Il Po sotto la settima onda

“Non piove, governo ladro.” Al bar stessa battuta di vent’anni fa, forse la differenza è che non sorride più nessuno? Torno su e a Radiopop (da 1:02:05) sento Stefano Calderoni, il presidente del consorzio ferrarese di bonifica, intervistato da Luca Parena.

Qui nel Po l’acqua c’è, “bianca”, salata, “inutilizzabile”. In vent’anni non si è fatto sostanzialmente nulla? “Forse ci siamo occupati un po’ troppo del ponte sullo stretto di Messina. In realtà le vere opere importanti non le abbiamo fatte.” Non ha dubbi sull’impatto della crisi climatica. Se alla prima pioggia ci si dimentica dell’emergenza come avviene ogni volta, per il territorio di Ferrara “fino a sette metri sotto il livello del mare”, a fine secolo la prospettiva è “apocalittica”, dice.

Con “grande dispendio di energia”, la nuova idrovora di Baura riesce a riempire i canali. Gli impianti a valle no, e l’estate è appena iniziata. Così il cuneo salino è entrato nella sacca di Goro, nella Mesola… In poche frasi, evoca un paesaggio in equilibrio tra acqua dolce e salata, campi e alzaie, stagni, canneti e lagune, la biodiversità di piante, uccelli, granchi, rane, pesci…

(Conoscevo bene quei posti. Quando esisteva un unico Lido con un unico albergo – delle Nazioni? – ci ho portato amici stranieri o andavano solo a Venezia e Ravenna. Alcuni son tornati a Comacchio in viaggio di nozze, “come le anguille”… )

Sono ai livelli di alerte anche il Rodano, la Senna, la Loira, la Garonna e i loro bacini: la “vigilanza” è iniziata in aprile e il razionamento in maggio. Perfino i dipartimenti alpini della Savoia sono “in vigilanza” e gli abitanti “incitati” a risparmiare l’acqua da due mesi.

(Conoscevo bene quei posti, da studentessa facevo la guida turistica: Normandia, castelli della Loira, Camargue…)

Perché qui non è successo? “Eravamo stati avvertiti” cinquant’anni fa, scrive Antonio Scalari.

Antonello Pasini su Repubblica – citato da Angelo Romano su Valigia blu – dubita dell’efficacia degli adattamenti che Stefano Calderoni considera prioritari. La portata del Po dipende dai ghiacciai, il delta non è un ecosistema isolato.

Nessuno lo è.

Fonte: Kai Kornhuber, Twitter
La settima onda

Obiezione negaiola: era successo anche 70 anni fa, quindi il riscaldamento globale non c’entra.

Per Michael Mann, Stefan Rahmstorf, Kai Kornhuber et al. invece è una forma della circolazione atmosferica sull’emisfero nord che si “amplifica” dagli anni Ottanta. Non è un caso: è legata all’amplificazione polare del riscaldamento globale.

Le onde di Rossby entrano in “quasi risonanza”, sostano invece di fluire verso est e causano ondate di freddo e di caldo più lunghe. Non solo d’estate e d’inverno come i modelli prevedevano 5 anni fa.

Nei modelli di Mann et al. può sembrare strano che l’amplificazione non salti fuori quando usano lo scenario socio-economico peggiore (RCP 8.5, nessun tipo di mitigazione). E’ perché le emissioni di solfati, fuliggine e altri aerosol inquinanti “mascherano” il riscaldamento globale e causano una “de-amplificazione”.

In Francia, c’è un rischio non solo per i raccolti nei “granai” di cui ci avvertivano Kai Kornhuber et al., ma per il raffreddamento delle centrali nucleari rimaste in funzione.

Agg. 22/06: Riassunto del Blue Book 2022 della fondazione Utilities con dati e problemi del “servizio idrico integrato in Italia” – Cf. commento di M.M.

2 pensieri riguardo “Il Po sotto la settima onda

  1. Leggo che siamo tra i primi nel prelievo di acqua per uso potabile dalle varie sorgenti a disposizione (fiume Po incluso) e perdite idriche nella distribuzione ‘in costante aumento’ (mi autocensuro per depressione nell’inserire la %). Mi pare anche di
    leggere un -39,7% di produzione idroelettrica rispetto all’anno scorso causa siccità.
    Vedo che esiste anche un report denominato ‘Blue Book’ della Fondazione Utilitatis. Sembra interessante, ma rimando la lettura di 201 pagine a temperature più confortevoli.

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    1. Giusto, grazie M.M., metto il link al Summary 2022, venti paginette grafici compresi.

      “perdite idriche”: mi facevano già infuriare ai tempi del referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

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