X, the moonshot factory

E’ l’incubatrice dove Google fa crescere invenzioni un po’ stravaganti che potrebbero risolvere i grandi problemi dell’umanità, o diventare il prodotto di un’azienda del gruppo Alphabet.

Come tutti, sapevo che la TeamX accudisce ogni progetto, ma ha una reputazione di segretezza. Son bravi tutti a vantare buone intenzioni e riferirsi agli obiettivi dell’Onu per lo sviluppo sostenibile. Finora però i moonshot erano lanci di robot, di costosi aquiloni per l’energia eolica, di un sistema informatico di monitoraggio sottomarino per allevatori di salmone…

Tecnologie da primo mondo.

Chissà come identifica i problemi dell’umanità e le soluzioni di mercato (non è mica un ente di beneficienza). Ero un po’ scettica.

Su Nature, quattordici membri dell’équipe pubblicano in open access

Interessante. Comincia con uno studio su dove vivono 2,2 miliardi di persone senza accesso all’acqua potabile e le rispettive condizioni climatiche. Due terzi stanno fra i Tropici e quasi un miliardo non ha accesso all’elettricità.

Continua con una rassegna delle tecnologie esistenti.

Conclude con programma di ricerca basato su un “ipotetico dispositivo personale” di 1 m2, capace di catturare almeno 5 litri al giorno: termodinamica, scienza dei materiali, ingegneria, meteorologia… compresi i metodi per misurare l’efficienza, la resa e altri parametri nel corso della progettazione.

Servono test standardizzati per le verifiche sul campo, scrivono, tabelle pubbliche delle rese e molto altro per arrivare a una produzione industriale a basso costo e all’adozione del novo prodotto. Tanto più che, come l’acqua in bottiglia,

  • potrebbe paradossalmente minare gli sforzi per sviluppare un’infrastruttura permanente. La disponibilità e l’adozione del prodotto richiede sforzi finanziari e socio-culturali in parallelo per ampliare l’accesso al credito, promuovere la conoscenza di malattie trasmesse dall’acqua e aumentare l’influenza delle donne sulle decisioni della comunità 47,48,49.

Tutti i dati sono pubblici, anche il codice usato per analizzarli, la bibliografia è in open access.

Temevo peggio.

***

Ci sono novità sul “caso Raoult”, le ho aggiunte in fondo a “Esperimenti selvaggi“.

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