“E il covid?”

Avevo promesso un O’s digest sul tema a una nonna per la scuola. Stamattina era un po’ inquieta perché domani la pargola va al Friday4Future, c’è un’impennata di casi in Francia e in altri paesi UE.

E secondo l’Oms l’Italia avrebbe rinunciato troppo bruscamente a contrastare infezioni proprio mentre sbarcava “il nuovo Omicron” (BA.2).

Da quando ho smesso di scriverne un mese fa, la buona notizia è che qui il tasso di vaccinazione dei ragazzini è molto alto (>25%) che in Francia (<5%). In uno studio dei ricoveri pediatrici a Hong-Kong, il BA.2 sembra – è un preprint – parecchio più “severo” degli altri ceppi per i bambini di 0-12 anni né infettati prima né vaccinati:

  • gli esiti includevano fatalità, ammissioni in unità pediatriche di cure intensive (PICU) e complicazioni neurologiche e respiratorie.

Sembra pure che il tasso infantile di covid lungo sia stato sottostimato, ma per ora non c’è un consenso sui sintomi persistenti da monitorare.

Per il resto…

Una nuova stima delle morti “in eccesso” attribuite al covid ha confermato quella dell’Economist (circa 18 milioni). Gli autori del paper uscito sul Lancet il 10 marzo usano un proprio modello, in parte gli stessi dati ma da un maggior numero di fonti (191 nazioni e 252 regioni e stati federali) con alcune verifiche locali, e un metodo statistico diverso per colmare i buchi. Così il margine di incertezza si è molto ridotto: tra 17,1 e 19,6 milioni a fine dicembre, invece di 12,6-21 milioni.

Il divario fra dati ufficiali e stimati è peggiore dove i governi hanno minimizzato i rischi e gli interventi per frenare l’infezione. Il costo in termini di vite sacrificate in Russia, Brasile, Messico ecc. fa un po’ impressione.

Si parla spesso di “paradosso” perché la letalità del Sars-Cov19 in Africa subsahariana sarebbe molto inferiore a quella prevista dai modelli epidemiologici. Ricercatori zambiani e americani hanno effettuato 1.118 autopsie alla morgue di Lusaka. In un preprint del 22 marzo, confermano le proiezioni dei modelli: il 90% dei morti di covid non era stato testato per il Sars-Cov-2. In Zambia ci sono stati 4 mila decessi ufficiali, nel paper del Lancet sono stimati in 80 mila.

Rif. anche l’articolo di Freda Kreier su Nature.

Un editoriale protesta contro i paesi che smettono di tracciare la diffusione del virus, proprio quando Omicron BA.2 risulta più infettivo degli altri Omicron. Oltretutto le prossime varianti potrebbero sfuggire ancora di più alle difese immunitarie acquisite da infezioni o da vaccini, ed essere più patogene di quelle in circolazione – stando a Peter Markov et al.

Si basano in parte su un modello evoluzionistico derivato dai lignaggi emersi dopo Wuhan 1, e in parte sul fatto che il Sars-Cov19 si trasmette facilmente ad altre specie di mammiferi.

Adesso le specie sono 29. E potrebbero reinfettarci (preprint).

Agg. 26/03 – Lettura da suggerire ai fautori della “strategia svedese” (lasciar circolare liberamente il Sars-Cov2, soprattutto nei bambini, sperando nell’immunità naturale di gregge):

Evaluation of science advice during the COVID-19 pandemic in Sweden

di Nele Brusselaers et al. su Humanities & Social Sciences Communications, h/t radioprozac.

Sunto in inglese qui, in italiano qui.

Anders Tegnell, “l’architetto” della strategia, si era dimesso prima che ne uscisse la valutazione. Contrariamente a quanto aveva annunciato il 9 marzo, non sembra essere stato “chiamato dall’Oms” a ricoprire una carica (che non esiste).

*

Smetterla di inquinare, no?

Inaliamo e ingeriamo microplastiche che danneggiano la salute degli animali sia in laboratorio che in natura, anche se ancora non è certo che siano cancerogene di per sé.

Ormai sappiamo tutti che sono onnipresenti dalle cime dell’Himalaya alla fossa delle Marianne, ma di solito speriamo che i nostri sistemi di pulizia le eliminino dai polmoni e dall’apparato digerente.

Non ce la fanno.

Il gruppo della Libera università di Amsterdam che ne studia gli effetti sull’organismo umano, e cerca di mettere a punto un test per rilevarle nel sangue senza salassarci, le ha trovate nel sangue di 17 dei 22 volontari sani arruolati per l’occasione. (nota) In maggioranza provengono dalle bottiglie e dai sacchetti. Il paper è uscito su Environment International, una rivista seria sebbene di Elsevier, ma sconsigliata agli ansiosi.

h/t l’articolo di Damian Carrington sul Guardian.

Nota

Il commento di Marco De Leonardis mi ha fatto venire il mente che l’anno scorso due autori aveva pubblicato questa “prospective” su Science che spiegava bene i problemi delle ricerche fatte finora sulla tossicità o meno delle microplastiche. Abstract: in laboratorio si studiano nuove di zecca e isolate dagli altri inquinanti presenti nell’acqua e nell’aria.

E siccome sono onnipresenti, bisogna evitare che i campioni prelevati non siano contaminati durante le analisi. In questo il paper è esemplare.

4 pensieri riguardo ““E il covid?”

  1. Ciao Sylvie, l’articolo sulle microplastiche ha trovato una risonanza emotiva in tantissime persone che ora avranno una solida base per giustificare le loro fobie. Lo abbiamo visto sulla fusione fredda, quanto possa essere ingannevole andare a cercare tracce di molecole in campioni. La contaminazione è quasi incontrollabile e si trova di tutto, basta cercarlo… Non sarebbe più serio alimentare un mammifero con sicure e importanti quantità di plastiche e poi vederne gli effetti? Con i pesci lo hanno fatto ed il risultato è chiaro: le plastiche usate sono inerti. https://www.nature.com/articles/s41598-020-69062-3

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    1. Ciao Marco,
      be’ la fobia si capisce, chi ha voglia di mangiare pezzi di PET o di inalarli? E colpisce che arrivino nel sangue perché il sistema immunitario – dal muco in giù – dovrebbe eliminarle.

      Si sono fatte mangiare ai ratti, ma in esperimenti quasi tutti scadenti (tipo senza un gruppo di controllo…) e con plastiche “incontaminate” come per i pesciolini zebra- Solo che in natura non lo sono quasi mai. Negli esperimenti in vitro, la tossicità sembra dipendere soprattutto dalla dose e dalla forma regolare o meno delle particelle.

      Le ricerche decenti sono ancora poche, da qui il finanziamento al gruppo di Amsterdam perché prepari metodi, test, materiali affidabili. L’anno scorso spiegava i problemi su Science – http://www.science.org/doi/10.1126/science.abe5041 – adesso aggiungo il link nel post.

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      1. Inaliamo quantità enormi di materiale biologico (virus, batteri, spore di funghi, pollini) e non (polveri di tutti i tipi), sarei veramente sorpreso dallo scoprire che il nostro organismo non riesce a gestire le microplastiche.

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      2. In media se siamo sani abbiamo buone difese, per fortuna, solo che andrebbero distribuite in funzione della concentrazione di inquinanti o della carica virale. Invece in pianura padana l’aria uccide più gente che al mare o in montagna, e nel caso di virus come il Sars-Cov2, magari il sistema immunitario ci si ritorce contro.

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