Scienziati scioccati e studio choc

Sembra uno scioglilingua. Discussione on e off-line sulle alluvioni, a volte in posti che conosciamo bene. Da un lato: “adesso [i governanti] dovranno fare sul serio.” Dall’altro: “ma l’avete visto il PNRR?”

Nei media i negazionisti sono sostituiti dai climatologi, evviva. Ma certi giornalisti scrivono sic et sempliciter che è colpa del riscaldamento globale, sigh…

Veramente incolpano anche la cementificazione (nota).

La nostra rassegna stampa non fa testo, mancano Il Giornale, Libero e La Verità (“esiste ancora?” Sì, oggi il direttore Belpietro opina in prima pagina che “La mania verde ci lascerà al verde”).

Invece c’è chi ha letto sul sito della BBC “Climate change: Science failed to predict flood and heat intensity” e chi sul GuardianClimate scientists shocked by scale of floods in Germany“.

Arrivo sempre ultima…

Nel primo caso, Harrabin intervista meteorologi inglesi che vorrebbero un centro come il CERN, con calcolatori superpotenti. Nel secondo è scioccato un climatologo su tre.

Harrabin riteneva che i modelli e i rapporti dell’IPCC fossero troppo allarmisti, oggi trova che dovevano esserlo di più. Un’evoluzione prevista da Gavin Schmidt alcuni anni fa.

Per Watt, stando a “esperti” il clima potrebbe aver superato una soglia oltre la quale la sua tendenza non sarebbe più lineare:

  • Questa teoria è controversa, ma eventi estremi hanno portato a una maggior discussione su questa possibilità e sull’affidabilità di modelli basati su osservazioni del passato.

Non conosco climatologi secondo i quali ci sarebbe una tendenza unica e lineare. Comunque l’affermazione è contraddetta alcuni paragrafi prima da Carlo Buontempo. Da direttore del Copernicus Climate Change Service al Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine (ECMWF), non confonde modelli meteo locali, e modelli climatici globali.

Né conosco climatologi che ritengono perfetti i propri modelli. Si vede che mi son capitati solo i criticoni.

Nel 2017 Michael Mann – accusato di allarmismo dal 1999 fino a ieri, secondo da sinistra sulla foto – et al. pubblicavano la primahttps://www.nature.com/articles/srep45242 ricerca che attribuiva la persistenza delle ondate di calore o delle piogge torrenziali a onde “bloccate” nell’atmosfera dell’emisfero nord. (In gergo: onde di Rossby rese stazionarie da una “amplificazione quasi risonante” abbreviata in QRA).

L’altro giorno Mike brontolava perché

  • I modelli non ne tengono conto, così sottostimano tuttora l’impatto che abbiamo su questi eventi meteo estremi.

Però nel 2018 scriveva che

  • I modelli [CMIP5] con il riscaldamento amplificato dell’Artico risultano in un aumento più pronunciato di eventi QRA…

Nota

Su Twitter, Steph di Climafluttuante fa un primo attribution study per le alluvioni in Germania, Benelux e Svizzera in 12 tweet più la bibliografia. E’ fra i pochi a ricordare che sì, cementificazione, disboscamento a monte ecc.

  • Ma in tanti altri casi la vulnerabilità è invece diminuita, per es. nel caso di efficace protezione dalle inondazioni, controlli di livello, migliori sistemi di allerta, migliori previsioni meteo ecc. In sostanza: maggiore e migliore prevenzione.

(h/t Steph)

*

C’è chi ha letto sul Messaggero

e si preoccupa per Venezia. Lo studio è uscito su Nature Climate Change, ma a parte il prezzo per i non abbonati, non ho trovato niente di scioccante.

La Luna balla nel senso che ha un ciclo di 18,6 anni per metà del quale le alte maree sono un po’ più basse e le basse maree sono un po’ più alte, il che tampona l’effetto dell’innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale.

Durante l’altra metà, succede il contrario e l’effetto è amplificato. Adesso la differenza è minima, ma a metà degli anni Trenta il livello del mare si sarà alzato di altri 4-5 cm. Le città costiere degli Stati Uniti potrebbero essere allagate da oltre dieci alte maree amplificate in un mese, stimano Ben Hamlington et al. I danni si accumuleranno soprattutto quando ci sarà un Niño e il mese diventerà un semestre.

Sottinteso: tanto più dove, come in Florida, un governo repubblicano impone ai responsabili della pianificazione di usare le misure “storiche”.

Caserinik, a destra sulla foto, legge lo sproloquio del ministro Giorgietti sul Messaggero e s’incavola

S’incavola anche Dan Visioni che ha letto il Guardian.

*

Mi sono accorta oggi che da Climalteranti, Marianna aveva fatto una domanda da lettrice di Rachel Carson:

  • mi chiedevo se le microplastiche possono interferire con il rilascio di ossigeno da parte [del fitoplancton], se quindi (anche) la plastica può influenzare direttamente la [composizione] dell’atmosfera.

Visto che qualche volta legge anche l’oca s. le rispondo qui in modo meno sbrigativo.

L’atmosfera è prevalentemente ricca di azoto, ma per noi e altre creature il suo poco ossigeno è essenziale. Gli oceani “perdono” ossigeno perché l’aumento della temperatura e degli inquinanti cambia la sua biochimica. Attribuire un tot di ossigeno in meno nell’atmosfera a un fattore solo è un’impresa.

Comunque i ricercatori ci provano…

Finché resta in superficie, la plastica intercetta la radiazione solare, quindi interferisce con la fotosintesi dei batteri più ossigenanti del fitoplancton. Su questo mi sembrano tutti d’accordo.

L’ultimo studio che ho visto dice che nell’Atlantico nord, il consumo di microplastiche da parte dello zooplancton potrebbe aver causato un 10% della perdita oceanica. Per quanto riguarda il totale

  • potrebbe aver accelerato il calo dell’inventario globale di ossigeno di un ulteriore 0,2-0,5% nel 2020 rispetto ai valori del 1960 Questo suggerisce un meccanismo mancante nei modelli del sistema Terra che sottovalutano la deossigenazione oceanica nel 21mo secolo.

Con grandi margini di incertezza.

***

Dal commento “Beware of regional heterogeneity when assessing the role of schools in the SARS-CoV-2 second wave in Italy” all’articolo di S. Gandini et al. uscito in dicembre 2020 come preprint, criticato, modificato e riuscito in gennaio come preprint e anticipato in marzo su una rivista minore del gruppo Lancet:

  • I dati ufficiali dell’Ist. Sup. di Sanità confermano che, nazionalmente, dopo l’apertura delle scuole nell’autunno 2020 l’aumento dell’incidenza tra i 10-19enni ha preceduto quello tra gli adulti di >30 anni.

Già, ma S. Gandini et al. hanno preferito fare da sé con i dati disponibili al momento. E informarne subito Il Corriere.

Alle mamme per la scuola preoccupate dai dati Invalsi, suggerisco di leggere l’articolo di Elisabetta Tola su Valigia blu.

6 pensieri riguardo “Scienziati scioccati e studio choc

  1. Segnalo che in questa frase:

    “Adesso la differenza è minima, ma a metà degli anni Trenta il livello del mare si sarà alzato di .”

    si è persa la misura alla fine.

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  2. Grazie, come sempre, per i preziosi aggiornamenti.
    I dati che l’articolo sulla DAD/Invalsi riporta dati piuttosto sorprendenti..
    Quest’anno abbiamo vissuto un incubo, bambini subito a fare il tampone al primo raffreddore, panico per la chiusura della classe accanto e, ovviamente, la famigliola antivax-mask-rianimazione (..ci sono le controfigure, non è vero nulla..) che, partecipando con i figli a tutti gli eventi in cui bisognava non indossare la mascherina, ci faceva rientrare in classe il lunedì col patema d’animo..
    La cosa “ganza” è che reclamavano pure, in maniera velata con i propri comportamenti e fregandosene altamente di zone rosse o gialle che fossero, una specie di diritto all’infezione..(ne parlava lei Sylvie, due post sotto, del famoso art. 438 c.p..questo sconosciuto..).
    Ancora più incredibile e paradossale la paura dei genitori degli alunni nel denunciare la situazione che si era venuta a creare, alla luce del fatto che, tra l’altro, per quest’anno scolastico abbiamo dovuto firmare un vero e proprio ‘contratto’ con la scuola, obbligandoci a controlli, misurazioni, segnalazioni. Tutti zitti (tranne lo scemo del sottoscritto..) come nelle riunioni condominiali in cui bisognerebbe cacciare fuori l’amministratore a calci nel sedere..o almeno gridare ‘fan*ulo alla maggioranza’ https://youtu.be/ca20NEt4VSQ .
    Un’ultima cosa: ho trovato improperi da parte di un grullo (se è seguace dell’inventore del non-telescopio, non trovo altri aggettivi adatti..), in un suo precedente articolo..mi dispiace, mi sono cadute le braccia e ho chiuso. Immagino lei non ci faccia nemmeno caso..almeno ho notato con piacere che la risposta offerta poco dopo era molto efficace :).

    Un caro saluto.
    stefano

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    1. Grazie del giudizio gentile, Stefano, e di protestare quando gli altri tacciono.

      Il “grullo” è un signore 85enne, fiero della propria incontinenza verbale… Da dieci anni scrive commenti volgari e antisemiti sotto vari pseudonimi e minaccia di querelarmi. Se un giorno lo farà, quei commenti faranno comodo agli avvocati, quindi non li cancello.

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