Annali della peste

Ieri scrivevo della lezione danese mentre usciva “Coronavirus: lessons learned to date“, il rapporto molto meno compiaciuto delle commissioni per la sanità e l’assistenza (care) sociale, e per la scienza e la tecnologia della Camera dei Comuni.

E’ diviso in sei capitoli:

  • stato di preparazione del paese per una pandemia;
  • uso di interventi non farmacologici come controllo delle frontiere, distanziamento sociale e lockdown;
  • uso delle strategie “testare, tracciare e isolare”;
  • impatto della pandemia sull’assistenza sociale e
  • su specifiche comunità a rischio;
  • acquisizione e dispiegamento dei vaccini.

I giornali ne esagerano un po’ la severità, trovo. I parlamentari conservatori e labouristi documentano

  • lo scontro tra il governo e la maggioranza della comunità scientifica sull’urgenza degli interventi non farmacologici in marzo 2020;
  • il clientelismo che vanifica le strategie “testare, tracciare, isolare” sebbene il primo test diagnostico disponibile fosse prodotto in Inghilterra;
  • misure annunciate, giustificate con slogan contraddittori, e a volte inapplicabili;
  • un misto di arroganza e dilettantismo, condito da appelli a un “carattere nazionale” forgiato sotto ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, all’eccezionalità inglese;
  • ma anche la “lezione positiva” e salvifica, il sostegno del governo ai vaccini con finanziamenti alla ricerca, una procedura di autorizzazione meno burocratica e infine una campagna vaccinale “fra le più efficienti in Europa e, per un paese delle nostre dimensioni, nel mondo” (la Danimarca dissente, immagino…)

Il rapporto poteva essere più critico, trovo, verso il ritardo nel decidere il lockdown di un anno fa. Verso ministri e consulenti che violavano i divieti appena venivano imposti alla cittadinanza, e gli appelli a un “carattere nazionale” temprato nei bombardamenti della seconda guerra mondiale, a un’eccezionalità degli inglesi d.o.c.

Come nelle cronache medievali della peste, ci sono gli eventi e i sentimenti collettivi, i drammi personali, le discriminazioni, le sofferenze causate da decisioni ideologiche, per es. lasciare il Sars-Cov-2 circolare fino all’immunità di gregge, la fede in un vaccino miracoloso, il trionfo finale.

(La scienza non fa miracoli, ma anche un vaccino imperfetto cambia il rapporto tra contagi/decessi, per esempio.)

Le lezioni e le raccomandazioni che ne conseguono sono riassunte in fondo a ogni capitolo. Nelle “Conclusioni” sono riprese e ampliate, diventano 77 e un programma di politica non solo sanitaria, per evitare un altro “fallimento storico”, tante vittime, ingiustizie, errori, sprechi – e arrivare a un successo altrettanto storico di quello della campagna vaccinale.

In Inghilterra non ci sono regioni con una propria politica sanitaria, è vero, però la struttura del rapporto mi sembra un buon modello lo stesso nel caso il Parlamento decidesse di indagare sulla gestione della pandemia in Italia.

Agg. 14/10

Recensione di Martin McKee per il BMJ: “Following the Science”, but was it the right science? A Parliamentary report raises serious questions about the UK’s covid-19 response.

Marina Hyde sul Guardian nota anche lei una certa indulgenza:

  • (The report gives the government a ridiculously easy ride on the second wave, claiming a lot of things were “not knowable” when they were not simply knowable, but known.) 

Punti di vista molto diversi sulla pandemia in UK nel nuovo numero di Interface Focus, una rivista della Royal Society: “COVID-19: science, history, culture and imagination

***

L’Oms ha proposto un gruppo di 26 esperti di 26 paesi diversi, per indagare “sull’origine di nuovi patogeni, Sars-Cov-2 compreso”. Su Science, editoriale diplomaticamente irritato di Maria van Kerkhove, Michael Ryan e “Doctor Tedros”

  • Non è la prima volta che si conducono studi internazionali su un nuovo virus. Eppure ogni volte, gli scienziati dell’Oms e altri hanno affrontato sfide non solo scientifiche ma anche logistiche e politiche. Questi ostacoli hanno intralciato gli sforzi di capire le origini del Covid-19.

e articolo di Kai Kupferschmidt. L’Oms non esclude che il Sars-Cov-2 sia uscito da un laboratorio, scrive, il che rischia di

  • porre il gruppo in rotta di collisione con la Cina, che ha chiarito che non collaborerà con indagini in quella direzione.

Ieri la Cina ha annunciato che avrebbe analizzato decine di migliaia di campioni di sangue prelevati a Wuhan prima e dopo l’inizio della pandemia, stando a CNN, e che avrebbe condiviso i risultati con “la comunità internazionale”. Forse sarebbero più credibili se li avesse analizzati nei primi mesi del 2020 e da allora non rifiutasse la collaborazione di esperti indipendenti.

***

Editoriale e articolo di Nature sui ricercatori aggrediti e minacciati dopo interventi nei media sulla pandemia, sigh…

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