“Scegliere le parole con cura”

Conversazione con Leonid Schneider, riesce a bloggare quasi come prima, un po’ lo invidio… Parliamo dell’attualità, delle guerre in Europa e quelle ingloriose fatte altrove dalle democrazie europee, di un post che intende scrivere sull’Ucraina.

Mi ha fatto venire in mente la lettera di Roald Hoffmann, firmata da altri 194 premi Nobel non tutti scienziati. E’ scritta in inglese, russo e ucraino e in inglese comincia così

  • In a move that recalls the infamous attack of Nazi Germany on Poland in 1939 (using similar tricks of feigned provocation) and on the Soviet Union in 1941, the government of the Russian Federation, led by President Putin, has launched an unprovoked military aggression — nothing else but a war — against its neighbor, Ukraine. We choose our words carefully here, for we do not believe the Russian people have a role in this aggression.

(grassetto mio). Per Mallarmé, un poeta come Hoffmann, la poesia dovrebbe “dare un senso più puro alle parole della tribù”…

Roald è nato in una città polacca ora ucraina, una famiglia ucraina ha salvato lui e la madre dallo sterminio degli ebrei. Nei firmatari ci sono emigrati, dissidenti, rifugiati o figli di rifugiati, come lui. Come lui, molti hanno collaborato con ricercatori russi e ucraini, e insegnato a gente venuta da tutto il mondo.

(All’università Cornell, veniva anche da paesi “nemici” come la Corea del Nord. Ricordo dottorand* in agronomia negli anni Novanta, piccol* e magr* per colpa delle lunghe carestie.)

La scienza non è “neutrale”, le sue istituzioni nemmeno anche se per statuto, di solito le società scientifiche non possono discriminare le persone sulla base delle loro convinzioni politiche. Non è nemmeno “apolitica”. Tolte l’Australia e la Nuova Zelanda, la comunità scientifica non è affatto globale: quella dell’emisfero sud e di buona parte del sud-est asiatico imita i governi locali e tace.

Su Science, Roger Stone racconta che il MIT ha smesso di collaborare con il Skolkovo Institute of Science and Technology, un’università che il MIT ha creato con finanziamenti del governo russo vicino a Mosca,

  • un giorno dopo che il presidente ha iniziato una guerra sanguinaria contro l’Ucraina. La decisione aveva una risonanza personale per il presidente del MIT, Rafael Reif, che in una dichiarazione ha scritto che i suoi genitori erano fuggiti dalla regione occidentale dell’Ucraina-Moldova alla vigilia della seconda guerra mondiale.

(link aggiunto)

E c’è chi non può fuggire dall’Afghanistan, dallo Yemen, dal Myanmar

Ma l’ala internazionalista, più attiva in USA che in Europa, non è d’accordo. Parecchi ricercatori ucraini – non tutti – chiedono che le istituzioni boicottino i loro colleghi russi e li bandiscano perfino dalle riviste, ma

  • Al momento il Journal of Molecular Structure, prodotto dal gigante editoriale Elsevier, è l’unica rivista di cui si sa che boicotta i manoscritti provenienti dalla Russia.

scrive Jeffrey Brainard su Science. Nell’editoriale, Marcia McNutt – ex direttrice di Science e attuale presidente dell’Accademia delle scienze statunitense, la più internazionale – chiama invece la “comunità scientifica e le sue istituzioni” a rafforzare

  • i partenariati regionali nell’Europa dell’Est, a fare rete per trovare posti sicuri per i rifugiati, parlare forte e chiaro contro l’invasione e prepararsi ad aiutare a ricostruire la scienza ucraina quando arriva il momento. […] Deve anche avere cura di non condannare indiscriminatamente gli scienziati russi, assumendo che tutti quanti sostengono quel conflitto. Molti di loro, correndo un grave pericolo personale, si sono detti contrari all’invasione. 

Circa una settimana fa lettera aperta firmata da oltre 7750 scienziati è stata cancellata dai siti d’informazione che non sono stati ancora oscurati.

Gli scienziati russi più in pericolo sono quelli che hanno collaborazioni in paesi della Nato, Stati Uniti in primis. In Russia è in corso una “staliniZation”, scrive in copertina l’Economist: gli intellettuali sono di nuovo censurati, sospettati di essere tutti dissidenti, non possono più uscire dal paese.

(C’è anche un supplemento sulle lezioni di due anni di Covid, tutto in open access.)

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