Pronostici

O’s digest per chi non crede più o non ha mai creduto che “Ne usciremo migliori”, e vorrebbe sperare che non ne usciremo peggiori.

I paesi ricchi hanno accaparrato i vaccini anti-covid, mentre promettevano di donarne ai paesi poveri in quantità che crescevano a ogni annuncio. Al contempo hanno tagliato i fondi per le campagne contro la malaria, l’Aids e la tubercolosi nei paesi poveri i cui servizi sanitari, già insufficienti, erano travolti dal covid.

Eppure c’è un vaccino contro la malaria, dall’efficacia modesta, ma dato il numero delle vittime, farebbe molta differenza. Ed è iniziato un trial preliminare con un vaccino contro l’Hiv prodotto con la tecnica del mRna.

Invece il vaccino contro la tubercolosi è tuttora il Calmette-Guérin usato dal 1921 e non ci sono nuovi farmaci efficaci in breve tempo perché mancano i fondi per la ricerca, lamenta un editoriale di Nature.

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Omics, il predone per eccellenza, sembrava aver perso un po’ di clientela, dopo la condanna per truffa negli USA tre anni fa. Kyle Siler e tre colleghi coraggiosi hanno creato un data-base

  • chiamato Lacuna, che indicizza oltre 900.000 pubblicazioni in 2.300 riviste di 10 editori, una piccola frazione della “frangia” dell’editoria accademica.

Così hanno scoperto che Omics aveva tolto il marchio da molte sue riviste che ora sono gestite da “succursali” ancora più predone. Oltre a ciarpame inedito, ripubblicano articoli usciti sulle riviste di Elsevier (principalmente) cambiando i nomi degli autori e qualche dettaglio.

Gli affari di Omics ne sono usciti migliorati, penso.

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My two cents

A gentile richiesta, ho letto il paper del Lancet i risultati ad interim sull’efficacia della fluvoxamina – un antidepressore simile al Prozac – provata in Brasile contro il covid su 1500 pazienti cinquantenni, in maggioranza donne, alcuni con una o più co-morbidità che si presentavano al pronto soccorso entro 3-8 giorni dai primi sintomi.

E’ un trial in doppio cieco, il gruppo placebo e quello trattato sono omogenei, come tutti quelli di Together che di solito sono seri. Però i dati positivi sono “per protocol”, cioè per i pazienti che hanno assunto almeno l’80% delle pillole previste dal protocollo. Statisticamente, quelli “intention to treat” (il totale) sono meno significativi. Per esempio:

  • There were 17 deaths in the fluvoxamine group and 25 deaths in the placebo group in the primary intention-to-treat analysis [invece di 1 e 12 nell’analisi “per protocol].

In attesa di post-peer review autorevole, avrei un po’ di domande.

  • Perché una dose doppia rispetto a quella massima prescritta normalmente per un farmaco dagli effetti collaterali noti – stando agli autori?
  • Perché 84 pazienti su 741 hanno smesso di prenderlo e solo 26 hanno riportato “effetti collaterali”?
  • Perché dare un placebo quando le cure standard raccomandate erano già antipiretici, anti-infiammatori e ossigeno?
  • ecc.

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Per chi non è depresso, oltre agli Schneider Shorts del venerdì c’è un post di Elisabeth Bik su ricerche non autorizzate/ -coloniali di Didier Raoult, in Africa e in America latina questa volta.

Editoriale senza paywall di Le Monde che chiede agli organi di controllo di fischiare “fin de partie” per Raoult, il suo gruppo e un sistema che premia la quantità ma non la qualità delle pubblicazioni.

  • Il faudra aussi interroger la gouvernance d’un institut auquel et l’Inserm et le CNRS avaient retiré leur label en 2018 sans qu’elle soit sérieusement remise en cause. On touche là cruellement du doigt les limites du mandarinat et du localisme.

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Cop out

Sull’esito del vertice di Glasgow, i pronostici che ho visto sono infausti.

L’Economist spiega in un editoriale “Perché il vertice COP26 sul clima sarà al contempo cruciale e deludente“. Abstract: abbiate pazienza, non esiste un altro posto dove concordare sul da farsi.

E pubblica un ottimo “special report” in sei parti: il clima nel periodo storico, le promesse dell’Accordo di Parigi, il ruolo dei paesi asiatici, l’economia della transizione energetica, le tecnologie per la cattura del carbonio e la geoingegneria per “governare l’atmosfera”.

Da Climalteranti, Stefano Fracasso recensisce il de Bortoli-pensiero sulla crisi climatica.

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