Agricoltura non bio – II

Ieri i carabinieri hanno arrestato sei persone use interrare da anni tonnellate di rifiuti tossici mascherati da terriccio color Hot pink con sfumature Magenta haze nei pascoli di bovin* da latte o da carne tra Como e Milano.

Foto: Carabinieri Como

In maggio, avevano arrestato altre persone use concimare da anni con fanghi tossici i terreni poi inseminati a cereali tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia. L’altro ieri Caterina La Porta e Stefano Zapperi…

Meglio se comincio dall’inizio invece d’in medias res o sembrano carabinieri o che l’oca salti di palo in frasca per dirla con una metafora agreste, ma quando mai!?!

Oncologa biomolecolare lei, fisico teorico lui, alla Statale di Milano hanno messo su il Centro per Complessità e i Biosistemi dove collaborano con specialisti di altre discipline per costruire metodi e altri strumenti predittivi, concettuali insomma. Li pubblicano con le istruzioni per l’uso e invitano altri ricercatori a provarli e a migliorarli.

Negli ultimi anni erano noti per le ricerche sulle cellule tumorali, come si deformano, riproducono, migrano in altri tessuti dove formeranno metastasi. Non mi aspettavo un paper con Maria Rita Fumagalli, Maria Chiara Lionetti (ciao!) e altri due Stefano (Bocchi e Gomarasca), di biochimica idro-agricola intitolato:

Questa volta lo strumento-metodo si chiama “pipeline”.

Caterina, Maria R, Maria C e i tre Stefani hanno preso una montagna di big data: tutte le analisi dell’acqua fatte dall’ARPA Lombardia durante il 2018. Hanno calcolato l’abbondanza di contaminanti, per le varie geolocalità dalle Alpi alle pi in giù nelle acque di superficie e di falda. Il vantaggio della Lombardia, spiegano all’inizio, è che

  • ha il maggior uso di sostanze agrochimiche in Italia [e…] un’interessante idrografia con molti laghi, fiumi, canali e sorgenti.

Oltre all’abbondanza, c’è anche tanta varietà insomma. Quanto alla complessità, riguarda la presenza di più contaminanti, tutti rilevati “oltre il livello legale”. Risultato:

  • Gli erbicidi e gli insetticidi rappresentano il 33% di tutti i parametri analizzati per le acque superficiali e il 36% per quelle di falda.

Immaginavo che il glifosato e l’acido amminometilfosfonico (AMPA), il suo metabolita principale, fossero onnipresenti e in quantità superiori a tutti gli altri. Le massime concentrazioni di glifosato e AMPA si trovano dalle parti di Treviglio e di Varese, entrambe con “un’interessante idrologia” di fiumi, canali e rogge maleodoranti.

Tra altre sorprese, la concentrazione di insetticidi è quasi uguale nelle zone alpine e a valle.

  • Dodici erbicidi e quattro metaboliti stabili sono presenti in combinaazione con il glifosato e/o l’AMPA, di cui 4,6-dinitro-ortocresolo, metolaclor, molinate, oxadiazon, atrazina, diclobenile (2,6 diclorobenzammide) non erano più in vendita.

L’atrazina! E’ vietata da trent’anni e c’è ancora in concentrazioni misurabili.

A subire gli effetti sinergici di glifosato e AMPA più bentazone e terbutilazina – le combinazioni più frequenti di erbicidi – è stato un organismo modello, detto anche biosensore: la Chlamydomonas reinhardtii.

(A dispetto del nome, non c’entra con la clamidia e non ci infetta. E’ un’alga verde unicellulare, commestibile, insieme bisex e unisex, che si usa per studiare la qualità dell’acqua perché è facile da coltivare in vitro e si riproduce in una manciata di minuti.)

Più contaminanti diversi c’erano nella loro acqua – e in quasi metà dei campioni analizzati dall’ARPA Lombardia – più le alghe erano stressate. Per sopravvivere, si stringevano l’una all’altra in colonie.

Quel pipeline è un sistema che costa poco e dà risultati in una settimana. Magari può diventare un test di routine per un monitoraggio ambientale più efficace, scrivono gli autori.

E più tempestivo, aggiungo io. Se l’ARPA lo usasse, i carabinieri non fermerebbero solo le attività dei criminali dopo anni di criminalità, ma pure quelle degli agricoltori prima che concentrazioni di erbicidi superiori ai livelli legali finiscano nelle falde per decenni.

Come l’altrazina

9 pensieri riguardo “Agricoltura non bio – II

    1. Sure…
      Seriously, did you read Caterina et al’s paper? I didn’t expect such a concentration in ground water. Half-life in water is supposed to be a few days.

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      1. Read it now, very good paper, auguri to Caterina and Stefano.
        Btw, here a great investigation about pesticide industry in USA: https://theintercept.com/2021/06/30/epa-pesticides-exposure-opp/
        Europe is slightly better, certain pesticides are banned here, glyphosate is on its way out despite control authorities defending it, yet our economy relies on destroying and poisoning the environment elsewhere with the same stuff we ban. And then importing the crops to feed the livestock in Europe to satisfy our appetite for meat.

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  1. Arridaje contro il povero Glifosato! Riporto qui un vecchio articolo. Ne avevo anche altri sullo stesso tono ed anche più precisi dal punto di vista scientifico, ma non riesco a trovarli.

    https://www.risoitaliano.eu/il-pericolo-e-la-ragione/

    Aggiungo che a noi agricoltori dispiace (in realtà “ci siamo rotti” , per dirla tutta) essere continuamente additati come responsabili di tutte le porcherie (anche se il fatto che l’ISPRA ritrovi spesso più tracce di inquinanti da acque reflue da centri abitati che da campi coltivati dovrebbe far riflettere), ma invece di accusarci solo, dateci i mezzi per migliorare. Tutti sono concordi nel rilevare che il Glifosato è di gran lunga meno tossico ed inquinante rispetto ai vecchi erbicidi come Diquat, Paraquat, Atrazina & Co. Continuate la progressione e datecene di migliori. Noi agricoltori possiamo usare solo quello che c’è sul mercato sul mercato e non possiamo essere certo noi a fare ricerca e produrne di “più meglio”. E non mi si venga a raccontare la storiella dell’alternativa Bio più o meno dinamico. Le malerbe o si zappano a mano (ben vengano cittadini volontari ” a gratis”!) o si utilizzano mezzi meccanici. Il gasolio non inquina?
    Tempo fa ho letto anche un dettagliato articolo ( che non riesco a trovare) che analizzava costi e consumi energetici confrontando varie tipologie di intervento di 4 diversi metodi di 4 amministrazioni locali nel controllo delle malerbe lungo strade ed altri luoghi pubblici. E’ risultato che chi non aveva usato Glifosato, ma solo mezzi meccanici, oltre ad una spesa tripla o quadrupla aveva cosnumato quantità enormemente superiori di combustibili fossili: gasolio per trattori e trattorini e benzina per decespugliatori motorizzati. Se si valutano solo certi parametri (tracce di erbicidi) e non altri, si hanno certi risultatati, ma non si da certo buona informazione. Con stima.

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      1. Più fuori tema di così…
        La ricerca della Statale *non dice* che quattro diserbanti insieme fanno venire il cancro alle alghe, e quella citata da Leonid Schneider dice che il glifosato *cura il cancro* dei topi (ma è falsificata).

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    1. Se si valutano solo certi parametri (tracce di erbicidi) e non altri, si hanno certi risultatati, ma non si da certo buona informazione.

      Forse mi sono spiegata male. La pubblicazione dei ricercatori della Statale *non* riguarda le varie pratiche agricole per eliminare le male erbe e *non* riguarda il glifosato. Descrive un sistema per identificare l’origine della contaminazione dell’acqua e valutare gli effetti biochimici di tre o quattro contaminanti *di qualunque tipo* presenti nei campioni prelevati all’origine e a valle in concentrazioni superiori *ai limiti legali*
      Come esempio pratico, i ricercatori della Statale hanno usato le concentrazioni di erbicidi misurate nelle acque lombarde nel corso di un anno. Non potevano ignorare il glifosato che ha le concentrazioni maggiori oltre i *limiti di legge*.

      Lo scopo è di monitorare velocemente e con una spesa minima la qualità dell’acqua usata per l’irrigazione. Perché non le va bene?

      Che io sappia, nessun agricoltore irriga i campi con le acque reflue dei centri urbani e i motori a gasolio inquinano, ma quelli elettrici no.

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  2. Si è spiegata male lei: sì. Mi sono adombrato eccessivamente io: sì. A mia parziale discolpa ammetto di essere particolarmente sensibile riguardo a certi argomenti che toccano le attività e presunte colpe di noi agricoltori. E fra questi c’è la questione Glifosato. Non ho dati certi, ma credo che una buona parte (la metà o più?) del Glifosato sia utilizzato in ambito civile, sia da privati cittadini nei loro giardini (io stesso lo uso molto di più in giardino che nei campi) e soprattutto (direttamente o indirettamente) da amministrazioni locali. In ogni caso il rischio maggiore di contaminazione dell’acqua deriva dalle aree urbane con maggiori superfici pavimentate e dove la pioggia dilava tale sostanza nei canali riceventi. Il Glifosato disperso nei campi invece, rimane fermo negli strati superiori del terreno dove viene rapidamente degradato dai batteri presenti senza raggiungere le falde acquifere. La ricerca da lei citata ne da una prova: gli ambiti dove sono stati riscontrati residui più elevati sono la zona di Treviglio (situata subito a sud e a ridosso dell’area periurbana di Bergamo e la provincia di Varese ad altissima densità abitativa (miriade di villette con giardino) e scarsissima produzione agricola.
    Il prodotto di degradazione (AMPA), essendo lo stesso di molti altri composti chimici fosfonati come i normali detersivi, nella ricerca è stato considerato distintamente nelle sue diverse origini? Visti gli usi ed origini perché Glifosato e AMPA sono stati considerati esclusivamente come agrochemicals !!!
    Tra gli agrochemicals più diffusi viene anche citato l’Imidacloprid, un neonicotenoide che da anni (almeno in Italia, Valtellina compresa!) è usato esclusivamente da cittadini contro contro pulci, zecche, tarme, tarli o vari parassiti di orti urbani.
    Di fatto la ricerca da lei citata attribuisce responsabilità ad una categoria (già malconsiderata in altri ambiti), quando invece i veri colpevoli sono altri.
    Noi agricoltori siamo rimasti ramai in pochi e quasi tutti (come me) vecchi e abituati da generazioni a subire ogni genere di vessazioni. Se in pochi reagiamo, non significa che non capiamo.
    Con stima.

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    1. Chissà se riuscirò a essere chiara…

      La parola “geolocalità” indica il luogo dove l’ARPA ha prelevato un campione e quindi dove l’acqua risulta contaminata (o no) oltre i “limiti di legge”. Nel caso dei prodotti agrochimici, i campioni NON sono prelevati in acque urbane o industriali. I chimici sanno collegare il tasso di concentrazione dell’AMPA a quello dei prodotti da cui proviene,

      La ricerca ha usato i dati dell’ARPA per geolocalizzare la presenza di più di un contaminante, e per sperimentare un test che serve a verificare “la qualità dell’acqua” e migliorare il “monitoraggio ambientale”. Non attribuisce niente a nessuno visto che il test è stato provato solo in laboratorio.

      Attribuisco io la concentrazione di atrazina, NON di glifosato, e le Procure quella di altre sostanze illegali, ad agricoltori irresponsabili.

      Il Glifosato disperso nei campi invece, rimane fermo negli strati superiori del terreno dove viene rapidamente degradato dai batteri presenti senza raggiungere le falde acquifere

      Stando alle analisi dell’ARPA – e di agenzie e centri di ricerca nella UE e in America – risulta presente nelle acque di falda. Mi ha sorpreso che nei dati dell’ARPA la sua concentrazione fosse superiore a quella dell’AMPA.

      abituati da generazioni a subire ogni genere di vessazioni

      Dovrebbe vedere quante vessazioni subiscono l’industria alimentare, quella automobilistica o del carbone o del petrolio o della plastica o…! Nella UE, si sentono vessate tutte le categorie che, a differenza di 1,6 milioni di agricoltori, non ricevono il 30% del bilancio comunitario…

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