Contro il metodo

Oggi sul Corriere, il prof. Abrignani del CTS-covid dice che “la scienza italiana deve scusarsi, non sa parlare con una voce sola”. Se può consolarlo è peggio dove una voce che pretende di parlare a nome della scienza mondiale sovrasta tutte le altre. In Francia per esempio,

il microbiologo Didier Raoult è noto per essere un tipico “sbruffone” marsigliese, un barone arrogante e disonesto, legato ai lepenisti un filino corrotti che governano Marsiglia e la Regione (omissis) e un campione nel raccogliere per il suo Istituto ospedaliero universitario (IHU) i fondi elargiti in base alla quantità di pubblicazioni e citazioni.

A fine febbraio 2020, forte di studi altrui sugli effetti in silico e in vitro della clorochina contro altri coronavirus, Raoult l’ha promossa nei media e somministrata come profilassi e cura per il covid, malattia a suo avviso simile a una banale influenza. Sarebbe scomparsa in un paio di mesi, causando meno vittime “degli incidenti di monopattino“.

Sostituita la clorochina con l’idrossiclorochina, Raoult aggiungeva poi l’azitromicina, un antibiotico, ma non il remdesivir che a suo dire veniva usato dai venduti a BigPharma e avrebbe provocato l’emergenza della variante inglese. Sulla rivista diretta da un sottoposto, pubblicava risultati di esperimenti – non randomizzati, non in doppio cieco, senza gruppo di controllo – congegnati per confermare le proprie tesi.

Un trucco statistico ricorrente consisteva nel togliere dal numero dei partecipanti quelli trasferiti in un reparto di cure intensive, l’istituto diretto da Raoult essendone sprovvisto.

Un trucco più redditizio per l’IHU consisteva nel fatturare alla Sécurité sociale un ricovero da 1.250 euro per pazienti diurni che tornavano a casa dopo prestazioni da 250 euro: una visita medica, a volte un tampone, una prima somministrazione di farmaci poco costosi e una prescrizione.

Mentre una serie crescente di trial (seri) mostravano l’inutilità e la tossicità dell’drossiclorochina con qualunque additivo, Raoult la promuoveva negli USA attraverso un ciarlatano locale ammirato da Trump e da lì nel resto del mondo – mietendo vittime dove la “cura” è tuttora prescritta da politici e medici.

In Francia, i suoi assistenti e il suo avvocato querelavano chi osava ricordargli le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Agenzia francese del farmaco, tra cui l’Ordine dei medici delle Bouches-du-Rhône e… l’Agenzia francese del farmaco.

Un po’ irritati, i critici hanno denunciato le attività di Raoult – e di altri cinque ciarlatani – all’Ordine nazionale dei medici che in novembre ha denunciato i ciarlatani alla magistratura. In dicembre Raoult ha pertanto querelato il presidente dell’Ordine nazionale.

Nel frattempo, su PubPeer dove Elisabeth Bik ed emuli notavano un numero crescente di immagini dubbie, problemi etici e conflitti d’interesse nelle pubblicazioni di Raoult, si accumulavano le richieste di chiarimento mandate all’autore e alle riviste. Siccome gli insulti sessisti e le diffamazioni (nota) sui social non sortivano l’effetto desiderato, ieri Raoult e l’IHU hanno querelato la più quotata dei nettascienza, definita “blogger”, insieme a Boris Barbour, uno dei due fondatori di PubPeer e presidente della fondazione proprietaria della piattaforma.

Grazie a un tweet del suo sottoposto Eric Chabrière e sockpuppets, poi rimosso perché comprendeva dati personali dei querelati, l’effetto Streisand prima limitato ai media francofoni, italofoni, anglofoni, germanofoni ecc., alle riviste scientifiche e al Times Higher Education Supplement, si è diffuso in tutta l’infosfera. Sui social, gli attestati di solidarietà con Dr. Elisabeth Bik Ph.D. arrivano numerosi da ricercatori e medici di paesi i cui governi e governanti hanno promosso l’idrossiclorochina.

Ieri un famoso avvocato francese ha rassicurato Queen Bik, la querela è troppo raffazzonata per essere accolta, semmai ci pensa lui.

Ora un folto gruppo di lavoratori della ricerca biomed e della sanità sta passando il week-end del 1 maggio a scrivere – e raccogliere firme sotto – una lettera aperta per protestare contro il tentativo da parte di un ente pubblico di abolire il diritto costituzionale di critica e, mentre c’è, il metodo scientifico.

Nota

Raoult accusa Queen Bik di molestie morali, ricatto e tentata estorsione. La prova: alle domande “Chi ti paga?”, “Quanto prendi per demolire un paper?” ecc. poste ossessivamente su Twitter da Eric Chabrière, lei aveva risposto con un link alla sua pagina Patreon. Prova omessa nella denuncia: quando Chabrière ha chiesto che verificasse per conto dell’IHU una rassegna di Thibault Fiolet et al. – senza immagini e sgradita a Raoult et al. – la mitica lo ha fatto gratuitamente.

Post aggiornato e corretto il 04/05, in risposta a Bruce Wayne a.k.a. Oswald Cobblepot a.k.a. Benedikt Cumberbatch ecc.

2 pensieri riguardo “Contro il metodo

  1. Raoult, Chabriere e compagnia sono esecrabili. Ma non capisco perchè Bik si accanisca. La HCQ è stata discreditata da oltre un anno, Trump è andato in pensione, e Raoult viene venerato da un’orda di fanatici ma non viene preso sul serio da nessun medico e da nessuno scienziato. Bik, invece, sembra radicalizzarsi sempre di più e così finisce col danneggiare se stessa. Io la rispettavo in quanto sventava le frodi scientifiche in modo accurato, oggettivo e evidence-based. Ora non fa che contribuire alla rissa. Secondo me farebbe bene a prendersi una vacanza da twitter e concentrarsi su quello che sa fare bene, cioè l’analisi delle immagini manipolate.

    Per quanto riguarda Patreon e il farsi pagare, io non ci trovo niente di male. Bik ha creato una ditta di consulting, quindi è verisimile che si faccia pagare direttamente dai suoi mandanti. Ma sarebbe meglio se lei mettesse in chiaro chi finanzia il suo lavoro. Se salta fuori che le accuse contro Gregg Semenza sono state finanziate da chi non ha avuto il premio Nobel per HIV1alpha (ipotesi questa molto verisimile, e non solo nel caso di Semenza), questo non giustifica nessun dato fasullo di Semenza e non discredita il lavoro di Bik. Ma così come i ricercatori devono chiarire nei loro papers chi li ha finanziati, così sarebbe auspicabile che Bik si attenga agli stessi standard di trasparenza.

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    1. Rispetto Elisabeth Bik perché da volontaria non retribuita, su PubPeer chiede agli autori di chiarire ed eventualmente correggere o ritrattare immagini e dati problematici. Da consulente retribuita, lo fa per “mandanti” nel senso di università e riviste scientifiche: https://scienceintegritydigest.com/about/

      Come tutto possono vedere su Twitter e PubPeer, né lei né i volontari che la aiutano si accaniscano contro Raoult. A nome dell’IHU invece, Raoult e seguaci si accaniscono con insulti e querele contro di lei e chiunque osi citarla.

      Le pubblicazioni e dichiarazioni di Raoult sono tuttora usate da politici e medici per affermare che l’idrossiclorochina “cura” il covid:
      https://www.lequotidiendumedecin.fr/specialites/infectiologie/etude-lappui-un-collectif-de-medecins-plaide-pour-la-liberte-de-prescrire-en-ville
      https://qz.com/india/2003471/india-is-still-using-a-woefully-outdated-covid-19-treatment-plan/
      https://abcnews.go.com/International/hydroxychloroquine-miracle-cures-continue-fuel-brazils-outbreak/story?id=76682504

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