Magari sbaglio – refrain

(O’s digest) Comincio da una rassegna uscita mercoledì su Molecular Biology in open access, e sui media con titoli fuorvianti, soprattutto in quelli anglofoni. Riguarda farmaci molto prescritti contro la depressione, il Prozac per dirne uno, detti inibitori della ricattura della serotonina (SSRI).

Joanna Moncrieff et al. concludono che per problemi tecnici e metodologici, le ricerche – molecolari, genetiche, dietetiche (sintetizziamo la serotonina a partire dal triptofano di cereali, carni, legumi ecc.) – non hanno stabilito alcuna correlazione tra depressione e il livello di serotonina e dei suoi metaboliti nel sangue e nel liquido cerebrospinale. Sono due misure vicarie (proxy) per il suo livello nelle sinapsi fra il neurone a monte che la rilascia e la ricattura privandone il neurone a valle.

E altre due misure vicarie – proteine del recettore e Sert, il trasportatore per il suo riassorbimento – danno risultati contradditori, scrivono gli autori. Molto bravi, trovo, anche nello spiegare i limiti della propria analisi.

Nessuno ha misurato la quantità di serotonina nelle sinapsi di persone depresse o meno. Però gli SSRI lasciano più serotonina nelle sinapsi e questo spiegherebbe perché sono efficaci per circa un terzo dei pazienti. Il problema è che hanno effetti collaterali. E che nelle sinapsi ci sono altri “modulatori” dell’umore, la dopamina per dirne uno.

Comunque la rassegna non comprende le ricerche per sapere se c’è una correlazione tra ricattura spropositata della serotonina e depressione. E quindi sull’efficacia o meno degli SSRI. I titoli sui giornali non erano giustificati.

Il vantaggio di Twitter è che se un’oca scrive “magari sbaglio”, le rispondono subito persone gentili e competenti. Tiziana Metitieri mi ha suggerito le critiche della rassegna uscite su Science Media Centre, espresse da una serie di esperti, ciascuno con un punto di vista diverso (psichiatria, neurofarmacologia, trial clinici ecc.):

In fondo ci sono link ad altre “risorse” per non esperti pubblicate dal Royal College of Psyschiatrists e da NICE, l’agenzia britannica che valuta l’efficacia (comparata) dei farmaci.

Andrea Capocci del manifesto mi ha consigliato l’articolo di Joanna Moncrieff per The Conversation – dal titolo fuorviante:

(Nella rassegna, lo scompenso chimico è quello della serotonina e gli antidepressivi sono gli RSSI.) Come le critiche, lo consiglio anch’io, soprattutto a chi prende SSRI o vive con un* conoscente che ne prendono. In sintesi, spiega perché potrebbero essere inutili, ma siccome l’assenza di evidenze non è l’evidenza di un’assenza di efficacia, conclude

  • Se prendete antidepressivi, è molto importante che non smettiate prima di averne parlato con il vostro medico. Tuttavia la gente ha bisogno di queste informazioni per decidere se prenderli o no.
*
Da Science

Un’inchiesta di Science durata sei mesi rivela falsificazioni nella ricerca di farmaci contro l’Alzheimer e dà ragione a Elisabeth Bik nella “Feature” di Charles Piller, in due articoli cauti per non incorrere in querele. Fanno venire un bel po’ di rabbia lo stesso:

  • Il Colorado è ridotto a un rigagnolo dopo 25 di siccità quasi ininterrotta, nel Policy Forum Kevin Wheeler et al. diagnosticano gli errori passati e suggeriscono dove ridurre i consumi d’acqua per “stabilizzarlo”;
  • Paul Voosen commenta il paper sul calo degli inquinanti atmosferici osservato via satelliti dal 2000, che mascheravano un 30% circa del riscaldamento globale, l’effetto che James Hansen chiama “un patto faustiano”;
  • Una bella notizia. Shaobao Wei et al. hanno trovato il modo di “rafforzare” un fattore di trascrizione” codificato dal gene Orysa sativa DREBIC (la famiglia osDreb è molto studiata perché è quella della fotosintesi C4,) privando la pianticella di fertilizzanti e di un po’ di luce. Fuori dal laboratorio, hanno aumentato la resa del riso, lo hanno fatto maturare in meno tempo “in particolare” nei suoli a basso tenore di nitrati, e in zone della Cina con climi diversi. Perspective entusiasta di Steven Kelly.
Da Science Advances

Ogni tanto si legge che l’effetto Dunning-Kruger non esisterebbe. Nicholas Light et al. analizzano sondaggi on-line fatti da altri all’insaputa dei propri sulle opinioni degli americani in merito a 7 “questioni scientifiche”

  • cambiamenti climatici, cibi geneticamente modificati, vaccinazioni, energia nucleare, medicina omeopatica, evoluzione, teoria del Big Bang.

I loro riguardavano inoltre temi “politicamente polarizzati”: l’atteggiamento a priori e il comportamento effettivo rispetto a mascherine, distanziamento e vaccino per contenere la diffusione del covid. Poi fanno un esperimento con i sondati (reclutati on line) e trovano che

  • la conoscenza soggettiva della scienza è associata in maniera significativa ai comportamenti. Quando i disinformati affermano di conoscere una questione, non lo dicono tanto per dire – it is not just cheap talk – né immaginano un insieme di “fatti alternativi”. Mostriamo che sono disposti a scommettere sulla propria capacità di superare un test.

Quelli più disposti a rischiare di perdere i soldi del “bonus” se davano risposte sbagliate alle domande del test, erano quelli più contrari al consenso e i più sicuri di sé. C’erano domande neutrali – per es. “qual è il nostro organo più grande?”. Altre richiedevano una valutazione di rischi e benefici – vaccinazione, nuove centrali nucleari per mitigare gli impatti climatici – quindi c’erano molte sfumature.

L’eccezione era clima/centrali nucleari: sia gli allineati sul consenso sia i bastian contrari erano molto meno favorevoli degli scienziati.

Gli autori dicono di aver trovato un effetto più complesso del Dunning-Kruger, secondo me è soprattutto per criticare la teoria del “deficit di informazione” e per suggerire possibili rimedi. In generale, più i sondati erano sicuri delle proprie “conoscenze soggettive” e più queste erano distanti dalle “conoscenze oggettive”…

*

E ieri sono usciti gli short di Leonid Schneider.

17 pensieri riguardo “Magari sbaglio – refrain

  1. >> l’assenza di evidenze non è l’evidenza di un’assenza di efficacia

    Ma questo non si dice in genere a proposito di certe terapie pseudoscientifiche?

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    1. Non proprio. Gli autori non hanno cercato evidenze dell’efficacia dei SSRI per certi pazienti, per es. riesaminando i risultati dei trial. Hanno valutato le ricerche che spiegano perché sono efficaci e non le hanno trovate convincenti.

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      1. Perché desolante? Le tesi sulla serotonina sono quasi tutte superate, come puoi vedere sul Science Media Centre.

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  2. “Patto faustiano” di Hansen: in effetti, nei cieli europei il reversal (da dimming a brightening) lo si può scrutare tramite registrazioni della radiazione solare al suolo da fine anni 80 / inizio 90.

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    1. Farebbe comodo un grafico con l’effetto delle leggi “Aria pulita”, del crollo dell’URSS, del boom economico cinese ecc. E magari in proporzione
      ouf – schiacciato invio prima di finire
      all’aumento della popolazione mondiale il numero delle vittime

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  3. Ho letto stamattina un articolo sul Post a rigurado. Da profana mi nasce una domanda: chissà se la psicoterapia sia l’unica cura veramente efficace in caso di depressione? La medicalizzazione a volte sembra una semplificazione forzata di una problematica assai complessa, di cui a quanto pare conosciamo ancora ben poco. Alla fine, saranno meglio i “vecchi” triciclici?

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    1. Sembra una semplificazione anche a me – profana di sicuro.
      In breve, ogni depressione ha una storia, un contesto diverso, non vedo come potrebbe esserci *una* cura efficace. E se la stima dell’Oms è corretta (3,8% della popolazione mondiale ne soffre, 700 mila suicidi anno ecc. ), la psicoterapia non basta.

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      1. Si cercano “marcatori” affidabili per quelle su base neurologica, ma i candidati sono tanti e interagiscono tutti quanti – insomma è complicato (refrain).

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  4. Per come va il mondo, mi stupisce che le cifre non siano più elevate.

    Mi chiedo anche cosa possano fare le psicoterapie quando poste di fronte a una “richiesta di senso” da parte del paziente. Come rispondono ai grandi interrogativi esistenziali, se ci riescono?

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    1. Di interrogativi esistenziali ne abbiamo tutti, Paolo, ma non siamo tutti depressi. E ci sono psicoterapeut* che sanno come aiutare i propri pazienti a trovare risposte.

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      1. Ho fatto quell’osservazione sulla “richiesta di senso” perché l’avevo sentita proprio da uno psicologo o psicoterapeuta. E da come ne parlava non mi sembrava molto in grado di soddisfare i clienti/pazienti.

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