Bad Press Award?

Ok, Panorama non è l’Economist, ma in redazione qualcuno che sappia dove s’iniettano i vaccini non c’era?

Poi per vendere più copie si fa allarmismo. Si dice che i vaccini contro il covid causano pericolose miocarditi o “analoghe infiammazioni” e che tutti i medici del mondo complottano per valutarle “non correttamente o, peggio ancora, negarle.”

In copertina e non è vero.

Tanto, nessuno ha già visto abbastanza fake news sull’amico della cuggina del vicino di casa che è morto due giorni dopo il Pfizer. Nessuno è già preoccupato tra guerra in Ucraina, aumento delle bollette, carenza di cereali per noi e altri animali, eventi meteo estremi, nove milioni di morti da inquinamento atmosferico nel 2019, 15-20 milioni di morti di covid nel biennio dopo.

E ora pure il vaiolo delle scimmie ché ci mancano solo le cavallette e il Po color sangue.

All together now: “maicolengel siamo con te. Meno male che Butac c’è“.

(Aggiornamenti sul vaiolo delle scimmie qui in fondo, sunto: Don’t panic; eventi avversi da miocarditi post vaccinazione diagnosticati correttamente e dichiarati qui e qui e qui e qui e… fine. Sunto: i dati italiani tardano, nel frattempo Don’t panic.)

*

O’s digest di Science

Ieri avevo segnalato solo il reportage di Fred Pierce “The forest forecast“, ma per i tree-huggers, i nostalgici dei Vosgi a primavera, della riserva naturale di Cornell in autunno, di Brocéliande d’estate (quella di mago Merlino e della fata Morgana), c’è di più e tutto in open access:

– “The biodiversity and ecosystem service contributions and trade-offs of forest restoration approaches“, il paper di ecolo-economisti coordinati da Andrew Balmford. Le foreste “autoctone” ripristinate catturano più CO2, conservano più acqua piovana e biodiversità, e diminuiscono l’erosione dei suoli rispetto alle “piantagioni estensive” di foreste semplificate (monoculture), come quelle finanziate dal Bonn Challenge e altri paesi ben intenzionati.

L’unico vantaggio delle piantagioni è che producono due volte più legname e il legname si vende…

Bella scoperta.

Momento, c’è un altro paper:

– “Multispecies forest plantations outyield monocultures across a broad range of conditions” di Yuhao Feng e molti altri. Hanno creato un dataset di piantagioni monospecie e multispecie, e comparato la resa di quelle simili per condizioni ambientali. Dov’erano mescolate specie dalle foglie decidue e ad aghi:

  • L’altezza, il diametro del tronco all’altezza del petto [sic] e la biomassa sopra il suolo erano rispettivamente 5,4, 6,8 e 25.5% superiori in quelle multispecie.

C’era un po’ più legname da vendere. La Perspective di Jessica Gurevitch si apre con la foto di piantagioni di eucalipti in Brasile. La didascalia dice solo che sono nel São Paulo, ma mi sembrano gli ogm della Suzano. Dei cloni in pratica.

Da alcuni anni, i benintenzionati e le multinazionali – come Suzano – piantano sempre più foreste, scrive, ma con scopi contrastanti:

  • Piantare alberi sembra una buona cosa, ma se gli scopi sono fornire un sostentamento a comunità locali, profitti a corporazioni o crediti carbonio, i risultati potrebbero essere meno positivi del previsto. Resta da vedere quanto saranno efficaci questi sforzi per combattere i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e di altri servizi ecosistemici, ma la prognosi – almeno per le piantagioni di monoculture o a bassa diversità – non è incoraggiante.

4 pensieri riguardo “Bad Press Award?

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