Tentativi, errori e correzioni

Da vent’anni gli “studi di attribuzione” cercano di stimare il contributo – positivo, negativo o nullo – dell’AGW agli eventi meteo estremi e dal 2012 il Bulletin of the American Meteorological Society pubblica ogni anno un numero speciale con un numero crescente di paper sul tema.

Carbon Brief celebra il doppio anniversario con una mappa aggiornata dei 504 eventi studiati, e una valutazione dei 431 paper usciti finora. Abstract: i primi studi erano “un disastro”, ma stanno migliorando.

Da Carbon Brief, la mappa in cima è interattiva e si vede MOLTO meglio

“Disastro” era il giudizio di? Kevin “Brontolo” Trenberth! Indovinato…

Aveva ragione. Modelli del clima globale applicati a un singolo evento, a volte come per l’uragano Katrina addirittura a una singola città, ci voleva un bel coraggio. Via via la forbice delle probabilità si sta chiudendo.

Per fortuna, perché le attribuzioni sono diventate così familiari da far parte delle notizie sugli eventi estremi più letali. Si è visto di recente per le alluvioni in Pakistan.

La cosa interessante – trovo – è che sono stati utili nonostante gli errori e le incertezze. Hanno spinto molti governi a creare sistemi di allarme più efficaci e misure riduzione delle vittime. Per es. dopo quelle dell’ondata di calore del 2003 in Europa, in Francia e altrove è stata creata una mappa degli edifici climatizzati aperti al pubblico, dei centri di assistenza di Ong o pubblici, e “isole di fresco urbane” con fontane e panchine sotto alberi e ombrelloni.

(Giusto le isole che il sindaco leghista di Sesto San Giovanni aveva eliminato ed è stato rieletto lo stesso…)

In Inghilterra sono servite addirittura a progettare opere di adattamento alle alluvioni.

Nella mappa di quest’anno ci sono nuove categorie: “sbiancamento dei coralli”, in particolare della Grande barriera australiana sulla quale ci sono parecchi paper; i “servizi ecosistemici” come la fioritura molto precoce dei ciliegi in Giappone; e gli eventi estremi “compositi”

  • Per esempio uno studio del 2021 ha rilevato che negli ultimi decenni il cambiamento climatico aveva contribuito “all’elevata probabilità” di siccità e caldo estremo combinati nella maggior parte della Cina.

Nei paesi poveri mancano tuttora dati, nonostante i satelliti Sentinel.

E bisogna leggere i paper e imparare a interpretarli nel contesto degli altri. Alcuni studi dello stesso evento sembrano contradditori perché uno riguarda il contributo termodinamico dell’AGW, che c’è, l’altro quello di un singolo cambiamento, per esempio la riduzione della banchisa artica che non c’è o non si distingue dalla variabilità naturale, il rumore di fondo.

Nonostante i problemi ancora da risolvere per conciliare modelli e osservazioni, gli attribuzionisti hanno cominciato ad azzardare previsioni meteo sul probabile aumento della frequenza di certi eventi:

  • uno studio del 2021 ha mostrato come fosse possibile utilizzare un modello di previsione meteorologica per l’attribuzione. I ricercatori, che hanno scritto un guest post su Carbon Brief, hanno testato i propri metodi usando l’ondata di caldo europea del febbraio 2019, un evento previsto con successo dal loro modello: “Troviamo che l’impatto diretto dell’anidride carbonica (CO2) in più che gli esseri umani hanno pompato nell’atmosfera ha reso l’evento il 42% più probabile per le isole britanniche e almeno il 100% (due volte) più probabile per la Francia”.

Bref, Carbon Brief mi sembra aver fatto un ottimo vademecum per aiutare meteorolog*, giornalist* e noi dummies a orientarsi nei lavori in corso.

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