Diplomatici

Conosco un po’ Nebojša Nakićenović, un matematico. Lavora allo IIASA, un istituto di ricerca che, tra l’altro, produce e valuta piani nazionali e sovranazionali per trasporti, energia, risorse idriche, adattamento ai cambiamenti climatici.

Sono infrastrutture che devono durare secoli, mi diceva anni fa (1994?), pensa a quelle dei consoli romani o degli imperatori della Cina. Io pensavo allo IIASA nel castello di Laxenburg costruito nel Seicento, ingrandito da Maria Teresa ai tempi dell’impero austro-ungarico. E a lui che alla domanda “si definiva serbo o…” ? rispondeva “jugoslavo”, cittadino di uno stato che non c’era più.

Parlava di permanenza delle grandi opere e impermanenza delle istituzioni politiche, insomma. Ritrovo un po’ del Nakić-pensiero fra le righe di “An action agenda for Africa’s electricity sector“, l’auspicio di cui è co-autore pubblicato oggi su Science.

E’ scritto in diplomatese, soprattutto i paragrafi conclusivi che riescono a evitare la parola “corruzione”…

L’agenda è da far girare nelle Ong internazionali che si scontrano con la Banca mondiale quando trova miliardi pubblici e privati per dighe discutibili, niente per le reti di distribuzione, e pochi spiccioli per le mini-grid.

Dove la densità della popolazione è bassa, scrivono Nakićenović et al. citando un rapporto della Banca mondiale, “nella maggior parte dei casi” le mini-grid “sono l’opzione più economica” e razionale da finanziare con investimenti pubblici – tipo quelli della Banca mondiale, appunto – e privati.

E’ diplomatico anche l’editoriale “Blue carbon can’t wait“. Fanny Douvere dell’Unesco auspica la protezione degli ecosistemi oceanici che da sani assorbono carbonio dall’atmosfera e lo rilasciano quando sono degradati. Scrive che i 50 siti marini definiti “Patrimonio dell’umanità” dall’Unesco

  • rappresentano solo l’1% degli oceani del mondo, ma ospitano il 21% degli ecosistemi di carbonio blu e il 15% del carbonio blu catturato – l’equivalente del 10% delle emissioni annue globali di gas serra.

In teoria, ma siccome l’Unesco non ci ha pensato prima,

  • la gestione locale di questi siti non ha abbastanza fondi e personale, e i siti sono confrontati a diverse minacce, inquinamento, sviluppo costiero, cambiamenti climatici.

Lei propone di finanziarlo con “crediti carbonio blu”, come per la conservazione della Zoostera marina in Virginia, e di due mangrovie in Kenya e nel Madagascar.

2 pensieri riguardo “Diplomatici

    1. Lol! Secondo me, la merita soprattutto per il coraggio. Ha continuato a ritoccare quel grafico aumentando la temperatura 2010-2020 prevista” dal suo modello e nell’appello ai politici ha scritto che non aumenta più dal 1998.

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