Tutto in famiglia

Una decina di giorni fa accennavo alla trentina di pubblicazioni di Francesco Squadrito, professore di farmacologia all’università di Messina, segnalate su PubPeer. Trovavo strano che scrivesse nelle riviste di non avere conflitti d’interesse, mentre nel cv scrive di lavorare per aziende come la Primus Pharmaceuticals Srl (sic) di Scottdale, Arizona, di cui è addirittura “l’investigatore principale”.

Pronto, comitato etico dell’università di Messina? Pronto? C’è qualcuno?

Sono aziende che producono e vendono i “supplementi dietetici” – a base di flavonoli (ormoni vegetali) – brevettati dal prof. Squadrito insieme a parenti, e sui quali fa ricerca da quasi vent’anni anni con un gruppo di illustr* collegh* e parenti.

Nel frattempo i paper “problematici” sono già diventati 56 57 – per favore, fermatevi fino a domani! – e in “The Fraud Squad” Leonid Schneider ha riassunto i problemi più ovvi trovati fin qui. Inoltre descrive i rapporti di parentela e gli interessi incrociati, mai dichiarati e – per gli stomaci forti, una serie di esperimenti su ratti e topi di una crudeltà estrema, eppure approvati dal comitato etico dell’università di Messina.

Per il “supplemento dietetico” Limbrel venduto in USA dal 2004 su prescrizione medica soltanto per alleviare l’artrite del ginocchio delle persone anziane, il gruppo ha altre ambizioni.

Stando ai brevetti, quei flavonoli sono una panacea: curano obesità, malattie intestinali croniche, infertilità maschile, ringiovaniscono la pelle… Ed è solo l’inizio.

Forte dei risultati sui roditori ottenuti con l’aiuto di photoshop e peer-review distratta, nel 2011 il prof. Squadrito e collegh* diversamente imparentat* erano autorizzati dal comitato etico dell’ospedale universitario di Messina a provare il flavocoxid su 20 bambini tra i 4 e i 12 anni affetti da distrofia muscolare di Duchenne.

(Ho dato un’occhiata su PubMed. Rispettivamente dal 2009 e dal 2012, era noto che – tra molti effetti collaterali – poteva danneggiare i polmoni e il fegato su cui “l’investigatore principale” del trial, Giuseppe Vita, minimizza. Come scrive Leonid, in USA le segnalazioni divennero più frequenti e nel dicembre 2017 la Primus Pharmaceuticals venne invitata dalla Food & Drug Administration a ritirarlo “volontariamente” dalla circolazione.)

Giuseppe Vita et al. reclutarono soltanto 17 pazienti – trattati per sei mesi ciascuno in un periodo non specificato e in corso d’opera aggiunsero un gruppo di controllo di pari numero. Per carenza di volontari, chiusero anzitempo il trial nel dicembre 2013. Il paper sui danni al fegato, che nel 2021 evitano di citare, era uscito nel giugno 2012.

In 15, ci hanno messo 7 anni a scrivere il resoconto e a comprarne la pubblicazione su una rivista dello spennapolli MDPI, con revisione fulminea perfino sotto Natale, forse grazie alla dedizione dei redattori italiani per la sezione “Neuromuscular Movement Disorders“.

Eccolo:

Gian Luca Vita, Maria Sframeli, Norma Licata, Alessandra Bitto, Sara Romeo, Francesca Frisone, Annamaria Ciranni, Giovanni Pallio, Federica Mannino, M’Hammed Aguennouz, Carmelo Rodolico, Francesco Squadrito, Antonio Toscano, Sonia Messina, Giuseppe Vita, “A Phase 1/2 Study of Flavocoxid, an Oral NF-κB Inhibitor, in Duchenne Muscular Dystrophy“, Brain Sciences (2021).

Al posto dell’associazione dei genitori che ha finanziato il trial, lascerei perdere i livelli dei marcatori, il loro margine d’incertezza è troppo grande, i risultati nei roditori sui quali si basano troppo discutibili, la bibliografia troppo autoreferenziale ecc.

Invece rifletterei sull’ultima frase:

  • Sebbene gli accertamenti funzionali… non hanno mostrato differenze significative tra soggetti trattati e non, un ulteriore esperimento in doppio cieco controllato con un placebo per almeno due/tre anni è giustificato per verificare il potenziale del flavocoxid quale sostituto degli steroidi o in aggiunta alla terapia con steroidi.

Segue l’immancabile falsità:

  • The authors declare no conflict of interest.

Prima di buttar via altri soldi, mi procurerei un* consiglier* in grado di distinguere un Western blot aggiustato da uno originale e a cui venga in mente di leggere i cv degli autori nel caso un conflitto ce l’avessero…

Fine del mio riassunto. Leonid ha scoperto molto altro:

  • This looks like a gigantic research fraud scandal, even for Italian standards.

Dice sempre così…

Agg. 05/05: i paper segnalati su PubPeer sono 61.

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