Mi ricorda qualcosa

Uno dei Climalteranti suggerisce di dare un’occhiata al blog “Amo la chimica”. L’amo anch’io, vado subito a darne una, due, tre… L’inizio promette bene:

  • Ci poniamo decisamente contro la cattiva informazione scientifica facendo rete con gli altri blog presenti online per far sì che la vera divulgazione possa finalmente avere la meglio. Cerchiamo di raggiungere questi risultati attraverso articoli, curiosità, video ed infografiche.

Dei nettascienza! Bello. Noi chi?

  • Al momento [maggio 2020] il gruppo di lavoro è composto da François Burgay: fondatore del sito, laureato in Chimica dell’Ambiente, dottorato in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici e attualmente ricercatore presso il Paul Scherrer Institut, in Svizzera.

Una giovane recluta.

Si comincia spesso da soli, in due anni il gruppo di lavoro sarà cambiato e il dott. Burgay si sarà scordato di aggiornare il sito. Clicco sui post nella colonna di destra, sono tutti editoriali firmati da lui. Riprovo con l’ultimo: “Storia del DDT: una grande speranza” nella sezione “chimica e medicina”.

Tema poco originale, non si può pretendere che il testo lo sia. Accid… Ci sono le solite bufale sul DDT con poche varianti: per colpa di Rachel Carson, sarebbe stato vietato anche contro la malaria, poi reintrodotto quando i morti di malaria si impennarono.

Niente sull’evoluzione della resistenza al DDT delle zanzare, niente sui tumori, niente sui danni ai feti di quel potente “interferente endocrino”, niente sugli insetticidi meno tossici, niente link ad altri blog, Nemmeno a quello della Società di chimica italiana.

L’infografica consiste in una vignetta umoristica e nella “Figura 2 – Aumento dei casi di malaria al diminuire dell’uso di DDT”:

E’ illeggibile e manca la fonte. Senza risalire all’originale

A, Attaran et al., Nature Medicine, luglio 2000.

non si capisce che

  • il “commentary” di Nature Medicine è di 20 anni prima e sostiene che in alcuni paesi dell’Africa meridionale i benefici del DDT spruzzato nelle case sono certi e i rischi per la salute non dimostrati;
  • i dati si fermavano al 1996 ed erano clamorosamente sbagliati. I casi di malaria sono aumentati soltanto in Venezuela e soltanto dopo la metà degli anni Novanta;
  • le zanzare non pungono solo chi sta in casa;
  • omissis
  • a volte l’infografica serve a disinformare.

Sarà stato uno scivolone, chi non ha mai scivolato butti la prima pelle di banana. Clicco sul primo post nella colonna di destra “Un mondo rinnovabile sarà più sostenibile?

Al contrario!

  • Al netto delle problematiche intrinseche delle fonti rinnovabili (la loro intermittenza e la non democraticità nella distribuzione di irraggiamento solare e di vento),

L’idroelettrico, il geotermico, le biomasse di scarto? Non esistono. Invece esistono paesi senza né Sole né vento.

L’eolico e le auto elettriche richiedono minerali la cui estrazione distruggerà il pianeta – sempre che ce ne siano abbastanza, visto che secondo il rapporto dell’IEA riciclare farebbe poca differenza.

(Nella realtà, il rapporto dice il contrario già a p. 2: “Ci sono problemi, ma sono superabili. […] Non c’è alcuna carenza mondiale di risorse e ci sono opportunità da cogliere per chi può produrre minerali in un modo sostenibile e responsabile“, come viene illustrato da p. 116 a p. 244.)

Bref, Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani raccontano frottole. E gli ambientalisti vogliono ridurre in miseria gli abitanti dei paesi esportatori di idrocarburi. Mica la Russia, l’Arabia Saudita o gli Usa, nè:

  • … come potranno i cittadini di paesi come Libia, Nigeria, Algeria ed Egitto sperare in una vita migliore se il 75% delle loro entrate venisse improvvisamente messo in discussione.

In sostanza

  • tutti i cittadini libici, nigeriani, algerini e libici campano vendendo idrocarburi;
  • eolico e solare da soli sono in grado di sostituirne il 75%, wow!

“Il 75%” mi ha ricordato qualcosa. Stando a una fonte non sempre affidabile, l’anno scorso in Danimarca – un paese esportatore di petrolio – il 75% dell’elettricità sarebbe stato prodotto da fonti rinnovabili. Le entrate dei danesi saranno calate del 75%?

I francesi non hanno petrolio, ma il 77% della loro elettricità proviene da centrali nucleari che, due anni fa, il dott. Burgay riteneva necessarie per la transizione ecologica. Peccato che Nicola, Vincenzo e gli ambientalisti siano contrari per motivi “ideologici”.

I francesi sono favorevoli perché, diceva il presidente Giscard d’Estaing, sono più intelligenti (pare di no): “On n’a pas de pétrole mais on a des idées…”

Peccato che i reattori dovevano durare almeno sessant’anni, ma undici sono spenti per guasti vari. Gli EPR che dovevano essere pronti nel 2015, 2018, 2020 quest’anno, forse lo saranno l’anno prossimo a un prezzo raddoppiato, come in Inghilterra, in Finlandia e in USA.

Così da esportatrice, la Francia è diventata importatrice di elettricità:

  • Bisogna risalire al 1991 per trovare un livello di produzione equivalente… e con sei centrali nucleari in meno rispetto al 2022.

Amolachimica mi ha fatto venir in mente

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