I numeri che l’anti-ambientalismo ideologico fa finta di non vedere

Economisti del Fondo monetario internazionale pubblicano una ricerca sui costi dei combustibili fossili, per indispettire l’Istituto Bruno Leoni e altri difensori del libero mercato per i poveri e del socialismo per BigOil & Coal.

File:The old petrol station - geograph.org.uk - 1341532.jpg - Wikimedia  Commons
Foto di Alan Stewart, Geograph, CC

E per far contenti Stefano Caserini e altri Climalteranti. Ne parla il Guardian, i media italiani non mi sembra, eppure è d’attualità. Provo a riassumere.

Lo “staff del Fmi” ha calcolato i sussidi espliciti e “impliciti” per il carbone, il metano, la benzina e il diesel “stradale”, rispetto al prezzo di vendita nel 2020, e un “prezzo efficiente” che tiene conto del loro costo sociale – inquinamento, mortalità, malattie, ore perse nel traffico ecc. – pagato né dai produttori né dai soli consumatori, ma implicitamente da tutti i cittadini.

  • Globalmente, nel 2020 i sussidi ammontano a $5,9 trilioni o a circa il 6,8% del prodotto mondiale lordo, e si prevede che siano il 7,4% nel 2025.

I sussidi impliciti sono il 92% del totale. Quasi dappertutto, si legge in nota,

  • circa il 90% dei benefici di carburanti a basso prezzo è destinato ai quattro quinti superiori delle fasce di reddito.

Vale a dire a chi dispone di automobili, camion, generatori…

Per i 25 paesi che inquinano di più, elargiscano più sussidi – in primis Cina, Russia, USA, India e Giappone – e si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2030, gli autori stimano i costi sociali (tabella 1) e il prezzo di vendita “efficiente” che li include (tabella 2, il puntino rosso sulla riga è quello attuale) per ogni combustibile.

In Italia per esempio, il prezzo della benzina è troppo alto (h/t F.F.) – unico paese dove succede! – del gas e del diesel troppo basso, e quello del carbone ridicolo.

In media, il 99% del carbone, il 52% del metano e il 42% del diesel è venduto a metà prezzo. Lo sconto statale sulla benzina supera il 50% in Iran, Arabia Saudita, Turchia, Russia e Indonesia.

Staff e curatori arrivano alla stessa conclusione di Michael Mann, James Hansen, la maggioranza dei climatologi e molti eco-energo-economisti. La volontà politica latita, ma in un mercato libero sul serio, esistono già soluzioni per accelerare il passaggio alle energie rinnovabili:

  • Se venisse applicato, nel 2025 un prezzo efficiente ridurrebbe le emissioni globali di CO2 del 36% […] in linea per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, mentre aumenterebbero del 3,8% i ricavi dal prodotto lordo mondiale e i decessi dovuti all’aria inquinata calerebbero di 900 mila.

Quasi $4 trilioni/anno da investire in sanità, educazione, infrastrutture, mitigazione, risparmio energetico, adattamento, i.e. nuovi posti di lavoro…

***

Ieri Carbon Brief ha pubblicato la prima puntata della serie dedicata alla giustizia climatica aggiornando la classifica dei 20 paesi che hanno accumulato la maggior quantità di CO2 atmosferica dal 1850 in poi e sono maggiormente responsabili della crisi climatica.

La CO2 “esportata” cambia la classifica di poco, in compenso per la giustizia climatica conta moltissimo la differenza tra emissioni accumulate dall’intera popolazione e pro capite.

Agg. Nel caso non fosse chiaro: il titolo del post è un omaggio alla fama, internazionale oramai, del Gentile dott. Mariutti.

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