Short dell’oca

Sono usciti i short di Leonid Schneider, così lascio spiegare a lui perché ieri la senape m’è salita al naso quando i boss politici dell’IHU-Méditerranée diretto da Didier Raoult hanno deciso sostituirlo con Pierre-Edouard Fournier, il suo braccio destro, coautore di paper indecenti e principale copri-magagne.

Questo dopo

  • che la domanda sulla legalità delle strane “pratiche finanziarie” dell’IHU rivolta al ministro della sanità da un senatore dei Verdi (e medico) il 25 marzo 2021 fosse stata dichiarata “scaduta” perché né lui né la ministra successiva ha risposto;
  • la pubblicazione del rapporto che confermava gli abusi sui pazienti, denunciati da Elisabeth Bik, Leonid, Smut Clyde et al. su PubPeer e dai lanceurs d’alerte dell’IHU;
  • la decisione di “polizia sanitaria” presa due settimane fa dall’Agenzia nazionale per la sicurezza dei farmaci (Ansm) che, tra altre sanzioni, ha sospeso tutte le ricerche in corso o progettate sulle persone (è il più grande centro di ricerca francese sulle malattie infettive…),

E prima che siano concluse altre due indagini coordinate dall’Ansm e una della procura di Marsiglia.

Fine del poscritto agli short di Leonid, il mio è più corto…

Ieri fingevo di essere scandalizzata dagli imbrogli dell’editoria scientifica. Su Science, Jeffrey Brainard si scandalizza perché i paper fraudolenti del nutrizionista Yoshihiro Sato e di altri sono citati anche quando sono stati ritrattati da anni. Nella stragrande maggioranza dei casi, né gli autori che li hanno citati né le riviste pubblicano correzioni e nemmeno archivi affidabili come Medline segnalano le ritrattazioni.

In un preprint, Gideon “Health Nerd” Meyerowitz-Katz et al. si scandalizzano perché “La citazione di paper ritrattati sul Covid-19 è frequente e raramente critica”. (h/t radioprozac)

*

Ci sono paper interessanti, purtroppo non in open access. Scelgo questo perché si basa su un’idea geniale di Cesare Emiliani. Era un famoso scienziato emigrato in USA e, stando a quelli che li hanno conosciuti, molto più simpatico dell’altro famoso scienziato emigrato.

Timothy Hebert et al. hanno ricostruito la concentrazione atmosferica di CO2 negli ultimi 20 milioni di anni, usando la produzione crustal (ital. crostale?) degli oceani, cioè i foraminiferi di Emiliani, nota. Oltre all’andamento dei ghiacciai e del livello del mare registrato nelle rocce e altri indicatori.

Prima di 15 milioni di anni fa e del massimo termico – detto “ottimo climatico”, forse per le foreste tropicali, per i mammiferi a sangue caldo ne dubito… – del Miocene, scrivono, la concentrazione andava da 500 a 1000 ppm circa. Ben più dei 450-550 ppm stimati da altre fonti vicarie, e usati nei modelli del paleoclima.

Con modelli geodinamici attribuiscono la fonte della CO2 in più allo “sgasamento” causato dall’espansione dei fondali. Con altri modelli e un bilancio del carbonio basato sul weathering delle rocce e una sensitività del sistema terra (ESS) al posto della sensitività del clima all’equilibrio (ECS), ricostruiscono “l’evoluzione” della CO2 atmosferica e delle temperature.

Con margini d’incertezza diversi alle varie latitudini, stimano che durante il picco locale (fra i Tropici) delle temperature della superficie marina, la T. globale dell’ottimo climatico era di circa 12-19 °C più elevata di oggi – rispetto agli 11,5 °C che risultano da un insieme di modelli.

E’ un paper molto ambizioso (e complicato, se vi serve sapete dove trovarmi!). Nella Perspective, Anna von der Heydt scrive che grazie a quel lavoro, il Miocene non è più un’eccezione alla regola che correla CO2 e temperatura. E’ d’accordo sul fatto che l’ESS è più adatto a simulare andamenti di lungo periodo, ma dice che è altrettanto incerto dell’ECS e non aiuta a risalire più indietro nel passato del clima e derivarne informazioni utili a capirne il suo futuro.

Nota

Quando nel secondo dopoguerra Emiliani si era messo a studiare gli isotopi dell’ossigeno nelle bestiole crostali, li correlava alla tettonica delle placche e ai cicli di Milankovic nel Pleistocene. e calcolava che le ere glaciali ricorrevano ogni 40 mila anni.

Nel 1972, su Science stimava che nel Quaternario erano state spesso di 10 – 20 mila anni e concludeva:

  • In questo contesto l’interferenza dell’uomo con il clima, con la deforestazione, lo sviluppo urbano e l’inquinamento, è allarmante. Se l’equilibrio climatico attuale non viene mantenuto, presto potremmo essere confrontati con una glaciazione o una deglaciazione incontrollabile [runaway], che causerebbero entrambe stress ambientali inaccettabili.

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