Missionari del Pnrr

Dagli artisti agli zootecnici, le categorie professionali dalla A alla Z e gli avventori del bar tabacchi sono casa hanno da ridire sul Piano di ripresa e resilienza (sunto). Per ora solo gli economisti confindustriali e gli informatici mi sembrano soddisfatti dalla ripartizione dei miliardi elencati sotto la mano di verde data alle sei “missioni”.

Dall’elemosina per la ricerca scientifica e dal poco altro che ho letto, tendo a pensare che Rosella Muroni, Luigi Pandolfi, Roberto Ciccarelli et al. abbiano ragione. Per esempio:

La prima missione, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, stanzia complessivamente 49,2 miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo. I suoi obiettivi sono promuovere la trasformazione digitale del Paese, sostenere l’innovazione del sistema produttivo, e investire in due settori chiave per l’Italia, turismo e cultura. 

Nel piano, digitalizzazione equivale a innovazione e la competitività è il motore di tutto, compresa la cultura di cui la scienza non fa parte a priori. I “settori chiave” sarebbero due, ma a p. 105 e seguenti viene spiegato che il patrimonio artistico e culturale va reso più sfruttabile dal settore del turismo. Grazie a 6,68 miliardi di fondi pubblici per mettere in sicurezza i luoghi di culto, migliorare l’arredo urbano anche nei borghi, ridurre i consumi energetici di luoghi di culto, musei, teatri, sale cinematografiche e riqualificare Cinecittà.

In Italia ci sono circa 100 mila chiese, 5 mila musei e altrettanti borghi storici abbandonati. Mi sa che 6,68 miliardi non bastano nemmeno a far ridiventare Roma “caput mundi”…

Immagine

Nella sua valutazione, Legambiente fa notare che il piano “non parla di bonifiche” (in fondo a p. 5). Ne parlano Gianluca Liva e Marco Cattaneo su Le Scienze di maggio, concentrandosi su quelle mai compiute nei 42 siti più avvelenati.

A proposito di verde

Su Nature c’è un po’ di baruffa sullo sfruttamento delle foreste europee. Stando ai commenti di Iddo Wernick et al. e di Marc Palahì et al., i ricercatori del Joint Research Centre europeo avrebbero sbagliato di grosso l’aumento della superficie ridotta a legname tra il 2011 e il 2018. I ricercatori del JRC rispondono di aver già corretto la stima quando avevano scoperto che uno dei data-base aveva cambiato, senza comunicarlo, l’algoritmo che interpretava i pixel delle immagini satellitarie. Inoltre il loro studio riguarda solo i “clear cuts” (ital? coupes claires in francese), non gli alberi abbattuti in generale.

Il tutto riservato agli abbonati, ma sul sito del JRC c’è un sunto delle critiche e una replica più estesa di quella uscita su Nature.

Aggiorn. Il paper di Romain Hugonnet et al. sulla fusione accelerata di 220 mila ghiacciai negli ultimi 20 anni, con le solite eccezioni (ogni ghiacciaio ha una sua storia, diceva Steph se non ricordo male) è diventato improvvisamente in open access. Conviene approfittarne, pour encourager les autres. Com. stampa dell’ETH, articolo del Guardian.

4 pensieri riguardo “Missionari del Pnrr

  1. “clear cuts” (ital? coupes claires in francese)

    Un mio amico taglialegna in montagna dice “taglio a raso”, ma la sua montagna è piccola e isolata e lui vede poca gente, magari in altri posti si dice diverso. Già che c’ero gli ho chiesto cosa pensa di questo fatto di espandere la fruibilità turistica del patrimonio culturale, ma invece di rispondere si è messo ad affilare la scure, e quindi ho lasciato cadere l’argomento.

    Saluti.

    E.C.

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    1. Non lo so, zoomx, prima c’era solo l’abstract, ho riprovato qualche ora dopo e c’era tutto l’articolo…

      grazie, E.C., rende bene l’idea, ma ho visto che si dice anche “taglio raso”.

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  2. @Sylvie

    tendo a pensare che Rosella Muroni, Luigi Pandolfi, Roberto Ciccarelli et al. abbiano ragione.

    Gli altri non so, ma faccio fatica a pensare che Rossella Muroni abbia ragione su alcunché, dato che è una biodinamica convinta come Susanna Cenni, la PD chiamata a far parte della segreteria di Enrico Letta come esperta di agricoltura. Esperta di agricoltura come può esserlo una ragioniera.

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