Dove finisce il carbonio

Al World Economic Forum l’inviato per i cambiamenti climatici, Xie Zhenhua, ha annunciato che “la Cina pianterà e conserverà 70 miliardi di alberi entro il 2030” grazie a “un’espansione degli sforzi di riafforestazione”.

Xie non ha precisato quanti alberi da conservare fanno parte dei 78 miliardi piantati nel periodo 1982-2021. Fino al 2015, quegli sforzi e l’importazione di legname – legale o meno – avevano aumentato la superficie afforestata dell’1,6%. Nello stesso periodo, il tasso di desertificazione sembra essere calato così poco che il piano decennale 2013-2022 ha dovuto essere modificato – stando a ricerche che non riportano solo la propaganda del Partito.

O dell’imperatore Kangxi, ai suoi tempi? Faceva piantare salici attorno alla sua riserva di caccia dove adesso c’è il Saihanba National Forest Park. Cf. anche Philip Ball in The Water Kingdom.

Da accompagnare a “Dov’è finito tutto il carbonio?” di Scott Denning (grazie per l’open access, prof). E’ una rassegna di quanto si sa dei pozzi di carbonio (carbon sinks) in regime di cambiamenti climatici accelerati, che inizia con una bella storia delle ricerche, delle misure e dei modelli. 

La Cina sta costruendo centrali a carbone per 33 gigawatt, e alcuni paesi UE intendono riaccendere le proprie. Da Climalteranti, Stefano Caserini spiega come funziona il carbon trading europeo, in risposta ad articoli fuorvianti di Federico Rampini e Ferruccio De Bortoli. Abstract: quelle centrali vanno chiuse al più presto, ma

  • è scorretto sostenere che utilizzare nel breve termine il carbone per far fronte alla scarsità del gas comporti un aumento delle emissioni di CO2 europee e lo smantellamento delle politiche sul tema. 

(In fondo c’è scritto che ho contribuito pure io, in realtà ho trovato solo un paio di refusi…).

*

Sui social l’influencer e laureato in fisica Luca Romano, detto “l’Avvocato dell’atomo” per autoproclamazione, insulta e diffama da mesi Antonio Scalari e Valigia blu (e non solo), imitato dai propri seguaci tra cui “non sa chi sono io“.

(Su Italia Nucleare, il dott. Romano scrive qualunque cosa. In un articolo riprodotto da Butac, ha dovuto correggere alcune bufale sulla Piattaforma per la finanza sostenibile della Commissione europea, che non ne sarebbe un “organo istituzionale” bensì “una lobby” i cui membri sarebbero in maggioranza esperti di finanza.

Nella realtà, faceva notare Ander Essedil nei commenti, si tratta proprio di un organo consultivo istituito dalla Commissione, formato da dirigenti di Agenzie europee, e – per esempio – da professori di valutazione di impatti ambientali nell’intero ciclo di vita di centrali e loro componenti. Aggiungerei che fra i 32 membri – su 50 – del “sottogruppo tecnico”, oltre ai professori di prima ci sono ingegneri e fisici delle centrali che producono elettricità, nucleare compresa; investitori in e assicuratori di produttori e distributori di energia elettrica, da nucleare compresa; rappresentanti di produttori, distributori e grandi consumatori di energia elettrica, da nucleare compresa; e portatori di interesse esattamente come da legge europea sugli organi consultivi istituzionali.

Va bene prendersela con i titoli fuorvianti dei giornali (non decisi dagli autori degli articoli contrariamente a quanto pensi il dott. Romano), però mi dispiace che su Butac ci siano tuttora bufale quali

  • [fra i membri della Piattaforma] gli scienziati sono una sparuta minoranza, e quasi tutti senza competenze specifiche sul nucleare. [grassetto nell’originale]

Come mai immagina che la Commissione europea, l’industria energetica e la finanza siano privi di centri di ricerca. O che nessuno scienziato possa aderire a Ong ambientaliste e per i diritti umani. Dico, il presidente uscente di Action Aid è un fisico nucleare…)

Su Valigia bluAntonio Scalari altri hanno mai scritto di essere contrari all’energia nucleare, ça va sans dire.

Quasi quasi attivo il mio account Twitter e vado a sostenere Valigia blu. Tanto, ho le credenziali a posto: secondo Andrea Rampado a.k.a. Armando de Para a.k.a. (omissis) e altri passeri sono pagata da Areva per fare la réclame alle sue centrali.

Réclame

Poiché 29 dei 56 reattori francesi sono chiusi per manutenzione e controlli, il 18 maggio EDF ha comunicato che

  • l’impatto del calo della produzione nucleare in Francia sul magine operativo lordo del Gruppo nel 2022 è rivalutato a circa -18,5 miliardi di euro.1 […] Nota 1. Rispetto a 14 miliardi di euro Cf. Comunicazione finanziaria del 4 maggio 2022.

*

“La trentina di variabili” (22, ma quello è il meno)
Rimmel

Per caso, son capitata su un “punto di vista matematico” del Gentile dr. Mariutti che aveva suscitato una certa ilarità.

In gennaio s’è ostinato per tre giorni a spiegare come si legge uno scatterplot del 2015 per confondere correlazione e causalità sette anni dopo. Ritiene che il prezzo del kw/h da qualunque fonte – in ordinata – e i watt installati da rinnovabili pro capite – in ascisse – siano dei “fenomeni”, e i punti per ogni paese delle “variabili”, come confermano i suoi link a dizionari italiani e inglesi (che dicono il contrario):

  • Qui però la correlazione funziona perfettamente con una trentina di variabili, non con due. Dal punto di vista matematico la casualità* è altamente improbabile. PS Perché non vi limitate a discutere di quello che conoscete?

Cliccare sulle risposte per non perdersi altre risate.

2 pensieri riguardo “Dove finisce il carbonio

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