Nucleare? Dipende

Da Valigia Blu, Antonio Scalari riassume il pensiero – si fa per dire – della discendenza dell’Associazione Galileo 2001 nella quale scienziati favorevoli alle centrali nucleari negavano l’effetto serra delle nostre emissioni di gas serra.

Curva di Keeling oggi

I presunti discendenti di Galileo accusavano i climatologi di isteria e ignoranza incappando in bufale colossali, e gli ambientalisti contrari al nucleare di essere anti-scienza.

Fra i climatologi pro-nucleare, Antonio Scalari cita Jim Hansen, ma ce ne sono molti altri: Dario Camuffo, Ken Caldeira, Kerry Emanuel, Tom Wigley… e la maggioranza degli autori dei vol. 3 dei rapporti Ipcc.

Ormai i neo-Galileo 2001 negano soprattutto l’urgenza della crisi climatica e rimandano la riduzione dei gas serra alle calende greche. Invece alla domanda “siete per il nucleare?” i climatologi e molti ambientalisti – a cominciare da Greta Thunberg – dicono “dipende”:

  • dai tempi di costruzione di una centrale e della sua rete,
  • dai costi,
  • dai regimi esportatori di yellow cake,
  • dai consumi nazionali di energia,
  • dalle rinnovabili già disponibili,
  • dal tipo di tecnologia e dal suo impatto ambientale,
  • dalle scorie e dalla loro gestione,
  • dalla sicurezza della filiera in caso di conflitti,
  • dalla fiducia nei governanti,
  • varie ed eventuali.

Certi “dipende” sono più politici. Jim Hansen, per esempio, critica i reattori esistenti e chiede più ricerca in quelli di IV generazione che riciclano il plutonio delle bombe atomiche. (Da pacifista, anch’io).

Sugli argomenti, se così si possono chiamare le opinioni evidence-free dei nuclearisti Minopoli, Battaglia, Testa, Stagnaro & Co. del Bruno Leoni, rimando all’articolo di Antonio Scalari. Ne esistono di più sensati fra i climatologi e gli ambientalisti – indiani e cinesi, innanzitutto – preoccupati dall’andamento della curva di Keeling.

Certo sarebbe più facile discuterne sul serio (reattori al torio come in Cina?) se gli economisti smettessero di scrivere che l’energia nucleare costa troppo, che nemmeno gli Stati Uniti si possono permettere centrali nuove e perfino di tener in funzione quelle esistenti.

Stesso problema in Francia.

O’s digest

Articoli in tema su Nature di oggi:

Malte Meinshausen et al.,”Realization of Paris Agreement pledges may limit warming just below 2 °C” con parecchi sforzi in più e un po’ di fortuna. Titolone in copertina e una presentazione/rassegna di Zeke Hausfather e Frances Moore che andrebbe letta prima, se fosse in open access.

Per fortuna, Zeke ha twittato la sostanza e le figure più eloquenti, rif. anche The Guardian e Zeb Nicholls, uno degli autori (tks for the free access link).

Jeff Toleffson, “What the war in Ukraine means for energy, climate and food”, un disastro a breve ma a lungo termine potrebbe spingere i governi a scegliere la sostenibilità, per es. le energie rinnovabili;

Alexandra Witze, “Climate change — four decades of missed opportunities” negli USA, una recensione del libro di Eugene Linden, Fire and Flood: A People’s History of Climate Change, from 1979 to the Present;

– altri progressi per l’energia solare nel paper “Perovskite–organic tandem solar cells with indium oxide interconnect” (ne escono di continuo):

– e last but not least nonché in open access (nota) in “Thermophotovoltaic efficiency of 40%“. Wow! Anche più del 40% con il loro motorino termico.

E’ fatto in materiali semiconduttori, uno nero molto riflettente, ed emette temperature tra 1.900–2.400 °C, scrivono Alina LaPotin del MIT et al. L’efficienza diminuisce un pochino insieme alla densità di potenza/cm2 quando la temperatura è attorno a 2.000 gradi, comunque:

  • queste celle possono essere integrate in un sistema termofotovoltaico per lo stoccaggio l’accumulo termico nella rete energetica. Così si crea un percorso [pathway] per un accumulo dall’energia abbastanza elevato e dal costo abbastanza basso [è quasi tutto tungsteno e grafite] da consentire di decarbonizzare la rete elettrica.

Ricerca finanziata dal Dip. dell’Energia, dalla Darpa-E e dall’Alliance for Sustainable Energy. Com. stampa del MIT con foto in grande del motorino.

Nota

Nel “public domain”, in fondo c’è scritto:

  • The US Government retains and the publisher, by accepting the article for publication, acknowledges that the US Government retains a nonexclusive, paid-up, irrevocable, worldwide license to publish or reproduce the published form of this work, or allow others to do so, for US Government purposes.

3 pensieri riguardo “Nucleare? Dipende

  1. Grazie per le segnalazione. Avrei potuto in effetti allungare la lista dei climatologi pro-nucleare, ma d’altra parte il messaggio è che c’è un pattern tra negazionismo e sostegno dell’atomo, mentre si può certamente sostenere il nucleare da posizioni interne al consenso scientifico sul climate change. Non è bastato nemmeno dichiararsi “pro” per evitare le reazioni rabbiose. Credo che la questione tocchi nervi scoperti, a differenza di quando si parla di fenomeni di antiscienza come l’antivaccinismo.

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    1. Grazie del bell’articolo, Antonio, ci voleva! Non era un rimprovero, era un omaggio a Dario Camuffo et al. che mi avevano costretta a riflettere.
      C’è una cosa che non capisco. Uno che sa di cosa parla e magari senza la fobia degli ambientalisti, l’AIN non riesce a trovarlo?
      Sono pro anch’io in alcuni casi che però stanno calando insieme al prezzo e all’efficienza delle rinnovabili, rif. il motorino termico di oggi.
      Buona pasqua – s.

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