Tweet “incendiari”

Dopo un articolo del Guardian che mi aveva lasciata un po’ incredula, ho letto il paper di Annika Stechemesser et al. del PIK, sul Lancet Planetary Health

Distinguere l’effetto del caldo e del freddo “record” da altri fattori che rendono le persone più inferocite e disinibite sui social mi sembra quasi impossibile. Comunque la tendenza climatica è questa (fonte EPA) per i picchi di freddo

e di caldo:

Di questo passo, Twitter sarà frequentabile solo d’inverno…

Una correlazione c’è di sicuro, ma mi resta qualche dubbio sulla causalità:

  • I nostri risultati evidenziano l’incitamento all’odio online come un potenziale canale attraverso il quale la temperatura altera i conflitti interpersonali e l’aggressività sociale. […] le temperature calde e fredde possono aggravare le tendenze aggressive online.

Solo per chi abita negli Stati Uniti? Com. stampa del PIK.

*

Tra le soluzioni proposte per mitigare i cambiamenti climatici, c’è lo sfruttamento dell’energia delle biomasse (BioEnergy Carbon Capture and Storage o BECCS). Soluzione contestata da molte Ong come Action Aid perché si basa troppo spesso sul land grabbing e sottrae risorse ai poveri anche quando si sfruttano solo gli “scarti” usati normalmente per il foraggio.

Su Nature, Siging Xu et al. ci vengono in aiuto. Se il dispiegamento di BECCS su ampia scala e la riduzione globale delle emissioni tardano fino al 2060,

  • quando il riscaldamento globale supera circa 2,5 °C, la resa dei residui agricoli per BECCS sarebbe troppo bassa per raggiungere l’obiettivo di 2 °C entro il 2200. Questo rischio è amplificato dalla domanda sostenuta di cibo, portando a un’espansione dei terreni coltivati o a un maggior uso di fertilizzanti azotati per compensare le perdite di rendimento indotte dal clima.

Cioè a un’espansione del land & water grabbing e dell’ingiustizia climatica.

Il paper non è in open access, ma il commento di Gernot Wagner e Wolfram Schlenker sì e G. Wagner ne ha twittato senza aggredire Michael pro-Oil&Gas Liebreich…

Su Science di oggi, ricercatori del PIK e dell’università di Exeter, Stoccolma ecc. pubblicano una rassegna su un tema più tradizionale. In previsione della COP 27 e in occasione dei tre giorni di dibattito on-line sui punti di svolta (tipping points):

Non in open access, ma i materiali supplementari sì, con lungo sunto “strutturato” e una mappa che fa un po’ impressione.

David McKay et al. Science, 9 settembre 2022

Cf. anche l’ottimo articolo di Carbon Brief con una mappa “commentata”, però senza la calotta glaciale dell’Antartide occidentale (WAIS).

Di alcuni punti di svolta si sa già che stanno girando dal lato sbagliato (calotte glaciali, banchisa, permafrost). Qui ce ne sono altri che rischiano di farlo se l’aumento della temperatura globale si limita a 1,5°C o a 2,6 °C come da impegni attuali dei paesi firmatari dell’Accordo di Parigi. Solito problema: ogni svolta rende le successive più probabili.

Altra brutta notizia della settimana. Il ghiacciaio Thwaites che traballa ma frena ancora la discesa in mare della WAIS retrostante rischia di mollare le ancore e superare le asperità del promontorio roccioso (è tutto un plissé!) su cui poggia.

Stando a una ricostruzione della sua storia negli ultimi due secoli pubblicata su Nature Geoscience in open access – e alla descrizione di parte del promontorio a cura di Rán, un sommergibile robot dell’università di Göteborg che ogni tanto faceva le bizze – in passato si lasciava andare a impulsi (pulses) simili a uno osservato nel 2019. Così si ritirava due volte più velocemente di quanto risulta dai dati satellitari per l’ultimo ventennio.

Commento di Andrew Mackintosh (tks x la lettura gratis), com. stampa del British Antarctic Survey e molti articoli nella stampa anglosassone.

*

Equus africanus somaliensisWikimedia

Sempre in open access, c’è un bel paper di genomica e filogenesi sulla domesticazione degli asini probabilmente in Africa orientale circa 5000 mila anni fa, da lì in Eurasia e conseguenti allevamenti:

  • Donkey management involved inbreeding and the production of giant bloodlines at a time when mules were essential to the Roman economy and military.

“Davanti ai muli, dietro ai cannoni” lo dicevano anche i soldati di Napoleone…

Agg. 12/09. Recensione di Elizabeth Pennisi sui “piccoli equini” meno prestigiosi dei cavalli, ma “costruttori di imperi”. Letto anche i materiali supplementari. Davvero un bel paper. Avrebbe incantato Darwin, che tampinava amici, conoscenti e conoscenti di conoscenti per avere una descrizione “precisa” della sfumatura, posizione e dimensione della riga più scura sul dorso degli asini. Risposte in La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico.

E sono arrivati gli short di Leonid, puntuali come treni svizzeri, con un aggiornamento sulle traversie giudiziarie di Didier Raoult.

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