The frustration of being Earnest

“Di solito la prima pubblicazione accademica è una pietra miliare nella carriera di uno scienziato e anche una fonte di orgoglio,” scrive Martin Enserink su Science. “Per il biologo evoluzionista Ken Thompson, dell’università della British Columbia a Vancouver, non è stata né l’una né l’altra.”

Salici canadesi, fonte: Local Gardener

Essere onesti resta un’esperienza solitaria e frustrante.

Da laureando, nel 2014 Thompson scrive insieme a Steven Newmaster, direttore di un lab molto ben finanziato all’università di Guelph, un paper sulla superiorità del Dna barcoding per identificare le piante presenti in un ecosistema, rispetto alla descrizione delle rispettive morfologie. Ma i dati non vengono pubblicati on-line, come annunciato.

Thompson se ne preoccupa, chiede a Guelph di intervenire, e quando arrivano sul data-base nel 2020, non corrispondono a quelli che aveva analizzato. Le sette specie di salici che avrebbero dovuto essere identificate con il Dna barcoding, per esempio, si erano ridotte al solo genere Salix.

Cerca di convincere Guelph di fare una verifica. Risposta: “il caso è chiuso”. Refrain:

  • The institutions meant to uphold the process of science have utterly failed.

Così Thompson decide di pensarci lui. Mette su Dropbox un commento tecnico che la rivista del gruppo Nature-Springer avrebbe dovuto pubblicare, se non se ne fosse lavata le mani. Spiega il perché sul blog Eco-Evo Evo-Eco dove Paul Hebert di Guelph, uno dei “padri” del Dna barcoding, gli dà ragione.

Con “scienziati dell’università di Guelph” e altri, sta preparando un “documento dettagliato” nell’ultimo tentativo di ottenere un’indagine formale. Dopo la notizia su Science, e con Hebert nel gruppo, magari Newmaster non riuscirà a bloccarla.

***

Come sanno tutti i complottisti, Big Pharma, i governanti e i medici – salvo alcuni eroi armati di vitamina D, idrossiclorochina e altre panacee- tengono segreti i farmaci che curano il covid perché i vaccini rendono di più.

Nella realtà si cerca di modificare, riposizionare, raggruppare, inventare antivirali, immunomodulatori ecc. dall’inizio della pandemia e le molecole “promettenti” sono più di cento.

Di solito una su cento manterrà la promessa in vitro anche nei topi e una su dieci la promessa nei topi anche negli umani.

Per i paesi ricchi poi, ci sono gli anticorpi monoclonali. Nel trial Recovery, in Gran Bretagna, con quelli di Regeneron somministrati a Trump, risultano ridurre un po’ la mortalità di pazienti che non producono anticorpi e risultano sieronegativi nonostante siano malati di covid. Preprint con i risultati preliminari entro oggi su MedRxiv, e articolo di Kai Kupferschmidt.

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