Variant of concern

Poiché Oscar di Montigny non si candida più, dovrei parlare di cose serie, i.e. quelle che preoccupano amiche, condomini et al.: quando finisce la pandemia e, in subordine, l’ondata di calore.

Ma il futurologo è lui.

Delta (+) è la più infettiva delle quindici varianti del Sars-Cov-2 “sorvegliate” da Public Health England. Come Alfa che sta sostituendo, ha una diffusione impressionante nel contesto “education” (fig. 13). In Gran Bretagna, il 90% dei nuovi casi è dovuto a Delta, scrivono Kai Kupferschmidt e Meredith Waldman su Science, e Andrea Ammon che dirige lo European Centre for Disease Prevention and Control, prevede la stessa percentuale nei paesi UE a fine agosto.

Preoccupa un po’ tutti tanto più che – nemmeno in Israele – i giovani sono vaccinati. Per ora non ci sono dati sufficienti per sapere quanto “evade” l’immunità naturale (rischio di reinfezione) e vaccinale dopo la seconda dose.

Refrain: occorre “vaccinare il mondo” più equamente e in fretta e non abbandonare le misure di contenimento.

Rissa sull’origine del Sars-Cov-2, cont.

Sempre su Science, Jon Cohen racconta la controversia sul preprint di Jesse Bloom, un biologo evoluzionista del Fred Hutchinson Cancer Research Center. Secondo Bloom, Min Wang e altri ricercatori cinesi di un ospedale universitario di Wuhan hanno sequenziato coronavirus dei primi pazienti affetti da covid, hanno messo alcune sequenze in una banca-dati americana e prima del 31 marzo 2020 le hanno cancellate “per oscurarne l’esistenza”.

Il 6 marzo 2020, le avevano pubblicate in un preprint su medRxiv descrivendo il metodo con il quale le avevano ottenute (nanopore sequencing) e per il quale avevano chiesto un brevetto.

Siccome mancano tre mutazioni presenti nel coronavirus trovato al mercato del pesce, quello sequenziato da Min Wang et al. ne sarebbe un “progenitore”. Quindi girava prima di dicembre 2019, quindi i cinesi non volevano farlo sapere.

Forse, ma pubblicarle su medRxiv e poi su una rivista non sembra un buon modo per tenerle segrete.

Sull’origine nel senso di fonte della zoonosi, il numero dei sospetti dovrebbe aumentare.

Su Scientific Reports, quindi da prendere con le pinze, ricercatori cinesi che prima della pandemia censivano ogni mese gli animali in vendita nei 17 “wet markets” di Wuhan tra maggio 2017 e novembre 2019 per identificare la fonte di una febbre emorragica virale causata dalle zecche (Severe Fever with Thrombocytopenia Syndrome).

Scrivono di aver contato

  • 47.381 individui di 38 specie, di cui 31 protette,

ma né pangolini né pipistrelli.

*

Un po’ sbalordito, Leonid Schneider riceve dall’Accademia bulgara delle scienze la promessa di indagare seriamente sull’integrità delle pubblicazioni di Nina Ivanovska, l’immunologa a capo dell’Istituto di microbiologia Stephan Angeloff.

3 pensieri riguardo “Variant of concern

  1. Non so se si tratta di un problema di quantità vaccianle ma la dilazione forzata della seconda dose sta facendo un grosso piacere al virus..
    Ma perchè dobbiamo tenere aperta una partita che con i vaccini e qualche regoletta semplice avremmo vinto sicuramente alla fine dell’estate?

    Un caro saluto.

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    1. Certo, però rimandare la seconda dose è servito a ridurre i ricoveri in terapia intensiva e i decessi, solo che l’effetto è locale. In realtà il problema è la “logistica” globale dall’inizio. Produrre, distribuire, somministrare equamente – o anche in base a puri calcoli utilitaristi, con una specie di triage – i vaccini in tutto il mondo è impossibile.
      E’ proprio vero che la pandemia accresce l’ingiustizia – come le altre crisi globali.

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  2. Si è vero, il mio pensiero era in effetti su scala Italiana..massimo europea, ma la pandemia di locale non ha nulla. Come sempre i poveri ci rimettono ma in un mondo interconesso come questo, dovremmo essere tutti uniti per vaccinare il più alto numero di persone possibile, perchè comunque anche noi ricchi, in caso di variante o altro, ci rimetteremmo comunque.
    Forse l’idea americana di mettere ‘da parte’ un certo numero di dosi non è male..noi potremmo dedicare una percentuale di dosi disponibili ai paesi del nordafrica, la Cina all’oriente povero, l’Australia al resto dell’Africa insieme all’Europa ecc..ecc..Viviamo però in un mondo molto tosto, dove gli egoismi hanno il carattere autodistruttivo, paradossalmente, come fine ultimo. Si pensi al clima e all’ambiente, consideriamo la crescita economica come un bene, mentre ci porta diritti verso la rovina del pianetino blu che dovremmo amare più di noi stessi.

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