“Le parole sono importanti”

Refrain da decenni. Senza citare Nanni Moretti, lo dicono tre articoli usciti su Nature fra ieri e oggi a proposito del razzismo sistemico nella scienza; del linguaggio usato dai media per parlare delle proteste Black Lives Matter; della disinformazione sparsa dai social sul covid e sui vaccini, come influenza i nostri comportamenti e come contrastarla. Però l’infodemia è

una condizione che si può curare, dicono Sander van der Linden, psicologo sociale dell’università di Cambridge, e John Cook, scienziato cognitivo della George Mason University, Virginia, in un’intervista a Science News. Per frenare la diffusione di bufale su clima, hanno aiutato FaceBook a

sviluppare un’unità di “myth-busting” che smentisce miti frequenti sui cambiamenti climatici, come quello degli scienziati che non concordano sull’esistenza del riscaldamento globale.

Chissà se i firmatari della Chieti-Pescara Petition sanno che FaceBook li considera mitici…

Un nuovo mito lanciato dalle Big Oil & Gas, avvertono Cook e van der Linden, è che il riscaldamento globale è colpa dei nostri comportamenti, loro non c’entrano. E’ il tema della ricerca di Geoffrey Supran e Naomi Oreskes uscita la settimana scorsa su One Earth. Hanno analizzato il linguaggio usato da Exxon Mobil

  • in 120 pubblicazioni peer-reviewed, documenti interni ed editoriali pubblicitari [advertorials] sul New York Times.

Ne paragonano la retorica della responsabilità/libertà individuale a quella dell’industria del tabacco, ma somiglia anche a quella “dell’industria della carne“. Non si potrebbe fare una ricerca simile sull’ENI?

*

Bar Belfiore

Le notizie sull’evoluzione del clima sono deprimenti, in compenso quelle che ho letto – a gentile richiesta – sull’efficacia dei vaccini anti-covid in generale e contro le varianti del virus sono confortanti.

I risultati preliminari del trial di fase 2 con il vaccino “francese” Sanofi-GSK – che in gennaio sembrava “destinato a finire in discarica” – sono migliori di quanto prevedevano gli esperti.

Al bar-tabacchi sotto casa, con terrazza recintata da vasi fiori dove prima parcheggiavano due o tre macchine, vanno di moda gli effetti immaginari dei vaccini. Una condomina, stamattina: “ce l’ho nel braccio sinistro e mi fa male quello destro quando faccio così” mentre lo alza verso la teca delle brioche. L’angelo custode in maglietta di cotone: “al mattino sento freddo, prima non mi succedeva”.

(Io sarei diventata un Ogm ferromagnetico, ma nessuno ha una calamita, domani porto quella del frigo.)

C’è una certa rassegnazione per il vaccino italiano di ReiThera “bloccato” dalla Corte dei Conti, un po’ di sarcasmo verso quelli che non si vogliono vaccinare, e di indignazione se fanno parte del personale sanitario. Ma in Italia sono sì e no il 4%, in USA la percentuale oscilla attorno al 40%.

Un amico americano mi ha spiegato che non sono anti-vax, è che se devono star a casa un giorno o due non sono pagati. Gli mando il link all’articolo di NatureUniversal healthcare must be a priority – even amid covid.”

Patrick Sturgis et al. hanno analizzato le risposte di quasi 125 mila persone ai sondaggi condotti dal Wellcome Global Monitor nel 2018 in 126 paesi. Scoperta dell’acqua calda in open access su Nature Human Behaviour:

  • Nei paesi con un alto livello di consenso riguardo all’affidabilità della scienza e degli scienziati, la correlazione positiva tra fiducia nella scienza e nei vaccini è maggiore che in paesi paragonabili dove il livello di consenso sociale è più basso.

Invece di usare tutti gli indici della loro tabella, a occhio direi che il 90% degli avventori del bar si fida della scienza o del proprio medico, un 5% non se l’è chiesto e il resto è convinto che ci mentono sul numero di ricoveri e decessi per imprigionarci in casa e in generale per rovinarci la vita.

Finalmente ho capito qual era il vaccino italiano in pillola che una cliente voleva farsi prescrivere la settimana scorsa perché le iniezioni… Nextbiomics ha chiesto un brevetto dopo esperimenti sui topi e Pfizer sta testando un farmaco antivirale (un inibitore delle proteasi). Se non l’ha già fatto il suo medico, la prossima volta che me ne parla dovrò deluderla.

***

Tardigradi sulla Luna forse no, ma su Marte

Raccomando l’articolo di Alejandra Traspas e Mark Burchell – in open access su Astrobiology – ai tardigradofili di ogni età. Per capire se quelli dentro la sonda israeliana che si era schiantata sulla Luna nel 2019 magari erano sopravvissuti, ne hanno preso 20 della specie Hypsibius dujardini,  

  • trattati secondo le norme etiche per gli invertebrati con il consenso del responsabile per l’etica del dipartimento. Sono stati nutriti con acqua minerale e muschio. Sono stati sparati da una pistola a gas a due stadi contro bersagli di sabbia in una camera a vuoto,

dopo averli congelati per 48 ore, norme etiche solo per la dieta! Tutti quanti si sono ripresi in 8 ore dallo shock e dal congelamento, ma è probabile che quelli mandati sulla Luna non ce l’abbiamo fatto. Recensione di Jonathan O’Callaghan su Science.

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