Riflessi in un occhio d’oro

Dal concepimento nel lontano 1993 e fino al lancio il giorno di Natale, al telescopio Webb è successo quasi tutto quello che poteva andare storto, nome di battesimo compreso.

The James Webb Space Telescope memorializes a questionable person.
Immagine NASA

Tra Natale e la Befana – cronaca delle operazioni nella colonna a sinistra – poteva sbagliare centinaia di mosse, e i pessimisti sono stati subito accontentati: l’avvio è stato un po’ troppo lento.

Ma alla prima fermata, ha smentito la legge di Murphy.

Sistema di raffreddamento? Acceso. Scudo termico multistrato gigante? Dispiegato senza una grinza. Specchio concavo primario detto “l’occhio d’oro” e pupilla da rettile? Aperto con i diciotto esagoni pronti per l’allineamento al micrometro. Il tripode che dovrà reggere lo specchio convesso? Fuori come un balcone e ben saldo. E il suo specchio? Fuori pure lui e quello concavo in posizione.

Da sabato funziona. I fotoni infrarossi intercettati dallo specchio primario sono riflessi su quello secondario che magari li “concentra” male, ma li rimanda già indietro. Resta da sistemare il mastodonte sulla sua orbita il 23 gennaio, mettere a fuoco gli esagoni dello specchio concavo, calibrare gli altri strumenti, finire di raffreddare tutta la baracca.

Mancano cinque mesi alla prima luce, ma l’assemblaggio nello spazio merita un applauso, trovo. Speravo di entusiasmare due nonne per la scuola (una nonna e una prozia che ne fa le veci, in realtà) incontrate al mercato. Erano addirittura interessate ai satelliti Sentinel, per conto di nipotin* che partecipano ai Fridays for Future…

Non è il momento, quaggiù la legge di Murphy resta valida. Sono “in pensiero”, più smarrite dell’anno scorso, bersagliate da ordini e opinioni contraddittorie. Le feste sono state “uno strazio”. La smettano di preoccuparsi, sono trivaccinate, girano in bici, stanno bene, se sono contagiate al massimo “sarà come un’influenza”.

Avevo scritto qualcosa “all’inizio”, sembrava di no. Con i vaccini, i contagi già avvenuti e Omicron, cos’è cambiato?

La variante Delta c’è ancora, Omicron sembra meno feroce, ma è talmente contagiosa che gli ospedali sono sopraffatti, gli altri pazienti… Rende tutto più complicato.

Sì, lo sanno. “Hanno dimesso la mamma della Crì prima che riuscisse a muoversi dal letto” dopo una frattura del femore. “Cerca di organizzare turni per lavarla e cambiarla, da sola non ce la fa” (Cristina). E in Francia?”

E’ come qui. Un po’ peggio perché le terze dosi vanno a rilento. Il governo ha distribuito soldi per la messa in sicurezza e un aumento dei precari, non per installare i filtri dell’aria e i rilevatori di CO2 che i sindacati degli insegnanti chiedevano per la rentrée del settembre 2020.

“Anche noi. Avevamo appeso dei cartelli ai semafori in tutto il quartiere.”

Diversamente da qui, l’Associazione nazionale di pediatria consiglia la vaccinazione solo per i bambini vulnerabili. “Nooo”. Però la notizia sembra rassicurarle, potrebbe andar peggio.

“Vediamo cosa dice Draghi.” Sottinteso: è più affidabile di Macron o più educato?

Rientro a casa e sento un ascoltatore di radiopop dire che basta con i tamponi e tutte ‘ste storie, “è solo un’influenza”, i bambini non rischiano niente, priorità alla riapertura delle scuole come da art. 32 della Costituzione.

Le nonne per la scuola del mio quartiere sarebbero d’accordo. Ma “dall’inizio” dicono che il diritto all’educazione non esclude quello alla salute e che vanno rivendicati entrambi, insieme e non da oggi.

7 pensieri riguardo “Riflessi in un occhio d’oro

  1. Sarà ben vero che la maggior parte dei ragazzi(ni) positivi o in quarantena oggi (o ieri) non si sono contagiati a scuola ma per la befana o limitrofi, però insistere che devono raggiungere la scuola e ammassarsi davanti ai suoi cancelli mentre si grida al disastro prossimo per l’alto numero di contagi in essere ha dello schizofrenico.

    Il problema – afferma Draghi – è che la dad crea disuguaglianza? Anche il fatto di avere un macchinone con autista o un conto in banca con più di 5 zeri. Vuole fare qualcosa iniziando a dare il buon esempio? No? E allora perché chi, tra i giovani, potrebbe (e vorrebbe) seguire le lezioni a distanza non deve farlo?

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    1. Non crea la disuguaglianza, ma accresce quelle esistenti, e semmai dimostra che la scuola non è stata la “priorità” né prima né durante la pandemia. Quante scuole statali hanno un’infermeria come quella del Leone XIII?

      E allora perché chi, tra i giovani, potrebbe (e vorrebbe) seguire le lezioni a distanza non deve farlo?

      Sono molti? Fra i ragazzini che conosco quelli che non si lamentano della dad hanno genitori benestanti, un* dei quali in smart working o casaling*, e preferiscono lo stesso andare a scuola.

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    1. Devo ancora leggermi la bibliografia sul patto sociale menzionato per avere le idee più chiare sui contenuti dell’articolo, ma temo che la terza proposta non sortirebbe gli effetti voluti per gli stessi problemi di fondo per cui ci si può interrogare osservando la Fig. 1.
      Avendo interpretato ‘Don’t look up’ come un film per sociologi e colleghi affini più che per climatologi, non sottovaluterei la seconda opzione assieme al perseverare della prima. Al termine dei 145 minuti di svago satirico si ritorna ad una realtà molto più articolata e peggiore con alcuni attori meno stereotipizzati (ma neppure tanto, eh!) e per questo più subdoli e manca un pericolo platealmente imminente come una cometa.

      Si ritorna metaforicamente a quel ‘E’ meglio un uovo oggi o una gallina domani?’ dove la percezione del rischio è più diluita e l’individuo tende a far prevalere il ragionamento su interessi di breve termine rispetto ai costi futuri. Futuri? Anche attuali e passati ormai. Si obietterà: ‘A me gli impatti e costi sembrano piuttosto chiari e drammatici’. Sicuro, c’è da mettersi le mani nei capelli dopo anni di report e inazione, ma rimane il fatto di come vengono percepiti dalla maggioranza anche relativamente rispetto ai problemi quotidiani e più immediati, paure su cui fanno leva le strumentalizzazioni (l’ultima sull’aumento delle bollette) e vari avvelenamenti del pozzo. E sono bravi e meticolosi ad inquinare a leggere Supran & Oreskes (2021), in maniera simile ai discorsi di Elizabeth Holmes dopo aver letto il passo della conferenza TedMed citato da Internazionale (Steve Jobs nell’imbandire il ‘sogno’ perlomeno aveva i prodotti).

      Gli articoli sulle barriere inerenti la mitigazione del cambiamento climatico non mancano, lato società si sono fatti progressi sulla presa di coscienza ma sento che manca qualcosa, sulle soluzioni mi pare si stia concentrando la battaglia e trovo che sia difficile per chi non è pratico districare la matassa tale da costruirsi un idea chiara non affetta da disinformazione, cognizione che poi si traduce nel valutare e pressare la rappresentanza politica. Lato media ci si ritrova inoltre spesso in una polarizzazione costante che non approfondisce i contenuti o evidenzia solo parte di essi e si rimane in un limbo di incertezza. Io sto ancora digerendo a distanza di anni una puntata di Otto e Mezzo con Battaglia, se ben ricordo aveva dato pure vita ad una petizione.

      Sono un po’ pessimista a riguardo, la stessa pandemia ha analogamente evidenziato le stesse criticità in questo rapporto tra scienza, media, società e politica e per quanto complessa non si avvicina alla sfida per il clima. Si potrebbe ad esempio fare un rimando a Bucci che si chiede cosa si e fatto dopo anni per rendere più resiliente il sistema sanitario ed anche qui non vedo una comune percezione, fatti gli appelli per l’accesso globale ai vaccini, che è personale interesse che si trovi una soluzione.

      Cito ancora il ‘Dottor Stranamore’, dove nel finale e preso atto dell’annientamento a venire, già si discuteva di come prepararsi alla futura guerra con i russi una volta usciti dal sottosuolo. Qui siamo oltre le leggi di Murphy.

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