

*

Effetto Fox News

Su Nature Communications, Gregg Sparkman et al. pubblicano i risultati di un loro sondaggio nel paper intitolato “Americans experience a false social reality by underestimating popular climate policy support by nearly half“. Gli americani di ogni stato e fascia demografica favorevoli agli interventi per il clima credono di essere una minoranza, mentre è vero il contrario, un fenomeno detto “ignoranza pluralistica”.

Cause “preliminari” dell’ignoranza:

  • (i) gli intervistati (conservatori) più contrari agli interventi ne sottovalutano di più il sostegno; (ii) l’esposizione a norme locali più conservatrici e (iii) il consumo di notizie conservatrici porta a percezioni più errate.

Gli intervistati “liberali potrebbero ritenere, sbagliando, che le loro opinioni sono meno comuni di quanto siano in realtà”, un fenomeno detto “falsa unicità”.

Fra le implicazioni, questa sottovalutazione del consenso può diventare

  • una profezia che si autorealizza: […] può inibire il sostegno per le soluzioni necessarie e minare gli sforzi nascenti per un cambiamento sostanziale.

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