E la chiamano etica

Prima delle news deprimenti, complimenti a Heloïse Stevance del Dip. di fisica all’università di Auckland che ha messo su arXiv nella sezione “Astrophysics” il paper intitolato

Using Artificial Intelligence to Shed Light on the Star of Biscuits:
The Jaffa Cake

1. Il fatto che sia per metà francese non significa che l’oca sia sciovinista…

2. Se il pesce vi è piaciuto, potete ringraziarla su Twitter.

File:Moon-Pie-Single.jpg - Wikimedia Commons
Credit: Wikimedia

Il Medical Ethics and Diversity Act approvato dal Congresso dell’Arkansas e in attesa della firma del governatore dell’Arkansas, garantisce una libertà totale di coscienza. Salvo per interventi obbligatori per legge, dai farmacisti ai medici agli impiegati delle assicurazioni, ogni persona che contribuisce in qualche modo alle cure può rifiutarle se non riflettono le sue “convinzioni religiose, morali ed etiche”. Ricercatori e tecnici di laboratorio sono liberi di astenersi dal “partecipare a ricerche o analisi che ne violino la coscienza”. Pertanto,

gli accademici avrebbero la scelta di non pubblicare risultati di studi se i fatti raccolti fossero in conflitto con le loro credenze.

Nella proposta di legge iniziale, l’obiezione di coscienza era applicabile “soltanto” ai non eterosessuali, da qui “Diversità” nel titolo scelto dalla maggioranza repubblicana. Ora si applica tutta la popolazione. (h/t Claire Zagorski)

La commissione sulle “Disparità razziali ed etniche” istituita dal governo britannico ha pubblicato un rapporto di cui l’ultimo capitolo è dedicato alla salute (pp. 199-233). Forse in Gran Bretagna il razzismo è meno “strutturale” che in USA, ma quelle pagine sembrano fin troppo rosee. Certo, c’è ancora parecchia discriminazione e la pandemia l’ha messa in risalto, scrivono gli autori, ma gli attivisti dovrebbero “riconoscere i grandi progressi” fatti di recente. Sul BMJ, tre ricercatori sono molto critici:

Il rapporto è un’occasione mancata. Non ha una credibilità e un’autorevolezza scientifica tale da venir usato per importanti decisioni politiche. La metodologia e il linguaggio, l’assenza di expertise scientifica e le opinioni ben note degli autori sono più confacenti a un manifesto politico.

Rif. anche l’editoriale del Guardian. Da oca so soltanto che Sir Jason Bell è un tantino reazionario e che Stephen Bourne ha fatto belle ricerche sulle discriminazioni, l’expertise ce l’ha eccome. Ma oggi dice di esser stato incluso fra i consulenti a sua insaputa.

2 pensieri riguardo “E la chiamano etica

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