O’s digest

Gli orrori biomed sono nella rassegna di Leonid Schneider, la mia riguarda ricerche fatte coi fiocchi, secondo me. I laghi stanno peggio degli oceani soprattutto nelle zone temperate, scrivono su Nature – gratis per ora – decine di ricercatori tra cui Giovanna Flaim, Barbara Leoni e Michela Rogora, dopo aver analizzato

Carl Frederik Aagaard, Loggia sul lago di Como. Altri tempi…

un totale di 45.148 profili della temperatura e dell’ossigeno disciolto per calcolare le loro tendenze in 393 laghi dal 1941 al 2017.

Più velocemente dagli anni Ottanta- è anche il periodo per il quale i dati sono più abbondanti – l’ossigeno è calato in superficie del 5% e in profondità del 19%, mentre aumentavano la temperatura, la torbidità e le fioriture di alghe maleodoranti. Bref, “l’ambiente fisico e chimico” dei laghi si è degradato:

I declini dell’ossigeno dissolto nell’acqua dolce sono da 2,75 a 9,3 volte quelli osservati negli oceani del mondo, e potrebbero mettere a rischio i servizi ecosistemici essenziali dei laghi.

Avrei tolto il condizionale. Il lato positivo è che ci vuol poco per ripulire e ossigenare un lago.

C’è un’altra ricerca paziente e meticolosa su Nature di ieri – era stata anticipata online un mese – anche questa con giovani ricercatori italiani ai quali fare i complimenti. Anche perché, se siete interessati, hanno messo a disposizione i commenti e le critiche dei 4 peer-reviewers, le risposte degli autori e i miglioramenti che ne sono conseguiti.

*

I bonobo sono famosi perché praticano l’imperativo “facciamo l’amore, non la guerra”, una rarità fra noi primati. In open access per la gioia dei loro ammiratori, Yafei Mao, Claudia Catacchio, i suoi colleghi dell’università di Bari, e molti altri pubblicano il genoma più dettagliato che ci sia di una bonobo.

Lo confrontano con quello degli scimpanzé, dei gorilla, degli oranghi e degli ominidi fino a noi per mapparne le rispettive evoluzioni. Un lavoro pazzesco. Le regioni dell’incomplete lineage sorting (dove la trasmissione di un gene dell’antenato comune produce un albero filogenetico diverso da quello degli altri geni, per semplificare) non sono distribuite a caso nel genoma, ma raggruppate su alcuni cromosomi. Questo servirà a definire meglio le diramazioni dell’albero delle specie, scrivono, ma già ora ne traggono una “predizione”.

una frazione maggiore (circa il 5,1%) del genoma umano è geneticamente più vicino allo scimpanzé o al bonobo rispetto a studi precedenti (3,3%).

In quelle regioni siamo più vicini agli scimpanzé (2,55%) che ai bonobo (2,52%) pacifici e promiscui. Ma sono state conservate per milioni di anni perché riguardano le difese immunitarie, non i comportamenti aggressivi…

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In open access su Science,

  • da far circolare nelle Ong, un Policy Forum di Thomas Jayne e del mitico Pedro Sanchez, sulla necessità di migliorare la produzione agricola nell’Africa subsahariana e sulle soluzioni che i governi tardano ad applicare.;
  • una nuova stima della temperatura alla superficie dell’Antartide orientale durante l’ultimo massimo glaciale. Era inferiore di circa 4-7 °C rispetto a oggi, e non di circa 9 °C come si pensava, quindi si è scaldata meno da allora. (Il dibattito prosegue, secondo me);
  • Salvatore Vitale riassume quello che si è scoperto nei “primi cinque anni di astrofisica delle onde gravitazionali”.

James Rae et al. usano gli isotopi di carbonio negli alchenoni dei coccolitofori e negli isotopi boro dei foraminiferi per ricostruire la concentrazione atmosferica di CO2 e l’andamento del clima negli ultimi sessanta milioni di anni – in esergo mettono una citazione di Eunice Newton Foote, bravi!

File:Foraminifères de Ngapali.jpg - Wikimedia Commons
Esempi di foraminiferi. Foto: Alain Couette, CC

Da Climalteranti c’è la traduzione dell’articolo di Gavin Schmidt sulla difficoltà di calcolare l’innalzamento futuro del livello del mare e sul perché le proiezioni divergono. E Gavin ha scritto un secondo racconto di fantascienza.

In Fighting battles, winning wars, James Hansen dice a Biden e altri governanti qual è la prima cosa fare per ridurre le emissioni di gas serra e rallentare i cambiamenti climatici.

Questa “boiata pazzesca” è stata prodotta da Pascal Richet, un altro cavalier dell’Ordine della Terra Piatta, pubblicata sulla rivista di cui è editor dopo peer-review di un cavalier di sua scelta. L’editore lo sa:

Publisher’s note: because concerns about the review process were raised by third parties, Copernicus and the author of the paper are currently in communication with each other to clarify the situation. Please revisit this paper later for an update on the outcome.

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