Zeitgeist

Da Pikaia, Mauro Mandrioli recensisce Quando abbiamo smesso di capire il mondo (Adelphi, 2021) di Benjamín Labatut, che “racconta la straordinaria storia della fisica del Novecento, ma non solo”. Come in Helgoland, E luce fu, L’universo su misura e altri libri usciti in questi mesi, la tesi è che la scienza – intesa come meccanica quantistica – “non offre verità”, solo osservazioni, interpretazioni provvisorie, modelli semplificati, incertezze, probabilità.

Explained: What is the Delta variant of Covid-19, and why is it a concern?  | Explained News,The Indian Express
Fonte: Indian Express, 8 giugno 2021

A volte è frustrante. Il vaccino ci proteggerà dalla variante delta del Sars-Cov-2?

L’altro giorno ascoltavo la radio tornando dal lavoro. Intervistavano per l’ennesima volta uno dei tanti esperti di virus più gettonati. Solite domande, richieste di previsione: “cosa ne pensa di…”, “ci parli di…”

scrive Medbunker un po’ depresso. Il gettonato parla, ma non spiega la scienza. “Fa spettacolo”, mentre

Quello che facciamo dovrebbe servire alle persone per capire meglio, non per fare vedere come siamo bravi noi (e quanto sono scarsi gli altri…). Se la pandemia durerà sei anni o cinque anni e tre mesi non cambia nulla.”

I cronisti fanno le solite domande perché sono quelle di tutti. Anche Medbunker, scommetto vorrebbe capire meglio per quanto tempo dovrà rinunciare ad abitudini, rimandare progetti e abbracci.

Dans un mois, dans un an comment souffrirons-nous,/ seigneur, que tant de mers nous séparent de vous…

Anche lui, scommetto, spiega quello che sa, o non sa e perché, innanzitutto a gente che conosce, non solo per limitare i danni della disinformazione.

A gente come lui e me, preoccupata per il proprio futuro, quello dei figli (altrui, nel mio caso). Ce la caviamo con le piccole incertezze quotidiane, locali, non con minacce letali, planetarie che esigono decisioni personali e collettive – politiche.

Agli esperti chiediamo “la verità” nel senso di onestà, quello che pensano “davvero”, coerenza, rispetto di fatti, eventi osservati, esperienze passate, conseguenze note.

Senza questa verità, sappiamo che ogni tanto si muore di più per un brutto virus dell’influenza, per un “risparmio” su qualche misura di sicurezza nel terremoto a L’Aquila, sotto il vulcano Nyiaragongo o vicino all’Eternit.

Magari corriamo rischi lo stesso perché anche noi preferiamo mentire e mentirci a volte.

French mathematician Alexandre Grothendieck, who has died aged 86
Alexander Grothendieck, foto H. Van Regemorter/IHÉS

Mauro Mandrioli dice che Labatut,

prendendo spunto dall’ossessione per i temi dell’ecologia, del complesso militare-industriale e della proliferazione delle armi nucleari del matematico Alexander Grothendieck, suggerisce che non saranno i politici a mettere fine al pianeta, ma gli scienziati che camminano come sonnambuli verso l’Apocalisse. […] Scelte decisamente non molto comuni negli anni ’70 del secolo scorso, ma che ci indicano una risposta: solo osservando il mondo possiamo capirlo e la scienza è lo strumento migliore che abbiamo per farlo.

Sulle idee, le scelte e le epifanie di Grothendieck si è fantasticato molto. Il libro di Labatut è una finzione.

Mauro non c’era negli anni Settanta, io sì. In Europa, la maggior parte dei giovani era contro le armi nucleari, la guerra del Vietnam, il napalm, l’agent Orange e per l’ecologia, perché “ascoltava gli scienziati” e prima ancora il proprio desiderio di cambiare il mondo.

Amazon.it: Printemps silencieux - Carson Rachel - Libri
Edizione Plon, Parigi 1963: in copertina “Una grande voce ci chiama in soccorso della Natura, lentamente assassinata dagli Uomini”, Jean Rostand.

La traduzione di Primavera silenziosa era uscita nel 1963 e restava un best-seller anche in Francia. Matteo Merzagora di passaggio a Milano tre giorni fa, mi faceva notare che soltanto cinque anni prima, nel 1958, il cineasta Alain Resnais girava Le chant du Styrène, un inno alla plastica e al petrolio scritto da Raymond Queneau.

Nessun accenno all’ambiente, una catastrofe come la marea nera del Torrey Canyon era ancora impensabile.

Nonostante la Dichiarazione di Stoccolma nel 1972 e qualche battaglia legale vinta in Europa e negli Stati Uniti, i giovani degli anni Settanta furono sconfitti insieme agli scienziati che dicevano la verità. Come quelli che si sarebbero ritrovati a Rio nel 1992 e a Genova vent’anni fa.

Come i giovani e gli scienziati “catastrofisti” che collegano crisi climatica, ambientale, e maggiore probabilità di pandemie alla giustizia sociale, e vorrebbero vaccinare il mondo?

(h/t radioprozac, tony scalari, M.-C., rassegna stampa di Action Aid, una discussione su Primavera silenziosa il 15 luglio a Dirama, il festival di Legambiente a Bergamo, et al.)

2 pensieri riguardo “Zeitgeist

  1. Le certezze del passato (e presente) sono pericolose. ” Molto più meglio”, come scrive M. Mandrioli, le “…osservazioni, interpretazioni provvisorie, modelli semplificati, incertezze, probabilità”. L’esempio dell’attuale pandemia è evidente. Al presente non siamo sicuri nemmeno sul dove, come, quando e perché si sia originata. Figuriamoci poi sulle innumerevoli certezze scientifiche del passato, che a posteriori si sono rivelate fallaci. Faccio un banale esempio prendendo spunto dal libro della Carson. All’epoca i problemi sull’avifauna erano dovuti soprattutto all’uso ed abuso di prodotti organoclorurati (DDT) caratterizzati da bassa tossicità ( lo IARC lo pone nella lista 2B – potenzialmente cancerogeno- assieme a caffé, sale, fumo di legna, Glyphosate, bevande calde e raggi solari) notevole persistenza nell’ambiente e nei tessuti lipidici di molte specie. Il libro della Carson è stato determinante nell’imporre un divieto nell’uso di questi prodotti che però in pochi anni erano riusciti a debellare (Italia ed in particolare in Sardegna) o attenuare a livelli minimi i casi di malaria in Africa, Asia ed Americhe. Dopo essere stati del tutto vietati in molti paesi, anche l’OMS ha ritrattato molte sue posizioni ed ora ne (ri)consiglia l’uso in determinati ambiti.
    Purtroppo l’attuale fretta e modalità di apprendimento e comprensione sono in controtendenza a tutto ciò.

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    1. Come può vedere cliccando sul link “Dichiarazione di Stoccolma”, Franco, l’uso sanitario del DDT non è mai stato vietato. Alcuni paesi hanno deciso di vietarlo dopo che le zanzare erano diventate resistenti. Poi si è visto che una volta smesso di usarlo in agricoltura, restava in parte efficace perché la resistenza calava.

      Anche negli anni ’70 l’OMS raccomandava di applicare tutte le misure di disease control, ma richiedevano infrastrutture igienico-sanitarie che spesso non esistevano – e a volte nemmeno oggi. Costava meno spruzzare il DDT nelle case e distribuire pastiglie di clorochina.

      Il problema è che come molti insetticidi, il DDT è un perturbatore endocrino, dannoso soprattutto per le donne incinte e i bambini piccoli. Il rischio di tumore alla tiroide è bassissimo rispetto a quello di interferenza con gli ormoni della crescita.

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