AGW + El Niño = ?

Nei mesi scorsi un riscaldamento globale antropico (AGW) di 1,2°C ha causato i disastri “senza precedenti” previsti dai modelli, prima ancora che il Niño riscaldasse il Pacifico centrale fino all’oceano Indiano. A parte far sprofondare masse argentee di acciughe (nota 1) in acque più fresche e ricche di nutrienti, i Niños non sono tutti uguali (le Niñas, le sue fasi fredde, neppure).

Un mese fa sembrava più minaccioso, fonte: NOAA Climate Prediction Center

Rispetto alla fase neutrale dell’ENSO (sta per El Niño Southern Oscillation, le bambine sono discriminate…), portano comunque guai. A volte sono “deboli”, spuntano davanti al Perù in estate, quello attuale è nato ufficialmente il 3 luglio 2023. Passato il picco invernale si affievoliscono e la temperatura globale ne risente poco. A volte sono intensi e “doppi” come nel 2014-2016, ne risulta un caldo globale dal record: aggravano siccità, alluvioni, incendi, tornado [omissis], malnutrizione per i più poveri e malattie tropicali, a cominciare da malaria e colera.

Però l’ENSO preavvisa.

Se in mezzo al Pacifico equatoriale, la zona “El Niño 3.4” supera di oltre 3°C la media ventennale, la probabilità di un Niño intenso entro fine anno aumenta. In luglio era del 66% per la maggior parte degli ensologi, ma da aprile gli oceani avevano già raggiunto temperature “senza precedenti”: il pianeta era entrato “in territori inesplorati“.

Comunque c’è ancora tempo per limitare i danni alle persone, agli animali, all’agricoltura, alle infrastrutture… e quelli ingenti e duraturi allo sviluppo economico (nota 2). Stando alla stima uscita su Science in maggio:

  • El Niño persistently reduces country-level economic growth; we attribute $4.1 trillion and $5.7 trillion in global income losses to the 1982–83 and 1997–98 El Niño events, respectively.

Fa un po’ impressione, no?

Per dirla con l’Economist in un’ottima panoramica delle previsioni meteo-economiche, “bisogna trasferire subito risorse” nei paesi poveri dove l’impatto della crisi climatica è peggiore. Per ora ci pensa solo la Croce Rossa e, con la solita divisione del lavoro, Ong internazionali come Action Aid alla quale il seguito di questa piccola rassegna è destinata (nota 3).

Fonte: Copernicus

Il riscaldamento globale con l’aggiunta del Niño accresce l’insicurezza alimentare di 2,4 miliardi di persone. Come tutti i politici che negano l’esistenza della crisi climatica, sedicenti scienziati affermano che non è possibile. Dopotutto le nostre emissioni di gas serra “rinverdiscono il pianeta”, la CO2 è “il cibo per le piante”.

Fa solo bene, Nelle parole di chi s’offende se viene chiamato “negazionista”

  • In conclusione, posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima. (sic)

Per un’opinione meno surreale, rimando a “The climate is a crisis of inequality”, Science, 31 agosto 2023.

Due mezze verità

Un 30% delle nostre emissioni di CO2 viene riassorbito dagli ecosistemi terrestri, è vero che hanno un effetto fertilizzante sulle piante – delle foreste innanzitutto. Solo che non mangiamo le chiome degli alberi e il greening osservato negli anni Novanta sembra transitorio. Vent’anni fa, la “maggior attività” della vegetazione ha cominciato a declinare per un deficit di vapore acqueo alla pressione giusta, confermando una previsione dei modelli idrologici. (Stanno diventano allarmanti non solo per quanto riguarda le rese agricole.) Nelle regioni temperate – quelle delle colture di cereali dette i breadbasket del pianeta – si osservano addirittura zone di browning.

Durante un Niño, la produzione di riso cala fino al 20%: il governo indiano ne ha tenuto conto e in luglio ha ridotto del 50% le sue esportazioni.

Quest’anno solo in Canada, circa 35 miliardi di alberi sono andati in fumo, molti di più in Siberia nel 2021-2022, e ormai parti della foresta amazzonica emettono CO2. A 39-40°C perfino il metabolismo degli alberi tropicali s’inceppa e oltre i 46°C il loro “macchinario fotosintetico” smette di funzionare (unico paper non in open access, ma il com. stampa è fatto bene e se serve si può chiedere al primo autore).

E’ vero pure che da 20 anni aumenta il greening del fitoplanction alla superficie degli oceani fra i Tropici. Ma è l’ennesima brutta notizia per la sicurezza alimentare di miliardi di persone, visto che le risorse ittiche sono già ridotte dall’inquinamento e dal sovra-sfruttamento e gli ecosistemi costieri già ridotti dall’innalzamento del livello di un mare reso più acido dalle nostre emissioni di CO2.

Note

  1. Sono ai minimi storici anche in California e forse nel Mediterraneo perché ieri al mercato quelle sott’olio “del mare Cantabrico” costavano 139,60 euro al chilo.
  2. Rende anche più difficile realizzare gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile nel 2030. Sulle riviste del gruppo Nature, escono valutazioni dei risultati ottenuti fin qui, un po’ deprimenti. Riassunto.
  3. La prima puntata.

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