Storie avvincenti

La narrativa scientifica è un’arte e un mestiere, dice spesso Roald Hoffmann. Un’arte piena di insidie – attenti alle metafore! – e di tensioni, e un mestiere necessario perché di rado “la scienza è così semplice” da ridursi a una “bella” equazione.

Roald Hoffmann - Wikipedia
Roald Hoffmann soddisfatto del suo modello, foto; National Science Foundation

Da chimico teorico usa molta matematica, ma

  • Cosa succede quando il duro lavoro dello scienziato rivela che l’equazione è disordinata [messy], la molecola sembra uno strano grumo di pasta e il meccanismo ha almeno 17 passaggi?

Si costruisce una “storia avvincente” con tutte “le cifre nel computer”. Un modello che racconta come gli atomi del grumo diventano quel dimero fra una dozzina di dimeri possibili o un blob di plasma un’universo o un primate africano una specie globale…

Tradotta dall’oca, la storia inizia così:

C’era una volta un elettrone che faceva l’onda fuori da due fenditure. “Allora anch’io!” disse il deuterio anche se era una molecola. Il seguito lo racconta Philip Ball, un altro chimico con un talento per la narrativa scientifica (piace molto anche a Roald Hoffmann).

Oppure:

C’era una volta un viaggiatore che portava con sé un virus sconosciuto. Un virus “criptico” che in un lampo si diffuse in Europa e negli Stati Uniti. Indecifrabile perché i suoi ospiti sembravano quasi sempre sani, sfuggente perché era la stagione dell’influenza e della polmonite.

Da dove era arrivato e quando?

Il seguito lo racconta un modello epidemiologico che parla molto dell’Italia (il paese sul quale il modello è calibrato) pubblicato su Nature da Alessandro Vespignani e coautori. Spoiler alert:

  • The modelling results highlight international travel as the key driver of the introduction of SARS-CoV-2, with possible introductions and transmission events as early as December 2019 to January 2020.

Bella scoperta, si sa dai tempi della peste che le epidemie sono legate ai viaggi internazionali di animali e merci! La novità sta nel modello costruito per ridurre le incertezze e arrivare alle date “possibili” in Italia così come nello stato del Washington.

In epidemiologia, bisogna diffidare del “bias del viaggiatore“. Spesso chi s’imbarca per un paese distante è più giovane e in buona salute della media della popolazione d’origine e di destinazione. Il tasso di infezione sintomatica dei viaggiatori, una volta atterrati, potrebbe essere parecchio inferiore a quello dei loro contatti.

Per questo non si conosce ancora l’infettività di Omicron, tanto più che sui mezzi di trasporto tutti dovrebbero indossare la mascherina.

Comunque non giustificherebbe la chiusura selettiva delle frontiere, già superate dalla variante in ogni continente, ai voli di e per una manciata di paesi dell’Africa meridionale. Semmai è controproducente, scrive Smriti Mallapaty su Nature:

  • In alcuni dei paesi presi di mira, gli scienziati dicono che il divieto rischia di rallentare ricerche urgenti su Omicron, limitando le importazioni di materiali di laboratorio.

Poi ci sono ricerche meno urgenti, ma a lungo termine altrettanto importanti.

Su Science, Kai Kupferschmidt chiede a specialisti dei coronavirus da dove salta fuori quella “strana” variante che ha accumulato un anno di mutazioni rispetto a quelle sequenziate prima. In sostanza, gli scienziati che intervista hanno tre “c’era una volta”:

  • Il virus potrebbe aver circolato ed essersi evoluto in una popolazione con poca sorveglianza e pochi sequenziamenti. Potrebbe essersi generato in un paziente affetto da Covid-19 cronico. O potrebbe essersi evoluto in una specie non umana dalla quale è tornato a infettare la gente.

Con diversi gradi di probabilità finché le ricerche urgenti non produrranno cifre che diventeranno modelli che racconteranno l’evoluzione di un virus criptico che una notte d’inverno un viaggiatore…

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