Promesse, promesse

Il Foglio pubblica l’appello della Federazione Italiana Scienze della Vita contro l’inclusione nel DDL 988 dell’agricoltura omeo-astrolo-biodinamica e, quasi ogni giorno, un articolo di Enrico Bucci che ne riduce le pretese a coriandoli. Ieri toccava a quelle “scientifiche”:

L’eterna review biodinamica. Il presunto supporto scientifico

Ah, finalmente! Un’analisi dei 147 articoli elencati nella “review” del prof. Gaio Cesare Pacini dell’università di Firenze. Carlo Triarico, il presidente di Demeter Italia e di Federbio, se ne vantava al convegno del PoliMi nel novembre 2018, ma non ero riuscita a trovarla.

Enrico neanche, mi sento un po’ meno oca. In compenso ha scoperto che la dottoranda Margherita Santoni e Lorenzo Ferretti, entrambi docenti dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, l’hanno ampliata partendo dal 1985 invece che dal 1990, e aggiornata al 2021.

Più che una rassegna è una… Non sarò io a rivelarne le sorprese, anche perché il thriller prosegue:

In attesa di quella review, voglio rassicurare i lettori: delle review pubblicate sull’efficacia della biodinamica esistono, e ne parleremo a breve.

In attesa della prossima puntata, questa review è gratuita.

*

Silvopastorizia (vedi sotto: Working Trees for Livestock. USDA National Agroforestry Center

L’Unep ha pubblicato il rapporto “State of Finance for Nature” con le stime degli investimenti in “soluzioni basate sulla natura” entro il 2030 e il 2050 per uscire dalle crisi ambientali e climatiche. In supersintesi, servirebbero $536 miliardi/anno di cui 203 per le foreste e 193 per la silvopastorizia, il resto per ripristinare torbiere, mangrovie e paludi.

Ho letto solo i key findings e dato un’occhiata agli esempi di soluzioni (Case studies) basate sulle foreste e sull’agricoltura, finanziate con fondi privati e pubblici.

Escono molte ricerche sulle foreste, ma una così non l’avevo mai vista. Gratis su Science Advances. Paulo Quadri et al. dell’università della California-Santa Cruz e dell’Oregon hanno raccolto 143 anni di dati sui pini e altre specie “subalpine” nelle montagne del Messico centrale. Fino alla metà del secolo scorso, scrivono, sui pendii orientati a sud gli alberi giovani crescevano più rapidamente che su quelli orientati a nord. Per gli alberi maturi, succedeva la stessa cosa per il declino del tasso di crescita. Dopodiché

la tendenza si è notevolmente ribaltata [figura 2].

Con l’aumento della temperatura e della CO2 atmosferica dovrebbero crescere come e meglio di prima sia sui pendii orientati a nord che a sud e il tasso di crescita diminuire di pari passo. Per venirne a capo, hanno analizzato tutt’una serie di parametri meteorologici e chimici, confrontato gli anelli dei tronchi ecc. Risultato:

gli isotopi stabili di carbonio e ossigeno e i rapporti tra carbonio e azoto suggeriscono che il ribaltamento è collegato a interazioni tra la CO2 che stimola la fotosintesi e le limitazioni dell’acqua o dell’azoto.

Il limite maggiore è l’umidità decrescente nei suoli orientati a sud. L’altra cosa sorprendente è che non hanno trovato

i chiari segnali di crescita durante eventi dell’El Niño–Southern Oscillation che sono stati osservati in altre foreste montane della regione.

*

Volendo, è possibile proteggere le barriere coralline e aiutarle a riprendersi dallo stress termico, per esempio eliminando le macroalghe e i ricci – i “fattori di stress locale” – che ne invadono l’ecosistema dopo le ondate di calore. E a condizione di ridurre le emissioni di gas serra per limitare il riscaldamento globale e l’acidificazione degli oceani, scrivono Mary Donovan et al. su Science.

Nella “Perspective“, Nancy Knowlton cita esempi di conservazione locale di habitat marini

che non solo possono minimizzare i danni del riscaldamento, ma anche fornire benefici in termini di biodiversità e di sicurezza alimentare. Ma questo non vuol dire che sia facile prendere le misure appropriate per ridurre, per esempio, l’abbondanza delle macroalghe e dei ricci.

Certo, prima bisogna investire in ricerca sull’ecosistema, fare esperimenti, formare addetti alla “gestione”, organizzare la difesa della zona protetta contro i predoni ecc.

*

Per la serie “ve l’avevamo detto”, su Science Advances Gideon Mordecai et al. ricostruiscono come il PRV1 (Piscine orthoreovirus-1) che infetta circa il 97,2% dei salmoni atlantici d’allevamento ha contagiato i salmoni selvatici del Pacifico occidentale.

***

Sull’Economist, ci sono due articoli distanti dal complottismo e dalla sinofobia, sull’origine del Sars-Cov-2. C’è anche un bel necrologio di Yuan Longping, intitolato “Nutrire il mondo“. E’ l’agronomo che negli anni Settanta aveva creato un riso ibrido straordinario, rendeva il 20-30% più delle altre varietà. L’IRRI, la banca delle sementi del riso a Los Banos, nelle Filippine, lo ricorda così.

Io lo ricordo a un pranzo ufficiale durante la conferenza sul genoma del riso nel 2002, ero seduta di fianco a lui perché era una delle poche donne, penso. Era una cena lunghissima con decine di portate, intervalli musicali, discorsi dal palco. Quando non trovava le parole in inglese o non lo capivo, faceva un disegnino sui tovaglioli di carta. Il suo riso cresceva alto come me, più alto di lui (tutto mimato – era vero).

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