Città spugne

Quando diluvia, piazza Wagner si allaga. Esonda il Seveso. Mezza Milano si ferma. Perfino quando piove governo ladro come ieri, compaiono laghi all’angolo dei marciapiedi e bisogna fare il giro dell’oca.

Un’oca trova che Milano dovrebbe trasformarsi in una “città spugna” come quelle pianificate in Cina di cui parlava l’Economist.

Le infrastrutture di adattamento e mitigazioni sovvenzionate dal 2015 dovrebbero ridurre i danni di alluvioni e temporali resi più più intensi e frequenti dal cambiamento climatico. In luglio il disastro di Zhengzhou – che le costruisce dal 2018 – “ha scioccato il paese” e le ha rese più urgenti.

Quanto è scioccato dal rapporto di Legambiente il ministro per la transizione ecologica?

Sulla Cina, avevo visto giudizi negativi. Stando all’Economist sono in parte meritati perché le città continuano a crescere insieme alla superficie cementata, asfaltata e quindi impermeabilizzata – e in parte prematuri.

L’Economist non lo cita, ma in una rivista Frontiers, ricercatori – quasi tutti cinesi basati nei Paesi Bassi – hanno criticato il piano del governo e la sua realizzazione.

Il piano è vago, i progressi non sono misurabili, ogni sindaco sceglie quello che gli conviene. Fa eccezione il Distretto di Qinhuai, nella città di Nanchino sul delta dello Yangtse alla confluenza con il Qinhuai. Gli autori paragonano quel successo, almeno in certi quartieri, a quello del Water Sensitive Design in vigore dal 2012 ad Auckland, Nuova Zelanda.

La valutazione dei risultati a Auckland e Nanchino, e le raccomandazioni per migliorarli sono fatte, scrivono gli autori, “attraverso la lente della gestione olandese delle acque urbane” e “delle teorie olandesi sulla gestione delle acque urbane”.

Raccomandazioni sicuramente giustificate da una lunga esperienza, ma gli olandesi le gestiscono da quattro secoli e rotti, i cinesi da millenni – tant’è che l’antropologo Marvin Harris chiamava la Cina “l’Impero idraulico” in un capitolo di Cannibali e re (Feltrinelli, e per chi sa l’inglese e ha più soldi The Water Kingdom di Philip Ball).

E’ bizzarro confrontare Auckland e Nanchino come se demografia, geografia, orografia (omissis) e integrità della pubblica amministrazione fossero vagamente paragonabili. Perché non la “messa in sicurezza” di New York dopo l’uragano Sandy?

E le teorie olandesi saranno ottime, ma ho qualche dubbio sull’efficacia della gestione locale.

Boijmans van Beuningen Museum, prima dei lavori, foto: K. Siereveld, CC

A Rotterdam il museo Boijmans van Beuningen ha dovuto chiudere perché il Comune aveva fatto costruire sotto i giardini un parcheggio che s’allagava a ogni alta marea: l’acqua entrava nelle sale sotterranee dov’erano conservate migliaia di opere d’arte e l’umidità ammuffiva il pianterreno.

(Adesso le opere sono conservate nel “Boijmans Depot“, il vaso – “De pot” – alto sei piani costruito accanto, mentre il museo viene risanato.)

***

Vax the world

Da un anno epidemiologi ed economisti ripetono che bisogna “vaccinare il mondo”, come oggi su Science l’editoriale di Madhukar Pai e Ayoade Olatunbosun-Alakija scritto prima che fosse pubblicato il paper di Nature sulla nuova variante del Sars-CoV-2.

Perché l’umanità riesca a superare la prova collettiva della pandemia,

  • i paesi ricchi devono smettere di accumulare vaccini, ridistribuire subito quelli eccedenti, rispettare gli impegni presi con il programma Covax, sostenere la moratoria del Trips e obbligare le imprese farmaceutiche a trasferire il know-how per i test diagnostici, i vaccini e le terapie.

Già, no profit on pandemic. E’ vero che i paesi ricchi hanno fatto scorta di miliardi di dosi poi scadute o inutilizzate a centinaiai di milioni, ma nei paesi poveri dove la sanità pubblica non funziona, milioni di dosi donate da Covax, dalla Cina o dalla Russia sono state buttate via, rifiutate o rimandate indietro.

Mancano laboratori, ospedali, fabbriche high-tech, il personale specializzato al quale trasferire il know-how, per non parlare della fiducia nel governo, nella scienza dei bianchi e negli estranei dona ferentes.

Ayoade Olatunbosun Alakija è nigeriana, sa che metà del suo paese è in guerra e che in certe province governatori e imam sono contro le vaccinazioni.

***

Salvo Di Grazia

  • Voi li seguite perché la controinformazione, il complottismo, i novax, non cielodicono, ci fregano, le multinazionali, BigPharma, ci vogliono trasformare in clienti a vita. E poi finiscono a vendere integratori e vitamine (ovviamente naturali e ovviamente inutili).

Mi sembra ingiusto. Per 2.650 euro Byoblu vende anche prodotti innaturali, come la scatoletta di plastica della Quantotech (mi ricorda qualcosa…) che biodinamizza l’acqua.

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