Un genoma pan-ceci

Nella Confederazione globale delle leguminose, Rajeev Kumar Varshney dev’essere il massimo esperto di genetica dei ceci. A capo di una cinquantina di fitogenetisti dell’Icrisat e di altri centri di ricerca, ha mappato le differenze genetiche tra 3.171 tipi di ceci coltivati e 195 tipi selvatici.

Mentre c’era, ha ricostruito alberi genealogici da 21 milioni di anni fa quando dai ceci di allora emerge il Cicer cuneatum, passando dalla divergenza tra Cicer reticulatum e Cicer echinospermum circa 15 milioni di anni fa, dalle migrazioni dalla Mezzaluna fertile verso l’Africa, l’Asia e l’Europa con un “collo di bottiglia” circa 10 mila anni fa che riduce di botto la diversità genetica,.. fino alla specie C. arietinum coltivata oggi.

Tutto questo per creare un “genoma pan-ceci” con le sequenze dei 3.366 “individui”. Identificare i geni persi, acquisiti, cambiati nel tempo. E quelli più promettenti (per ora 16 certi fra i 24 “aplotipi migliori”) per aumentare la resa e la resistenza del C. arietinum e delle sue subpecie come il desi e kabuli preferiti dai piccoli contadini e dai consumatori.

Senza diminuire la varietà genetica necessaria nelle varie zone geografiche, né la gamma dei colori (spero).

Il paper finisce con un programma di ricerca. Dovrebbe interessare Ong come Action Aid e simili, penso, perché l’Icrisat sta reclutando contadini per il “participatory breeding”.

Com. stampa dell’Icrisat che annuncia una “breeding revolution” e l’Economist.

O’s digest

Il primo editoriale di Nature è l’ennesimo appello a sospendere subito i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini anti-covid invece di protrarre la pandemia.

E’ una misura temporanea, d’emergenza, la “terza via” prevista dal WTO, auspicata da un centinaio di paesi, Cina e USA compresi. Resta sbarrata dall’Unione Europea – ma non dal suo Parlamento – che perde tempo a fantasticare un improbabile accordo internazionale

  • in parte a causa della potente opposizione delle società farmaceutiche europee…

No profit on pandemic, ovviamente, però i brevetti sui vaccini non sono l’unico ostacolo alla loro produzione nei paesi poveri. Il Serum Institute of India – la BigPharma di Adar Poonawalla – ne produce 1,5 miliardi/anno perché gode di agevolazioni finanziarie, per es. prestiti a tasso zero per costruire una nuova fabbrica, e fiscali, per es. niente dazi sulle importazioni di macchinari e materie prime.

Sono politici anche i due editoriali di Science. Quello di Jonathan Cole lamenta la “libertà accademica” presa di mira in molti paesi. Da Hong Kong, dove il governo cinese non la tollera, agli Stati Uniti dove “c’è una marea montante di anti-intellettualismo e di assalti alla libertà di ricerca”. Non solo da parte del governo Trump e dei politici,

  • Purtroppo viene anche dai docenti e dagli studenti della destra e della sinistra ideologica, e perfino da alcuni presidenti delle università di ricerca del paese.

Di recente quei presidenti, scrive il direttore Holden Thorp in “Universities are not political prizes”,

  • hanno reagito a un clima politico sempre più polarizzato difendendo la libertà accademica solo a parole, mentre giocavano a far politica, ignorando o aizzando entrambi gli schieramenti di conflitti che rischia di sabotare la tradizione stessa di un pensiero e di un discorso libero e diverso.

Forse è una visione un po’ rosea del passato…

  • Kai Kupferschmidt e Gretchen Vogel riassumono quello che si sa finora della variante Omicron. Spoiler alert: “i primi indizi non sono incoraggianti”;
  • Jocelyn Kaiser aggiorna sul Reproducibility Project: Cancer Biology. Brian Nosek e altri volonterosi volevano verificare se erano riproducibili i risultati dei 53 paper più influenti in oncologia usciti tra il 2010 e il 2012. Gli autori di trenta di loro non hanno voluto collaborare; e dei restanti 23 soltanto 8 – i più citati, tra l’altro – sono stati confermati dai nuovi esperimenti…
  • Su Science Avances, segnalo il paper di Usama Bila et al. Rientra negli “urban studies”, ma sembra un po’ bizzarro. Gli autori hanno cercato di capire se la mortalità era in scala con la dimensione di 740 città in America Latina e negli Stati Uniti. Risposta con molti “caveats and limitations”: sì, nel caso degli omicidi e delle infezioni sessualmente trasmissibili, per le altre cause di morte più frequenti,
  • non c’è una relazione universale tra dimensione della città e mortalità.

Perché doveva esserci, invece di una relazione universale tra mortalità e accesso alla sanità pubblica o quantità di armi in circolazione e omicidi o denutrizione infantile e welfare?

***

Schneider Shorts tra orripilanti e deprimenti, come ogni venerdì.

Ieri Elisabeth Bik ha ricevuto un altro premio: lo Skeptical Activism Ockham award (una lametta da barba in argento).

Invece il premio Rasoio arrugginito per la pseudoscienza è stato assegnato a Mike Yeadon, l’ex farmacologo della Pfizer molto apprezzato anche in Italia perché secondo lui i vaccini anti-Covid renderebbero le donne sterili, causerebbero uno “spopolamento di massa” e altre bufale.

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